La
filosofia illuministica pretende di rischiarare con i
lumi della ragione tutta la realtà, lottando contro il
presunto oscurantismo medievale, sottoponendo a
revisione critica, minuta ed implacabile, gli istituti
tradizionali, il feudalesimo, l’assolutismo monarchico,
la chiesa, i sistemi scolastici, le strutture
giuridiche, l’economia.
In Germania, il movimento culturale “Sturm und Drang”
(impeto ed assalto) anima il periodo preparatorio del
Romanticismo. Esso non è solo una rivoluzione
letteraria, il programma estetico d’una avanguardia
ribelle, ma la istanza di un’etica nuova,
un’interpretazione del mondo, mirante a sconvolgere non
tanto la tradizione letteraria quanto l’ordine
filosofico, scientifico, religioso, politico e sociale.
Nel suo irrazionalismo lo “Sturm” costituisce
storicamente un atteggiamento di istintiva reazione alla
filosofia illuministica. Il movimento, rompendo ogni
rapporto con le tradizioni letterarie, affermando la
necessità di un ritorno alla natura nelle relazioni
umane, sostenendo l’assoluta libertà dell’arte, può
considerarsi un’esaltazione della vita nella sua
immediatezza e in tutta la sua spontaneità.
La natura umana è istinto, sentimento, passione, ma lo
“Sturm” lancia sfide, cercando di distruggere
convenzioni e miti, affrontando anche una problematica
sociale e politica, però in modo tumultuoso e
incoerente: questi fermenti sono destinati a una
generazione più tardi, quando il Romanticismo riprende
gli spunti di Herder.
L’INIZIATORE DELLO STORICISMO
Giovanni Goffredo Herder (Mohrungen 1744-1803) è
destinato a occupare un posto di rilievo nella
letteratura tedesca non per le sue opere, ma per la
ricchezza di idee, che sparge intorno a sé.
Nessuna delle sue opere, infatti, è un capolavoro: il
loro contenuto concettuale (poiché non si può parlare di
un sistema filosofico) è frammentario e spesso
contraddittorio. Eppure Herder resta l’animatore dello “Sturm”,
l’iniziatore dello Storicismo e molti suoi motivi,
ripresi dal Romanticismo, condizionano un secolo di
letteratura. Le idee più feconde nell’indagare il
rapporto tra lingua e letteratura sono quelle che
riguardano il “genio” della poesia di un popolo come
l’insieme delle sue caratteristiche spirituali, primi
germi di una estetica romantica. “Il giornale del mio
viaggio” è un incompleto zibaldone, in cui, però, già
appare l’intuizione di una storia umana, che sia storia
della civiltà.
Nel saggio “Sull’origine del linguaggio” Herder si
allontana da Hamann e confuta l’idea dell’origine divina
del linguaggio (origine non da intendere in senso
temporale, ma eterno momento dello spirito umano); non
solo nel linguaggio parla l’anima umana, ma il
linguaggio è la stessa anima, che si autoconosce. Herder
assegna valori di originalità poetica solo ai canti dei
popoli primitivi, contrapponendoli ai classici,
affermando così il concetto di genio del popolo.
Raccoglie una silloge di canti popolari di una ventina
di nazioni cercando in essi l’espressione della vita
naturale ed elementare delle nazioni in età aurorale.
L’opera non solo inaugura le ricerche sulla poesia
popolare, ma opera una rivoluzione sostanziale del gusto
Pur ricollegandosi all’altra opera di filosofia della
storia “Auch sine Philosophie der Gerschichte” “Le ideen”rappresentano
il pensiero di Herder nella sua quasi totalità. Vi
troviamo riferimenti al problema della storia anche
quando si tratta di problemi estetici e critici.
Qui lo Storicismo già indica una concezione della realtà
come storia, una considerazione del reale di prevalente
interesse storico o storiografico.
Il rapporto tra la sensibilità dei diversi popoli e le
condizioni climatiche è ben manifesto.
Nasce la tendenza ad usare come metodo di
interpretazione della storia il rapporto tra diverse
facoltà di pensiero, anche se applicato ad una forma
spirituale, quale la poesia. Il passaggio della poesia
naturale alla poesia d’arte è considerato come passaggio
della “logica degli affetti” a quella della ragione e
nella storia della poesia viene ravvisata la stessa
sequenza di vita-sentimento-azione-pensiero e morte,
come fasi diverse e insostituibili di un processo
irreversibile, che opera nella vita dell’uomo.
Secondo Herder la filosofia della storia del genere
umano deve iniziare dal cielo, perché la terra fa parte.di
un tutto, il cui pensiero infinito si annienta. Bisogna
rintracciare, capire e interpretare il disegno divino,
in cui l’uomo è chiamato ad operare. Herder pensa che su
Venere e Marte ci sia vita. L’analogia ci permette di
pensare che la nostra esistenza a perfezione possa
proseguire in forme più pure su altri pianeti o stelle o
incontrarsi con altre creature di altri mondi,
attraverso le quali tendere all’unità.
La composizione della terra mostra, sia in superficie
che nel suo interno, tracce di inondazioni, eruzioni,
terremoti e modifiche di ogni genere. La natura sembra
proprio aver percorso l’itinerario mosaico, con tempi
diversi e più ampi di quelli umani.
L’uomo è soggetto alle leggi della sua dimora, leggi
eterne di sapienza e di ordine, secondo cui è
perfettamente naturale che qualcosa nasca e perisca. Ma
il perire è apparente e costituisce solo un mutamento di
forze.
