Carissimo Franco, caro vecchio amico!
Tu non puoi immaginare la gioia che provai quando, a Telese, durante il Gemellaggio dei poeti Rumeni e Campani, con la presentazione di Sentimento Latino, riconoscendomi, (dopo 40 anni!) restituisti all’anima mia un tempo che, seppure remoto, illuminò più di quanto già fosse quel mattino traboccante di promesse, di ubbidienza alla nostra Musa. E il fatto che dopo tanti e tanti anni riesci ancora a tenere in vita “L’Infinito” non può che farti onore. Molti e molti di noi dovrebbero imparare (una volta per tutte) che diecimila medaglie e più di mille palcoscenici, alla conta, risultano una miseria se raffrontata alla ricchezza della tua osservanza al Dettato dell’anima.
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Lello Agretti
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Caro Lello, ti ringrazio per le espressioni di ricchezza intellettuale!
La tua apparizione a Telese, dopo 40 anni, mi ha permesso di ripercorrere un cammino a ritroso, di quando, mi trasferii a Napoli, e tolsi dalle secche sponde torresi, dove si era arenato, per ragioni economiche, L’Infinito. In quel periodo si susseguirono molti avvenimenti: tenni mostre di pittura, conobbi mia moglie e il lavoro e con il guadagno mi misi a studiare e conseguii le lauree in Filosofia e in Medicina e Chirurgia, svolgendo la mia attività di medico innanzitutto nell’Ambulatorio della Carità e alla Casa dello Scugnizzo, con sacrifici economici e fisici, battendomi per la mia causa utopistica: vorrei un mondo senza ricchi e senza poveri! Mi arricchii della fiducia in me stesso. E capitalizzai le esperienze professionali.
Leggendo il tuo “L’Esordio”, senza nulla togliere alla prosa-poesia ispirata, ho notato la sofferenza di un lieve sottotono di musicalità, per non inciampare nella sintassi. Ricorda che i poeti hanno inventato le figure grammaticali per sentirsi liberi, per andare lontani e superare la grammatica sociale, sfuggire ad un mondo di burattini ed esprimere se stessi!
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Franco Penza
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Dialetto Sarnese
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Sarno, 24 gennaio 2008
Egregio dott. Penza,
su segnalazione di mio cognato Francesco Mancusi (impiegato presso il Comune di Sarno) ho il piacere, condiviso da mia moglie Nunzia Cerbone e dal mio amico Giovanni Salerno, di inviarvi, in omaggio, copia del Dizionario del parlare sarnese d’altri tempi, di Raffaele Salerno a cura di Nunzia Cerbone, Emilio Prisco, Giovanni Salerno, nella certezza che potrei esservi utile per i vostri studi sul dialetto dei paesi della Campania.
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Con i piu’ cordiali saluti, Emilio Prisco
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Ringrazio pubblicamente Emilio Prisco per avermi donato il Dizionario del parlare sarnese, che si aggiunge a quelli di Pietraroja, di Torre del Greco, di Visciano e dell’abate Galiani.
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Franco Penza
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Dialetto Sannita
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Ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti del mio modesto vocabolario. Circa il dialetto sannita, c'è da dire che ogni paese del Sannio, sia beneventano che molisano, ha la sua versione con particolarità specifiche, anche se il ceppo è lo stesso. Puoi rendertene conto leggendo il vocabolario del dialetto di Pesco Sannita, pubblicato anch'esso su www.ilc.it , su cui c'è anche una pubblicazione sull'influenza del francese e dello spagnolo sul dialetto napoletano, che ovviamente ha molto influenzato i dialetti della campania. I linguisti tedeschi, come al solito, si sono molto interessati e approfonditamente dei dialetti meridionali. L'etimologia delle parole dialettali le ho tratte dal vocabolario latino di Georges-Calonghi, dal vocabolario spagnolo della Reale Accademia Spagnola sul relativo sito web della Spagna, dal vocabolario della lingua francese dell'Accademia di Francia sul relativo sito web e da altre fonti. Dell' osco sui dialetti sanniti non è rimasto quasi niente per la capillare repressione e azione distruttiva dei Romani, specialmente di Silla. Spero di averti fornito qualche notizia utile: se vuoi conoscere il dialetto di Torre del Greco, realizzato da Salvatore Argenziano, puoi vedere sul sito www.vesuvioweb.com
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Cordiali saluti, Piero Bello
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Religione
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In molti hanno chiesto l’origine del termine biblico Nabatei. Rivolgiamo la domanda a Mons. D. Gianfranco Ravasi della Diocesi di Milano e Biblista.
Caro Dottor Penza, sui nomi di popoli la ricerca etimologica è molto ardua. Per i Nabatei qualcuno ha pensato ad un collegamento con Nebiot, figlio maggiore d’Ismaele (Gn 25,13), ma senza reale conferma. Moab è ancora più oscuro, tant’è vero che neppure la Bibbia ci prova, a differenza di quanto fa per il fratello eponimo di un altro popolo Ammon (Gn 19,37-38).
