TOCCATE DI SANTI MA NON
L'AMORE
di Nunzia Marino
Tutte le mattine stesso viaggio, stesso pullman, stesso
travaglio per giungere al posto di lavoro: così anche ieri. “Signurì, signur’,
dove correte? Vi ricordate di me? E d’’o criaturo mio? E ‘o fatto mio v’’o
ricordate?” A queste domande mi sono fermata confusa. “Un momento, ma chi
siete?” E nel dire ciò cerco di ricordare chi sia chi mi sta davanti, vestito
modestamente, sporco come se stesse lavorando in una officina meccanica. Egli
vede il mio dubitare: “No!” rispondo piano, quasi mi stessi svegliando dal
sonno. “Come, sono Vincenzino –dice sorridendo- e questo è Rafiluccio”. Si fa
serio, si riprende, vergognandosi per avermi importunata. “Ma voi siete ‘a
signorina d’’a maternità, che steva ‘na vota sul ponte di S. Severino assieme
alla signorina Giovanna? V’’o ricordate ‘o fatto de’ materassi? Che cattiveria
m’hanno fatto!” “Ma che vuole questo!” dicevo tra me: “La maternità, la
signorina Giovanna, i materassi…” Mi guardava, voleva assolutamente che mi
ricordassi di lui. Fu un attimo e mi venne tutto a
mente. Vincenzino venne un mattino di marzo a chiedere una visita urgente presso
il Consultorio della Maternità per il suo bimbo, nato dieci giorni prima del
previsto. Il medico gli disse:”Se vuoi salvare il tuo bambino, occorre latte di
donna. Vedi cosa puoi fare, se no ti muore. E’ in uno stato di denutrizione e
deperimento. Si rivolse a noi assistenti Vincenzino e disse con le mani
giunte:”Signori, aiutatemi, a chi posso rivolgermi…Dottò, ma pecchè ‘o llatte
d’’a scatola non va bene? Come faccio, voglio pagare quanto costa costa. Mi
voglio vendere tutto, anche i materassi da sopra al letto, basta vive”.Io mi
nascondevo per non far vedere la mia commozione e cercavo di scaldare il bimbo
che tenevo in braccio pronta per consegnarlo nelle braccia della nonna materna e
dire:”Mi dispiace, vorrei fare di tutto per salvare la vita del bimbo!”, ma la
voce mi uscì tremante:”Non conoscete qualche donna, che ha partorito poco tempo
fa o qualche altra che ancora dà latte al suo bambino? Si può chiedere a qualche
ostetrica del vostro rione”. “Aspettate, signurì: Mammà, statte ccà, vengo
subito!” Dopo circa quindici minuti tornò trafelato, sudato, sorridente. “Dottò,
signurì, aggio purtato a Nunziatina, che ha partorito venti giorni fa e tene ‘nu
nennillo pure essa.” Ci guardiamo trasognate, ma felici. Avevamo salvo il
bambino. “Ma come, conoscevate voi la signora? Dissi piena di curiosità.
Nunziatina nel porgere il latte al piccolo, si mise a piangere e disse:”Signurì,
‘a famiglia mia è stata infame: Vincenzino era il mio fidanzato e ci avevamo
sposare. ‘A famiglia mia sulo ‘e materassi m’avevano fa e per dispetto, non me
li volle fare e pe’ chesto ci appiccicammo. ‘A famiglia mia m’obbligò a lasciare
Vincenzino e pure ‘a famiglia soia vulette accussì. Dopo due mesi mi portarono
un buon giovane e tanto fecero e tanto dissero che mi convinsero a sposarlo.
Vincenzino si sposò pur’isso cu ‘n’ata. Mo’ io e ‘a moglie e Vncenzino tenimmo
‘nu criaturo. “Vincenzì, t’’o credive tu che io t’avevo allattà ‘o piccerillo
tuio?”
Vincenzino colmo di gioia per aver trovato rimedio per la vita del bimbo,
commosso per il ricordo rievocato da Nunziatina, diceva tra le lacrime:”Nunziatì,
cancello con tutt’o core ‘o llatte ‘o criaturo mio: Te voglio sempe bene”.
Ricordai in un attimo tutta la scena e mi vennero le lacrime agli occhi al
pensiero di questi amori così semplici e puri e così miseramente vietati. “E’
tardi, vado in ufficio, auguri a Rafiluccio”. Salutai, pensando a quanti amori
infranti per interessi meschini. Era la vigilia di Natale di molti anni fa. Cosa
è cambiato nell’umanità? E’ tutto peggiorato…