IL CONTINUO MUTAMENTO
Sulla terra tutto è soggetto a continuo mutamento e non
solo i fattori fisici, ma anche quelli spirituali, non
solo il clima, ma i costumi, le religioni, gli abiti, i
cuori. Colleganza naturale perfetta della grande varietà
all’unità. Come la forza di gravità ci tiene legati alla
terra, così noi siamo legati spiritualmente alla nostra
terra, ai costumi, alla lingua, all’ambiente. L’uomo,
quindi, è creato per tutta la terra e tutta la terra per
l’uomo. Se vogliamo conoscere il genere umano, non
dobbiamo conoscere una sola cultura e un solo paese, ma
considerarlo nelle varie forme, che ha assunto nelle
varie parti della terra. La varietà è stata favorita
dall’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al sole,
che permette alternanza di climi, costumi, abitudini
umane, occupazioni diverse. Forse matrice delle prime
forme di vita, l’atmosfera esercita una notevole
attività su tutte le creature terrestri. Ciò
spiegherebbe anche la diversa formazione fisica e
spirituale dell’uomo. Ci sono anche influenze astrali,
sole, luna, che si dovrebbero meglio studiare per
comprendere l’intreccio totale di forze, che il Creatore
ordina in ogni punto dell’universo.La conformazione
orografica influisce sulla distribuzione della
popolazione terrestre e sulle sue vicende. Così come
determina la scelta di certe forme di vita (caccia,
pastorizia, agricoltura) e la fioritura di costumi
diversi.
La diversità nelle disposizioni delle catene montuose
tra il vecchio e il nuovo mondo, trasversali nel primo,
longitudinali nel secondo, determinano condizioni
diverse di clima.
Tutte le creature della Terra obbediscono ad unica
legge, che le concatena. L’uomo dovrebbe trarre una
lezione di umiltà e di modestia, considerandosi così
piccolo davanti al creato. Il regno vegetale è una vasta
organizzazione di forme che da una parte confina con il
regno minerale, dall’altra con quello animale. L’uomo,
avendo lo stesso ciclo delle piante è un essere
vegetativo. Ed anche nella vita spirituale è ricco di
aspirazione in gioventù e, a poco a poco, spento nella
vecchiaia. Anche l’ambiente e il clima sono fattori
analoghi alla vita dell’uomo o dell’animale. Gli animali
sono i fratelli maggiori dell’uomo. Il rapporto con gli
animali spiega molti caratteri dell’uomo, che nella
convivenza ha imitato o imparato. Gran parte della
civiltà umana è zoologica e geografica. La posizione di
privilegio certamente è dell’uomo. Tra le strutture
delle piante e quella dell’uomo c’è una notevole
differenza. Prima fra tutte gli apparati. In prima
analisi la nutrizione. Diverse forze organiche operano
nell’animale, con diverse strutture fisiologiche.
L’ISTINTO
Nell’animale l’istinto, nell’uomo l’intelligenza. C’è
una differenza soprattutto organica tra uomo e animale.
Secondo il luogo abitato, l’uomo ha una conformazione
organica. Al Polo Nord l’uomo è simile molto all’orso.
Il freddo rende più lenta la circolazione sanguigna e
quindi egli è meno irritabile, più disteso e inerte. Il
volto è piatto. Nel dorso asiatico, per il clima
asciutto e ventoso, i Calmucchi e i Mongoli presentano
tratti deformi sia nel volto che nel corpo. Sulle rive
del Mediterraneo, in Grecia, nacque la figura più bella,
non solo nel fisico, ma anche nella mente. Gli africani
per il clima, il vento e il cibo hanno caratteri
somatici ben diversi dagli altri e per i quali bisogna
eliminare ogni pregiudizio. Gli americani devono la loro
conformazione alle loro origini europee. Una sola specie
umana c’è da per tutto, benché il manifestarsi sia
diverso nel genere umano. Né volti, né organismi uguali
tra loro, ma continua metamorfosi. Numerosi popoli
abitano terre inospitali (Asia, deserti
dell’Arabia,costa della California) ma l’uomo si è
sempre adattato al clima e ai costumi. Proprio per
questo rapporto con il clima si spiega l’attaccamento
alla terra d’origine. Così si spiega anche la
disperazione degli schiavi strappati alla loro terra,
che diventano omicidi o suicidi, e l’accanimento delle
popolazioni contro gli invasori stranieri e la
commozione profonda, che provano gli uomini primitivi
quando rivedono la loro terra.
IL CLIMA
La natura del clima non si può spiegare a parole, ma
bisogna conoscere l’origine dei poli e le leggi del
magnetismo. I dati che abbiamo non si possono applicare
in modo universale. Il clima è soggetto a variazioni
locali, ai Poli, all’Equatore, alla vicinanza o
lontananza del mare, altezza e profondità del terreno,
ai monti, alle colline, ai processi di evaporazione,
alla corrente elettrica e alle reazioni degli organismi
umani. L’essere vivente è un miracolo della Creazione
divina. Ogni organo, che si è venuto a formare, assume
la propria funzione e deve avere in sé il tipo della sua
manifestazione. La creatura è un’idea reale della natura
e ad alimentarla è il calore materno e il sole, uniti
sempre alla vita e al calore del padre. La forza della
natura creatrice non abbandona mai la creatura, ma cerca
di custodirla e moltiplicarla. Secondo i filosofi
Ippocrate, Aristotele, Galeno, l’uomo pensa ma non
conosce la forza pensante e la forza vitale non sa mai
dove sia. L’uomo è perfetto perché in lui operano le
forze della natura. Ciascun uomo o pianta o animale
riceve le influenze esterne e le rielabora
organicamente. Dall’uomo alla pietra c’è un manifestarsi
particolare. L’uomo elimina dal corpo ciò che è
estraneo, perfezionando la forza organica, cioè
equilibrandosi con la nutrizione e la riproduzione. Il
negro è più bianco quando nasce, ma il clima, la
nutrizione lo modificano e tutti i fattori esterni gli
colorano di più la pelle. Cambiano con il colore anche
gli organi genitali, le orecchie, il collo, la voce, le
labbra. Anche se gli uomini hanno cercato a volte di
cambiare le forme del corpo, forando il naso o
incatenando i piedi, la natura è stata irremovibile.
