Farmaci e cibo. Attenzione
al pompelmo.
A cura del Dott. Franco Penza.
David G. Bailey, London Health Sciences Centre and
University
of Western Ontario, Canada
I farmaci sono spesso assunti con il cibo. Far coincidere
la somministrazione di un farmaco con un evento regolare
come un pasto può essere una strategia per migliorare la compliance del paziente, specialmente se anziano. Inoltre
alcuni farmaci provocano reazioni avverse
gastrointestinali e la somministrazione con il cibo ne
aumenta la tollerabilità. Tuttavia l'assunzione
contemporanea di farmaci e cibo può provocare un certo
numero di interazioni non desiderate.
Il cibo produce molteplici modificazioni fisiologiche
della funzione gastrointestinale. Un pasto incrementa la
secrezione dei succhi gastrici che possono facilitare la
dissoluzione del farmaco, primo importante evento dopo la
somministrazione orale di una forma farmaceutica solida.
Il cibo può anche alterare lo svuotamento gastrico.
Nella foto a lato i problemi dell'alimentazione e gli
effetti collaterali della medicina.
Considerando che la maggioranza dei farmaci sono assorbiti
nella porzione prossimale del piccolo intestino, a causa
della maggiore superficie e del più elevato flusso
sanguigno splancnico rispetto allo stomaco, il tempo di
svuotamento gastrico può influenzare l'insorgenza e
l'ampiezza dell'effetto farmacologico.
Normalmente il cibo altera unicamente la velocità della
biodisponibilità orale di un farmaco. Pasti caldi e solidi
o liquidi viscosi rallentano lo svuotamento gastrico. Si
allunga, così, il tempo di comparsa del farmaco nella
circolazione sistemica e si abbassa il picco ematico.
Perciò può essere utile somministrare determinati farmaci
insieme al cibo per ridurre il rischio di effetti avversi
causati da loro elevate e transitorie concentrazioni dopo
assorbimento orale troppo rapido. Di fatto ciò è
equivalente alla somministrazione di preparazioni
farmaceutiche a lento rilascio. Al contrario liquidi
acquosi freddi accelerano lo svuotamento gastrico e si
possono utilizzare quando si desideri diminuire il tempo
di comparsa dell'effetto.
Il cibo può anche alterare l'entità della biodisponibilità
orale di un farmaco. E' noto che una riduzione,
clinicamente importante, nell'assorbimento delle
tetracicline, penicillamina e tiroxina deriva dal legame,
a livello gastrointestinale, di questi farmaci con il
calcio dei latticini o il ferro delle vitamine. D'altra
parte un aumento nell'assorbimento di alcune preparazioni
di metronidazolo o nitrofurantoina può determinarsi per la
migliore dissoluzione del farmaco conseguente al ritardato
svuotamento gastrico provocato dal cibo.
La biodisponibilità orale di un farmaco è influenzata non
solo dalla percentuale della dose che viene assorbita ma
anche dalla frazione di farmaco metabolizzata a livello
della parete intestinale e durante il primo passaggio
epatico (metabolismo pre-sistemico). Spesso un farmaco ben
assorbito dal tratto gastrointestinale può avere una bassa
biodisponibilità a causa di un elevato metabolismo di
primo passaggio. Il sistema citocromiale P450 è costituito
da una famiglia di enzimi che ossidano molti farmaci a
composti più polari. Questo processo generalmente porta
alla scomparsa dell'effetto farmacologico e alla rapida
eliminazione, con le urine, dei metaboliti. Sebbene siano
stati identificati più di 50 differenti enzimi
citocromiali umani il CYP3A4 sembra essere il più
importante per l'elevato numero di farmaci da esso
metabolizzati. Per la sua localizzazione nell'intestino
tenue e nel fegato svolge un ruolo significativo nel
metabolismo di primo passaggio.
Dieci anni fa segnalammo per la prima volta che il succo
di pompelmo, ma non quello d'arancia dolce, aumentava la
biodisponibilità di due calcio-antagonisti di largo
consumo, felodipina e nifedipina.
Nel caso della felodipina, che normalmente ha una
biodisponibilità del 15% dopo metabolismo di primo
passaggio, il succo di pompelmo produceva concentrazioni
plasmatiche del farmaco mediamente tre volte più elevate
della norma. Le conseguenze nei pazienti ipertesi
borderline erano un'aumentata riduzione della pressione ed
un incremento nella frequenza cardiaca. Le reazioni
avverse correlate alla vasodilatazione (es. cefalee) erano
di conseguenza più frequenti. Successivamente fu
dimostrato che il succo di pompelmo agiva attraverso
l'inibizione selettiva, nel tratto gastrointestinale, del
CYP3A4. L'inibizione del CYP3A4 da parte di alcuni
antibatterici (eritromicina, claritromicina),
antidepressivi (nefazodone), antifungini (ketoconazolo,
itraconazolo), antivirali (indinavir, nelfinavir,
ritonavir) e immunosoppressivi (ciclosporina) è una ben
conosciuta causa di interazioni tra farmaci. Che anche il
succo di pompelmo provocasse tale inibizione era un nuovo
ed importante meccanismo di interazione tra farmaci e
cibo.
L'interazione tra felodipina e succo di pompelmo chiarisce
due importanti concetti: l'importanza dell'intestino come
sede di farmacometabolismo e che l'interazione dipende
dalla via di somministrazione del farmaco. Il succo di
pompelmo non interagisce con farmaci somministrati per via
endovenosa.