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Cordialmente, D. Gianfranco Ravasi
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Commento ai SONETTI CANTI FRAMMENTI di Giuseppe Penza
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Gentile dottor Penza,
mi creda: l’aggettivo che Le rivolgo non è di circostanza o di stile, ma di appropriata pertinenza perché solo un animo squisitamente gentile come il Suo poteva concepire ed attuare il divisamento di offrire alla dolce e cara immagine paterna la filiale testimonianza di affetto che Lei si appresta a tributarle. “Onora il Padre”, fu l’alto comandamento che risuonò tra gli ardenti roveti del Sinai, oggi tanto spesso inascoltato pur se perennemente attuale; e ad esso Lei sa aderire in piena e partecipe dedizione. Tramandare il ricordo del Suo Papà è un atto dovuto, perché è stato un uomo vero, capace di affrontare la vita –e una vita non facile- con impegno animoso e sorridente, con lena impavida e tenace, con spirito di sacrificio encomiabile e in totale attaccamento ai doveri del proprio mutevole stato: ma soprattutto con amore e fede: Amore e fede specularmene riflessi in quel Suo fluido far poesia, nel Suo accostarsi alla delicatezza di un fiore e al sorriso di un bimbo come al mistero del dolore ed agli interrogativi del non comprensibile con la medesima, attonita apertura di un cuore delicatamente pensoso e sensibilmente recettivo…
(continua...)
Ed è stato proprio il dono eccelso della fede a muovere ed illuminare il Suo pensiero: quel pensiero che ha saputo sublimarsi nei versi struggenti delle estasianti “Laude”, nelle plastiche sequenze di eventi straordinari, di sacrali ricordi, di intense speranze, ma anche di ironici bozzetti e di ammiccanti amenità. Tutto il Suo comunicare appare saldamente ancorato al buon senso, all’equilibrio, alla misura: solidi ed esemplari pilastri di quella rettitudine in Lui intrinseca che ne ha sempre segnato il cammino. Benvenuta, quindi, caro dottor Penza, la pubblicazione integrale che può definirsi “il pensiero” del Suo straordinario Papà: pensiero di cui Lei ha voluto rendere apprezzato conoscitore ed estimatore convinto.
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il Suo cordialmente grato, Renato De Falco
Glottologo della Lingua Napoletana
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Ai cittadini e p.c. agli organi d'informazione
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LETTERA APERTA
Cari amici,
so che tutti voi, e su vari fronti, da tempo vi battete, per risolvere alcuni gravi problemi della nostra Città e dei nostri quartieri. Forse l'errore che abbiamo sempre commesso è di essere "sparpagliati" e non "vincoli" come affermava il grande Pappagone-Peppino De Filippo. Sia chiaro, innanzitutto, che con questa mia riflessione, approfittando di uno dei tanti vostri messaggi che ricevo quotidianamente e che leggo volentieri, spesso rispondendo, non intendo assolutamente incidere sulle libertà individuali e sulle finalità che ciascuna associazione o comitato si è date, ma penso anche che l'unione fa la forza e che, almeno su alcuni problemi, potremmo trovare una linea comune. C'è un primo momento proprio al Vomero, nel quale potremo dare corpo a questa possibilità. Sabato 15 dicembre alle ore 11,00 con partenza da piazza Vanvitelli, un corteo di cittadini manifesterà il proprio disappunto, la propria rabbia, in molti casi, per lo stato di degrado del Vomero, specialmente per quanto riguarda i problemi di sicurezza dei cittadini, sovente alla ribalta della cronaca nera.
(continua...)
Non ricorderò a voi quante e quali siano le promesse non mantenute dall'attuale governo della città per questo quartiere. A qualcuno che se ne è particolarmente occupato, potrei , per esempio, ricordare , la vicenda dell'area dell'ex gasometro, che doveva diventare un parco agricolo ma non lo è diventato, e sono passati molti anni.
Ad altri potrei ricordare la realizzazione della Ztl che, sperimentata l´anno scorso, ancora non c'è e non ci sarà a breve. Ad altri ancora le fonti d'albero che restano vuote e la villa Floridiana al centro di eterni lavori che la rendono in gran parte non fruibile. E non parliamo di temi che ben conoscete, come la sicurezza, l'immondizia, gli aerei che continuano a sorvolare la collina, etc,etc. Ecco per queste ragioni io sabato 15 dicembre in piazza ci sarò e mi farebbe piacere che, superando i distinguo che sovente ci hanno anche potuto vedere, con alcuni di voi, su posizioni divergenti, per una volta tanto fossimo uniti per un solo unico obiettivo, migliorare le condizioni di vita della nostra Città e dei nostri quartieri, attraverso un confronto serrato con le istituzioni, che attualmente mal ci rappresentano e peggio ancora ci amministrano.
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Nell'attesa di leggervi, vi saluto con viva cordialità.
Gennaro Capodanno
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LETTERA del Dr Silvio Garattini dell’Istituto di Ricerche farmacologiche M. Negri di Milano - Via Eritrea, 62 - 20157
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Gentile dott. Penza, grazie per “Cibo e farmaci” su L’Infinito del mese di ottobre. Le sue osservazioni sono presenti in molti dei nostri scritti.
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Cordialmente. Prof. Silvio Garattini
Direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”
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Lettera di riflessione
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La signora Carmela Pucciarelli, affetta da una grave forma di artrosi deformante ed altre patologie, e il signor Luigi Giliberti, cieco, con residenza in S. Giorgio a Cremano alla Via S. Martino, 81, Parco, con tel. 081473959, lamentano un totale abbandono e una mancanza di assistenza, di aiuto per le pulizie e per la cucina. Con le due pensioni non riescono a retribuire le poche persone che accettano il lavoro. Ma non reggono le spese da sostenere. C’è l’assenza completa delle istituzioni. Quindi il discorso continua per l’ambulatorio della carità, che deve chiudere perché Sua Eminenza conferma il suo rifiuto ad aiutare i sofferenti. Ma che cos’è la chiesa, un’istituzione di carità o una rappresentazione teatrale, senza sostanza? Vi saluto, cari amici della mia giovinezza, rimpiangendo l’appartenenza alle associazioni cattoliche degli anni sessanta, dove s’insegnava la carità.
25/9/2007
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Franco Penza Medico
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