L’uomo è come un albero: i rami, le foglie, le bacche
sono esclusivamente di quel corpo, di quel vegetale con
caratteristiche proprie. Se il negro si reca dall’Africa
all’Europa, rimane tale; ma se sposa una donna bianca,
in breve nascerà una nuova generazione ed avverrà ciò
che nessuno nello spazio di secoli potrà fare se non la
natura.
Un attento osservatore nota nelle figure infinitamente
diverse degli uomini alcune forme che appartengono in
modo elusivo le une alle altre. Gli artisti la
definiscono formazione organico-armonica del corpo con
l’anima. Difatti, le statue delle dee dovevano avere
quei capelli, quelle braccia, quelle spalle, come le
statue dei giovanetti quelle deviazioni, quei vizi. Dal
colorito della pelle, dalle strutture e conformazioni
anche il medico è aiutato a formulare la diagnosi a
seconda che queste caratteristiche per fattori
patologici cambiano all’istante. La fisiologia ci
illumina sul miracolo delle trasformazioni che il nostro
organismo compie e modifica secondo le leggi di natura.
Non sappiamo se nel corso delle ore, gli animali e le
altre specie siano stati più vicini gli uni alle altre.
Certo in stato libero gli animali non si accoppiano con
altra specie, ma se l’uomo li costringe abbiamo delle
deviazioni, però, non nascerà sicuramente né un
centauro, né una medusa.
LA CREAZIONE
Il mezzo più bello per poter continuare la specie è la
creazione con l’accoppiamento dei sessi. Solo in questo
atto naturale c’è della spiritualità, mescolata ai
tratti fisici dei genitori: l’unione del corpo e della
anima completa. Si ereditano così conformazioni
organiche, predisposizioni a malattie e inclinazioni a
professioni. E’ così che a volte vediamo il miracolo del
ritorno all’antenato. Tutto è miracolo dell’amore, che è
sempre vivente nei cuori delle generazioni, nei popoli,
nelle famiglie. L’amore unisce, l’odio disperde e
divide. Il clima è un caos di cause lente e varie fino a
penetrare nell’interno delle cose e cambiarle. La forza
vivente resiste a lungo, ma non essendo indipendente
deve accomodarsi ad altre forze. I passaggi da un
emisfero o clima opposto raramente sono benefici.
L’arte e l’ingegno nell’uomo possono trasformare una
parte di terra straniera in una nuova Europa, abbattendo
boschi, e coltivando terreni, prosciugando fiumi,
costruendo case, diminuiscono la selvaggina, i pesci, le
piogge, le erbe, le piante. L’inverno durerà di più, la
primavera sarà breve: tutto ciò dice chiaramente che
l’uomo non deve cambiare rapidamente la natura. I popoli
selvaggi, che vivono nel clima campestre, rispettando i
costumi dei loro padri, sono forti e coraggiosi. Se si
indebolisce la terra, si indeboliscono gli uomini. Tutti
gli uomini possiedono gli stessi sensi, ma in ognuno vi
è una seri di sfumature diverse, che variano con il
clima e le abitudini.
La vista e l’udito sono i sensi più nobili, ma
diversamente sviluppati da un uomo all’altro, mentre per
l’udito c’è un aspetto naturale universale. La musica la
sentiamo tutti, ma è la sensibilità dell’animo, che ad
alcuni esalta e fa gioire. L’uomo è armonia: se è più
sviluppato un senso l’altro sarà meno compensato dalla
carica sensitiva. L’immaginazione dell’uomo è guidata
dalla tradizione. Se l’uomo non vede una cosa, se non ha
il concetto dell’esistenza di una cosa, non può avere
sensibilità verso quella cosa.
Gli abitanti della Groenlandia amano sentire parlare di
eventi e personaggi europei, ma senza degli esempi
concreti, essi non capiscono. In ogni senso dell’uomo è
espresso il carattere del clima e della nazione cui
appartiene. Basta confrontare la mitologia della
Groenlandia con la indiana, la lappone, la giapponese.
In ogni uomo il rappresentarsi le cose è tanto più
radicato quanto più gli appartiene, connesso al suo
cielo e alla sua terra. Gli indiani dicono che il
destino dell’uomo sia scritto nel proprio cervello.