Di notevole importanza pratica è il fatto che tale
interazione si verifica con un singolo bicchiere di succo
di pompelmo o con un frutto fresco. La durata
dell'inibizione intestinale del CYP3A4 dura fino a 24 ore
dopo l'assunzione del succo. Così anche se si ritarda di
diverse ore la somministrazione del farmaco l'interazione
è ugualmente significativa. Questa lunga durata d'azione
deriva da un'inattivazione intestinale del CYP3A4 di tipo
"suicida", intendendo con questo termine che il ripristino
dell'attività del CYP3A4 dipende dalla sintesi di nuovo
enzima. La rilevanza dell'interazione è estremamente
variabile tra gli individui; in alcuni casi le
concentrazioni plasmatiche di felodipina rimangono
inalterate e in altri si arriva a livelli 8 volte
superiori rispetto ai controlli (felodipina + acqua). Ciò
dipende dal contenuto intestinale di CYP3A4: gli individui
con i livelli più elevati sono quelli con i maggiori
incrementi nelle concentrazioni plasmatiche di felodipina.
La somministrazione ripetuta di succo di pompelmo provoca
il mantenimento dell'interazione e le concentrazioni
plasmatiche di felodipina possono aumentare ulteriormente.
Gli anziani hanno una spiccata preferenza per il succo di
pompelmo rispetto ad altri succhi di agrumi e sono,
inoltre, la fascia di popolazione che utilizza più
farmaci. Recentemente è stato dimostrato che una normale
quantità di succo di pompelmo provoca notevoli, non
prevedibili e duraturi aumenti delle concentrazioni
plasmatiche di felodipina con conseguente più elevata
riduzione della pressione negli anziani rispetto ai
soggetti più giovani. Poiché gli anziani sono maggiormente
soggetti agli effetti dovuti all'ipotensione è necessario
metterli in guardia dal consumare succo di pompelmo o il
frutto fresco quando sono in terapia con felodipina o con
altri farmaci per i quali si è evidenziata la stessa
interazione. Sono stati individuati finora circa 25
farmaci, appartenenti a diverse categorie terapeutiche,
che interagiscono con il succo di pompelmo. In generale si
tratta di medicinali con biodisponibilità orale da
intermedia (30%) a molto bassa (<5%), legata al
metabolismo di primo passaggio mediato dal CYP3A4. Sebbene
si possa speculare sulla potenziale utilità terapeutica di
questa interazione l'attenzione va posta sulla possibile
tossicità derivante dall'innalzamento delle concentrazioni
plasmatiche dei farmaci.
Importanti reazioni avverse che possono essere provocate
dall'interazione tra farmaci e succo di pompelmo sono:
l'aritmia ventricolare (torsades de pointes)
potenzialmente fatale da terfenadina, astemizolo e
cisapride;
il grave danno muscolo-scheletrico con insufficienza
renale acuta (rabdomiolisi) da alcuni inibitori della
HMG-CoA reduttasi, quali lovastatina, simvastatina,
atorvastatina e cerivastatina;
il danno renale da ciclosporina e tacrolimus;
l'ipotensione sintomatica e le complicazioni ischemiche da
calcio-antagonisti diidropiridinici, quali felodipina,
nicardipina, nifedipina, nimodipina, nisolidipina,
nitrendipina e pranidipina;
l'eccessiva sedazione da benzodiazepine, quali midazolam e
triazolam, e da buspirone;
l'atassia da carbamazepina.
Il pompelmo dovrebbe essere evitato del tutto durante le
terapie con i farmaci che contengono nel foglietto
illustrativo l'avvertenza della "cautela d'uso". Poiché è
stato stimato che circa il 60% dei farmaci soggetti a
processi di ossidazione sono metabolizzati, almeno in
parte, dal CYP3A4 è prevedibile che si scopriranno molti
altri farmaci che interagiscono con esso.
Le sostanze attive contenute nel pompelmo non sono ancora
pienamente definite. Tuttavia le furocumarine, quali la
diidrobergamottina, la bergamottina e i loro dimeri
sembrerebbero i composti più rilevanti. Tali sostanze si
ritrovano anche in altri cibi come l'arancia di Siviglia
(arancia amara), anch'essa in grado di interagire con la
felodipina. L'arancia amara è utilizzata nelle marmellate,
tuttavia la possibile interazione con i farmaci non è
stata stabilita.
Nonostante che il pompelmo possa incrementare i livelli
plasmatici di molti farmaci non sempre determina una
modificazione nella risposta clinica. Infatti l'importanza
clinica dell'interazione dipende da diversi fattori,
quali:
il farmaco coinvolto (i medicinali con una bassa
biodisponibilità orale da metabolismo di primo passaggio
possono avere i maggiori aumenti nei livelli ematici; i
farmaci con ristretto range terapeutico possono provocare
maggiori modificazioni cliniche rispetto a quelli con
ampio range terapeutico);
il paziente coinvolto (nei pazienti con contenuti elevati
di CYP3A4 la biodisponibilità può variare maggiormente; la
presenza di condizioni mediche predisponenti agli effetti
avversi; gli anziani possono avere una minore capacità di
compensare eccessive concentrazioni plasmatiche di
farmaco);
il tipo di somministrazione (dose; somministrazioni
ripetute, ecc.).
Il fatto che l'esposizione a sostanze che interagiscono
tra di loro può, in molti casi, non provocare la comparsa
di reazioni avverse non deve far pensare che tale
eventualità non si verifichi mai. Pertanto bisogna sempre
garantire un attento monitoraggio clinico quando esiste la
possibilità di interazioni tra farmaci e pompelmo.