LA MITOLOGIA
La mitologia ogni essere l’ha ereditata, non inventata,
altrimenti ognuno la cambierebbe in meglio. I popoli,
che vivono in posti tranquilli, hanno più accesa
l’immaginazione, perché si nutrono di solitudine, di
visioni di paesaggi ameni, di coste tempestose del mare:
aspetti meravigliosi della natura, che invita a
fantasticare. Le più grandi opere sono state percepite
da persone solitarie in luoghi tranquilli. Quasi i tre
quarti degli abitanti della terra seguono i fantasmi di
idee mitologiche, che si possono definire culti della
natura. Il modo di vivere e il genio del popolo hanno
un’influenza determinante. Ogni uomo vede la natura a
modo suo. Per il pescatore la natura è diversa dal
pastore e dal cacciatore: il primo predilige il mare, il
cielo; gli altri la montagna, la selvaggina. Di solito
crediamo che gli stregoni, i maghi, soggetti primi delle
favole, siano ingannatori, ma sono anche il popolo
stesso. L’uomo eredita dai propri genitori non solo i
caratteri somatici, ma anche un bagaglio di nozioni
mitologiche. Presso alcuni popoli ricchi di fantasia i
sogni hanno la loro importanza. La storia delle nazioni
mostra che la Provvidenza ci fa usare l’immaginazione
per attutire il dolore e la disperazione. L’intelletto
umano, secondo i bisogni e le esigenze ha creato nuove
forme di civiltà e di vita. Tutti esplicano un’attività,
ma uno pesca e un altro caccia o pascola e questo crea
la differenza della forma. L’uomo è un animale di
abitudine, e, come vediamo, raggiunta la comodità,
persevera nella sua pigrizia; allora ci vuole una spinta
più forte, quella dello spirito, per far sì che egli
migliori e si perfezioni.
Quelli che nascono in climi miti, dove la natura è
generosa, conducono una vita tranquilla non si
preoccupano di nuove scoperte per rendere più agiata la
loro esistenza. Difatti, quelli che vivevano nelle isole
Marianne sentivano il canto degli uccelli beati, né
conoscevano arco o freccia perché non dovevano
difendersi dalle bestie feroci; né il clima era così
freddo che li incitava a escogitare mezzi per
difendersi. I popoli dei paesi poveri mostrano maggiore
intelligenza. Essi hanno trovato un compromesso con
l’indigenza e fanno solo ciò che è strettamente
necessario, come l’eschimese, abile nel remare, non ha
mai imparato a nuotare. Sui grandi continenti vi sono
più uomini che animali e l’intelletto degli uni esercita
quello degli altri. Alcuni si servono di serpenti, di
sauri, ma la maggior parte si è dedicata alla caccia
nobile.
IL PROGRESSO
Il progresso ha permesso all’uomo di attrarre gli
animali e di soggiogarli. Per il selvaggio la vita
libera della natura vale più d’ogni altra cosa: egli è
circondato di pericoli, ma le sue forze sono deste: il
coraggio, la decisione, la ricompensa, la salute nella
sua vita, la quiete nella sua capanna, la stima, la
gloria della sua stirpe. Dove poi è stata introdotta
l’agricoltura a fatica è stato fermato l’uomo su una
parte di terra a insegnargli a dividere il suo da quello
degli altri. Da quando l’agricoltura ha contribuito allo
sviluppo di negozi, mestieri, di borghi o città, di
leggi, ha aperto la mente al dispotismo ed egoismo, che
portano all’avidità di lavorare solo la parte che si
possiede. Il suolo non appartiene all’uomo, ma l’uomo al
suolo. L’uomo perse le forze adoperate e, soggiogato,
cadde in schiavitù.
I sentimenti e gli impulsi dell’uomo sono conformi allo
stato di vita, alla formazione organica, alle opinioni e
alle abitudini.
Ogni essere umano alla prima legge che obbedisce è
l’istinto di conservazione; e la natura ha posto l’uomo
in uno stato di quiete e comodità. Egli tiene il bosco,
il mare, la pianura, quindi non deve esserci rivalità.
Anche il tempo regola la vita dell’uomo, che rimane in
famiglia fino a quando è debole, ma appena comincia ad
essere forte, si allontana dalla propria famiglia e ne
forma un’altra.
L’AMORE PER LA DONNA
Anche l’amore per la donna ha caratteristiche proprie
secondo i popoli. C’è differenza di virtù femminili,
come la delicatezza, la pazienza, il garbo di stimolare
l’uomo ad imprese esaltanti. Anche la felicità è un bene
individuale e in rapporto al clima, alla tradizione,
all’abitudine.
La felicità, pura beatitudine, non può prenderla
liberamente l’uomo. Egli, figlio della sorte, che lo
pone qua e là sulla terra, deve discriminare la specie e
le sue gioie, i suoi dolori, secondo il paese ove vive e
le circostanze.
La felicità è uno stato interiore: solo il Creatore
conosce lo scopo, per cui ha posto gli uni in uno stato
di felicità superiore agli altri. Il sentimento stimola
l’uomo ad azioni ben ricompensate. La fanciullezza è
dimenticata, ma i germi dell’educazione ricevuta sono
dentro di sé e al momento giusto si manifestano. Non
generano da sé le forze spirituali dell’uomo, ma è il
germe genetico, come avviene per il nostro corpo.
Il nostro occhio si abitua a vedere, così l’orecchio ad
ascoltare, ma il completamento delle sensazioni si
raggiunge con il linguaggio. L’uomo è una macchina
ingegnosa dotata di una disposizione genetica, è una
ricchezza di vita. La ragione è una raccolta di
osservazioni e deve portare a compimento modelli
estranei dati. Senza principio per la storia umana non
ci sarebbe una storia. Se l’uomo ricevesse tutto il
primo giorno di vita e tutto sviluppasse
indipendentemente dall’esterno, ci sarebbe una storia
umana, ma non del genere umano. Ognuno di noi quello che
presenta nel carattere, nel fisico lo acquisisce in base
al fatto che per tutta la vita viene indirizzato a
quelle abitudini, che vanno perfezionate sempre più fino
a formare l’uomo o la corruttibilità del genere umano.
Ecco la catena, i cui anelli sono società, tradizione,
formazione, Soltanto con l’educazione l’uomo può essere
tra gli individui. Non dobbiamo dire che l’uomo viene
educato nel genere umano, ma singolarmente aiutato da
fattori esterni, perché nessuno diventa uomo da solo.
Nell’uomo vi è tutta una genesi spirituale, che si va
perfezionando sempre più nell’educazione, attraverso il
comportamento dei genitori, dei maestri, degli amici,
con tutte le circostanze verificatesi durante il corso
della vita.
Ogni educazione può avvenire solo mediante l’imitazione
e l’esercizio.
L’EDUCAZIONE DEL GENERE UMANO
L’educazione del genere umano è duplice: genetica e
organica; genetica tramite la comunicazione, organica
mediante la ricezione e l’applicazione della cultura.
Ogni popolo eredita i propri usi e costumi. La
distinzione di civiltà di popoli non è di specie, ma di
grado. L’uomo è scelto dal Creatore e da lui viene
guidato nella religione, nella sapienza e nella
destinazione. Dio opera sulla terra attraverso uomini
eletti superiori. Il corpo dell’uomo imputridisce nella
tomba e il nome del morto rimane solo un’ombra, ma se è
incorporato nella voce di Dio, cioè nella tradizione
formatrice, egli può sopravvivere con azioni anonime
nelle anime dei discendenti. La filosofia della storia,
che ripercorre la catena della tradizione, è la vera
storia dell’uomo. Il linguaggio, mezzo meraviglioso per
la formazione dell’uomo. Difatti, l’uomo per essere più
in sintonia con gli altri, si accorda come meglio può,
ascoltando non solo il suono della propria voce, ma
anche le voci di tutti. Solo così si può esprimere.
L’uomo, quando è bambino, non sa bene accordare i suoni
e non sa ragionare, ma si manifesta con pianto, urla,
gesti e passioni e pensieri passano inosservati fino a
quando il suo interno si accorda con la sua ragione e la
mente degli altri uomini, allora può parlare per
manifestare con le parole la propria formazione. L’udito
e il linguaggio sono connessi, perché nell’uomo la
perfezione di un organo modifica sempre più l’altro,
uniti per un solo effetto.
Il dolore, la gioia diventano suoni, che stimolano la
lingua in espressioni con dei significati appropriati di
spiritualità, per cui vediamo l’unione dell’uomo del
corpo con l’anima. Mancando un uomo di spiritualità,
ogni sua azione o ragionamento è solo materiale.
IL LINGUAGGIO
Il linguaggio ha reso l’uomo “umano”, dandogli un segno
razionale per ricordarlo. Attraverso il linguaggio gli
uomini si sono uniti gioiosamente e hanno stretto il
vincolo dell’amore. In nome del linguaggio sono state
emanate leggi, legate le stirpi: Per causa del
linguaggio noi possiamo rivedere e sapere di personaggi
morti migliaia di anni fa. In ogni lingua è impresso
l’intelletto e il carattere di un popolo. Gli strumenti
del linguaggio mutano da regione a regione e quasi ogni
nazione ha lettere e suoni che sono propri. Molte
nazioni hanno un linguaggio proprio per il genere
maschile e uno per il femminile e “io” basta a
distinguere persino la condizione sociale. Infine, la
scrittura, tradizione delle tradizioni. Il linguaggio è
il mezzo di formazione umana, la scrittura è il mezzo
della formazione dotta. Tutte le nazioni, che si trovano
al di fuori di queste tradizioni, sono rimaste incolte.
Le arti e le scienze l’uomo le ha inventate con
l’imitazione, la ragione e il linguaggio. Difatti,
appena ebbe padronanza di sé e del linguaggio si avviò
alle scienze e alle arti.
Con il linguaggio egli ha imparato a dominare le bestie
e addomesticare quelle che gli potevano essere utili,
impadronendosi di ciò che la natura donava. Mediante il
linguaggio divennero possibili la procreazione, il
riconoscimento, il ricordo, l’unione dei pensieri, le
scienze e le arti, figlie della ragione. Spesso un’arte
fu inventata e poi dimenticata perché non esercitata. La
genesi dell’arte deriva da un istante di piacere,
accoppiamento di idea e segno, di corpo e spirito.
L’arte e la scienza hanno contribuito moltissimo a dare
felicità all’uomo, perché sono due creature che creano
un legame di socievolezza negli uomini e nelle nazioni.
Tutto rientra nella superiore economia divina riguardo
il genere umano, nella vera filosofia della storia. I
Governi sono ordinamenti stabiliti tra gli uomini per lo
più ereditati dalla tradizione. L’uomo nasce e viene
educato in società, che lo rende figlio, fratello,
sposo, padre, amico. Si ha il primo ordine, la famiglia,
il primo governo in piccolo. Essa rappresenta il primo
grado di governo umano. Le altre popolazioni o comunità
rappresentano il secondo grado di governo naturale. I
governi ereditati il terzo grado.
IL CAPO
La natura stabilisce il capo di un popolo o nazione. A
volte la guerra dà ai governi alle nazioni e i capi si
dividono parte del mondo, facendo sorgere principati e
feudi. Il contratto tacito o diritto al comando maturato
nel tempo è che il più forte prende ciò che vuole e il
più debole dà o patisce. Non si deve mai pensare che al
comando siano delle mostruosità di scienza o di
coraggio. Il capo di una colonna quando si sente seguito
dagli uomini li tratta con diritto amoroso. Alcuni
uomini non hanno civilizzato i popoli nel modo di come
un padre educa i propri figli, ma da civilizzatori sono
diventati governanti forti autocrati, poi signori e i
popoli i loro schiavi. La natura ha condotto il filo
della società fino alle famiglie, dopo ha lasciato al
nostro genere la libertà di organizzarsi, di costruire,
come voleva il più raffinato prodotto della sua arte,
cioè lo Stato.
Fin quando i popoli sono desti e lavorano, custodiscono
sempre la libertà. L’uomo, lo dice la filosofia della
storia, ha bisogno di un padrone, perché è un animale,
ma appena si sente maturo e completo lo rifiuta. Il
padrone non lo ha stabilito la natura, ma la passione e
il vizio, per cui egli può dominare come il padre educa
il figlio verso il bene e gli fa capire il male.
La donna ha bisogno dell’uomo, l’uomo della donna, il
malato del medico e così via. Questi sono rapporti
insiti nella natura. La natura educa le famiglie, le
famiglie formano lo Stato e il capo dello Stato è
certamente designato prima della nascita, dalla
Provvidenza.
LA RELIGIONE
La Religione è la tradizione più antica e sacra della
terra. Gli Stati sono sorti tardi e l’arte e le scienze
ancora più tardi, ma la famiglia e la opera umana più
bella ed eterna. Le lingue cambiano da un popolo
all’altro, così il clima, ma la Religione per quanto
possa essere diversa si trova tra i popoli più rozzi e
più poveri ed è la fonte di ricchezza e saggezza. Non
esiste un popolo senza religione.
Ci si domanda come i popoli si siano inventato il culto.
Essi seguono la tradizione dei padri, quindi la
Religione è nata con l’uomo. La tradizione ha trasmesso
il linguaggio e la cultura, la Religione gli usi sacri.
Con il tempo è stato confuso il sacro e il profano, con
la vittoria di quest’ultimo, tanto che i sapienti della
nazione sono diventati muti servi dell’idolatria o falsi
profeti della superstizione. La storia della civiltà
mostra che anche presso i popoli più colti le cose sono
andate così.
Gli Egiziani, gli Europei, gli Etruschi, i Greci, i
Romani, le nazioni civili dell’antichità hanno ricevuto
le scienze dalle tradizioni religiose: così furono date
loro la poesia, l’arte, la musica, la scrittura, la
storia, la medicina, la fisica, l’astronomia. Gli uomini
la Religione ha innalzato al di sopra degli animali con
la ragione e il linguaggio. Il sentimento religioso
dovette fondare la prima formazione di idee razionali
astratte. La rappresentazione di una forza nell’azione e
cioè di un invisibile nel visibile è l’unico elemento
della ragione che innalza l’uomo e vale per la
sopravvivenza dell’anima dopo la morte. E’ l’immortalità
dell’anima dopo la morte, che ci distingue dall’animale.
Tutte le religioni pensano che l’uomo dopo la morte vada
nel mondo dei propri padri. Nessun uomo, perciò, viene
sotterrato come un animale, ma per ognuno c’è una
cerimonia, che incoraggia l’anima ad entrare nel regno
dei beati.
Restiamo in terra, luogo destinato agli esseri viventi e
domandiamoci:”Ma dove si è formato l’uomo e qual era la
sua antica abitazione?”
LA GRANDE PIRAMIDE
L’uomo è la punta della grande piramide della creazione;
quindi, prima è stato creato tutto per lui. Il cammino
della storia umana dimostra che il genere umano è nato
in Asia. Si presume che i popoli europei derivino
dall’Asia, perché i fondamenti della civiltà del
linguaggio, della scrittura provengano da essa. Come
pure le forme di civiltà (Agricoltura, allevamento di
bestiame, culto per le arti e per le scienze e anche
tipi di governi): Ma tutte queste notizie non sono
documentate. La genesi biblica racconta che all’inizio
vi era un corpo celeste deserto, intorno aleggiavano
forze piene di vita. Poi questo corpo, composto di
granito, si è staccato dal sole e delle forse interne
l’hanno spaccato e formato la terra. La creazione delle
cose comincia con la luce, cioè con il fuoco della massa
organica. La nascita ad immagine e somiglianza del
Creatore indica l’attribuzione all’uomo del dominio
sulla terra secondo gli orientali. Il riposo del
Creatore rappresenta il culmine della creazione e ciò
che la forza genetica può produrre sulla terra. Intorno
alla creazione c’è confusione, perché non c’è scrittura,
ma tutta è tradizione. I popoli asiatici sono giudicati
accorti e pignoli per i loro calcoli dei tempi, mentre
infantile è la nostra tradizione, perché vorrebbe
risolvere il problema con semplicità. Mosè, da dotto
egiziano, raccolti i fatti della antica tradizione
orale, ha volutamente ignorato le ere di dei e semidei,
per concentrare l’intera genesi del mondo nella realtà
della storia. Si vuole così parlare di epoche, in cui
dominano le forze degli dei. La roccia, che costituisce
la terra, è molto antica e Mosè situa il suo quadro
sistematico nel ciclo più facile di una rivoluzione
della terra; ma quanto più antiche e lunghe sono le
rivoluzioni, tanto più recente deve essere il genere
umano, perché secondo la natura delle cose egli è
l’ultimo prodotto della terra ormai compiuta.
La più antica filosofia e le più recenti esperienze
asseriscono che l’uomo sia di terra umida di rugiada e
che la morte lo riduca in acqua e aria, e, mediante un
soffio vitale, egli si muova e sia un animale vivente.
La prima dimora dell’uomo è un giardino, secondo la
tradizione, perché appena nato egli non poteva stare in
altro luogo in quanto incapace, senza esperienze e arte:
non nacque per la vita selvatica, ma per quella comoda,
trasferendo la terra primitiva molto più in alto, sul
dorso estremo della terra abitata. Questa altura si
trova dove scaturiscono quattro fiumi da una sola fonte,
l’Eufrate. Altra verità attestata dalla tradizione
mosaica, è che l’uomo all’inizio del suo sviluppo non
poteva restare solo con le sue capacità potenziali, ma
aveva bisogno di educazione e assistenza, che lo
aiutassero ad avviarsi alla realizzazione della umanità.
LA CINA
La Cina, paese popoloso, in cui è sviluppata
l’agricoltura, si regge su un ordinamento sociale
statale basato sulla riverenza dei figli per i padri. La
legislazione fondata sulla morale, la popolazione di
stirpe mongolia ricercata nei costumi, nelle arti e
nelle tecniche, per la posizione geografica, per la
diffidenza verso gli stranieri, si è come addormentata
per migliore sviluppo.
IL TIBET
Il Tibet è una plaga dl mondo in cui il potere politico
e quello spirituale si sono quasi fusi.
Il carattere mite dei tibetani lascia supporre che
derivino da regioni più calde, che si siano adattati per
l’asprezza del clima. La religione è diffusa, ma non
strettamente seguita, solo per addolcire i costumi e
introdurre nuove forme di civiltà. Il carattere è
tipicamente orientale, sobrio e parsimonioso, non solo
nel cibo ma anche nelle parole con tendenza
contemplativa o fantasiosa, ingenua e infantile.
L’INDOSTAN
L’Indostan ha un regime strano e durevole del mondo
della divisione in casta secondo la discendenza delle
diverse parti del corpo del dio Brama, per cui la casta
sacerdotale è depositaria di ogni sapienza. Il culto
braminico penetra nella vita del popolo fin
dall’infanzia e lo segue per sempre. I bramini praticano
la castità e l’educazione, il disprezzo per i nati nei
ceti inferiori, considerandoli anime reincarnate e
tornate sulla terra a scontare le colpe delle vite
precedenti.
LA BABILONIA, L’ASSIRIA E LA CALDEA
In Babilonia, l’Assiria e la Caldea formano una sola
zona fertile tra il Tigri e l’Eufrate. Le arti di queste
popolazioni sono imitazione delle arti egiziane. Le
continue inondazioni irregolari dei fiumi hanno
trasformato i popoli da pastori in agricoltori.
Lo sviluppo di queste società è favorito anche dalla
posizione geografica con i paesi orientali.
La scrittura è sillabica e non geroglifica, la scienza
una mescolanza di osservazioni astronomiche e di
leggende, la politica legata alla persona del sovrano.
La civiltà riflette l’origine nomade e la abitudine alla
contemplazione della natura. I Medi e i Persiani sono
popoli con storie di conquiste e un adeguato ordinamento
sociale statale. La Religione di Zoroastro ha la sua
base nella politica, ossia consacrazione rituale di
gerarchie e costumi dell’impero. Con la caduta
dell’impero, decade anche la Religione, salvo che in
India, praticata dai Persi, popolo tranquillo e
pacifico. Secondo il destino ogni potenza e ogni male
finisce prima o poi: così per questi popoli, che non
hanno lasciato tracce rilevanti della loro civiltà.
GLI EBREI
Gli Ebrei si distinsero per aver conservato i loro
annuali, scritti attraverso i quali possiamo sapere
dell’arrivo del popolo in Palestina, della emigrazione
in Egitto e del ritorno con la guida di Mosè. Mancando
Mosè il popolo è tornato a dividersi in tribù, il
cristianesimo interpretato in maniera personale e tra
gli altri mostra il senso spiccato del commercio con
danno di chi lo ospita.
I FENICI E I CARTAGINESI
Ai Fenici e ai Cartaginesi, intelligenti, ingegnosi e
operosi, risalgono molte invenzioni, come il vetro e la
porpora, il perfezionamento di tecniche, la buona
conoscenza della navigazione, le scoperte astronomiche e
l’uso dell’alfabeto. Il fenicio è un popolo di tribù
barbare e zingaresche, ma il contatto con i popoli
asiatici e mediterranei stimola il loro spirito
d’iniziativa. Meno importante l’influenza di Cartagine
sugli europei. Non un popolo, ma una città con dominio
su altre città. Governata da una rozza e avida
aristocrazia, i molti generali la rendono bella e ricca,
ma i Romani distruggono lo Stato e le testimonianze
della storia cartaginese.
GLI EGIZIANI
Gli Egiziani per l’antichità, per le arti e
l’ordinamento politico, sono un enigma, una sacra
sfinge. Alcune opere, come i canali, le dighe, le
catacombe sono costruite per necessità: incanalamento
del Nilo, seppellimento dei cadaveri per evitare
epidemie. Ma non si riesce a capire il gusto per gli
obelischi, le piramidi, le sfingi.
Di temperamento mite, non belli, gli Egizi amano la
solidità e l’imponenza, date anche per avere abbondanza
di rocce a disposizione per tutto il territorio. Le
piramidi e gli obelischi, in fondo, sono presenti presso
molti popoli e confermano un periodo di superstizione e
di sconsideratezza di un popolo, che non tiene alla vita
del singolo, ma solo al culto del sovrano.
I geroglifici non sono poi un esempio di sapienza, anzi
testimoniano una forma rozza d’intelletto, come presso
altri popoli selvaggi dell’America. Per la religione e
la sapienza politica non si può attribuire più di quanto
si debba ad altri popoli antichi con cui hanno tratti
comuni.
L’esaltazione è venuta dalla leggenda greca e dai resti
imponenti.
LA GRECIA
La Grecia è una terra che sembra disposta a ricevere
oltre che abitanti anche germi di civiltà da molte zone
della terra. Il tempo in cui si realizza la civiltà
greca, il grado di cultura hanno contribuito a formare
la più alta espressione del pensiero umano. Se la forza,
che ha costruito la terra, avesse dato ai monti e al
mare altra forma, l’intero corso della civiltà e della
storia sarebbe diverso. Regna la legge naturale, dove
c’è quiete e l’attività viene stimolata, che favorisce
anche i popoli vicini. Il popolo greco è passato da una
tribù all’altra fin quando gli Elleni hanno portato una
nuova civiltà. In tal modo la lingua giunge all’unità e
all’originalità. Nella Tessaglia e nella Beozia non c’è
fiume, né fonte, né collina, né bosco che non siano
notati nella poesia. La civiltà non è imposta da un
sovrano, ma si accolgono costumi e leggi mediante
giochi, danze sacre, arti e scienze inventate da sé.
Ecco un popolo veramente libero. La lingua greca è la
più colta del mondo, la mitologia la più ricca e la
poesia la più perfetta. I primi passi della lingua sono
in una fase rozza. Mano mano la lingua assume una forma
regolare. Le parole divengono armoniose, piacevole
melodia. Così i poeti cantano le leggende, inseriscono
nelle tavole genealogiche delle loro divinità e dei loro
eroi allegorie molto efficaci; e , quando nel tempo si
sono analizzati i termini, sono venuti fuori intrecci di
parole significative. Ricordiamo Omero, i cui poemi dopo
millenni risplendono come una dimora indistruttibile di
dei e di eroi. Per i greci la musica è fondamentale per
l’educazione, la quale è un grande strumento dello Stato
e alla sua decadenza si attribuiscono le più importanti
conseguenze. Strane sembrano le lodi che i greci
tributano alla danza, alla mimica e al teatro come arti
sorelle. Molti credono che la musica sia un prodigio per
la perfezione stilistica, ma i greci non trattano mai la
musica come una scienza, bensì come ausilio della
poesia, della danza e del teatro. La poesia greca, nata
dalla musica, resta musicale. La commedia, i
divertimenti pubblici, le battaglie e le gioie si devono
svolgere a suon di musica e di danza. Il Teatro è
paragonabile al nostro, il dramma non è ripetibile.
Popolo sensibile, amante del bello, erige templi agli
dei, edifici pubblici e monumenti per lo Stato.
La religione contribuisce notevolmente allo sviluppo
dell’arte. Essi cercano di dare al loro Dio una forma,
un’immagine, prima un masso di pietra, poi statua.
L’artista impara dai poeti la storia degli dei e il modo
di rappresentarli. Basta percorrere i paesi, le strade,
i boschi della Grecia per vedere la presenza di una
divinità ereditata dagli avi. Le tombe, gli scudi, gli
altari, i templi conservano saldamente la memoria degli
antenati. I popoli guerrieri hanno dipinto e adornato i
loro scudi e i greci raffigurato con sculture il ricordo
delle imprese dei padri. Vi è inoltre una connessione
tra il ricordo degli dei e degli eroi così stretto da
rappresentare una sola forma di culto o da costituire un
solo impulso per l’arte. Si aggiungano poi le
innumerevoli opere giunte nei templi degli dei come dono
di famiglia, di tribù, di privati in ricordo o
ringraziamento.
Anche il clima alimenta il bello. La figura umana emerge
per i materiali eccellenti che la Grecia possiede, come
il marmo di Paro, l’avorio, il bronzo e tutto ciò che è
utile per una opera d’arte. Il commercio precede la
nascita dell’arte, infatti, essi possiedono oggetti
preziosi provenienti dall’Asia minore, dalla Fenicia. Il
carattere sereno permette la realizzazione di opere
concilianti la misura per il sublime, per la grazia: le
statue, gli altari, i templi sembrano librarsi nel cielo
immenso.
La civiltà dei costumi proviene loro dalla religione,
come le cerimonie del culto, i misteri, i sacri riti, i
diritti d’ospitalità e protezione dell’infelice, la
credenza nelle furie, nelle profezie, nelle maledizioni;
accanto vanno conservati i costumi dei loro padri a
ricordo dei posteri. I giochi pubblici hanno permesso
all’educazione uno sviluppo completo. I giovani sani,
buoni, attraverso lo sport ricevono agilità, equilibrio
e benessere per il corpo e la mente. La donna non è
l’intero premio per un giovanetto, perché non è solo il
possesso a rendere felice un uomo o a renderlo virtuoso.
L’amicizia, coltivata tra maschi esperti deve essere
emulazione, ammaestramento, perseveranza e spirito di
sacrificio. Ma questo tipo d’amicizia non tiene lontano
le perversioni. La filosofia greca è basata sulle
antiche leggende, in cui gli elementi principali sono
l’odio e l’amore. E’ rivolta particolarmente all’uomo o
alla morale. La storia della natura, la fisica, la
matematica si riferiscono sempre ai costumi dell’uomo.
Tutto viene celebrato nelle scienze: le passioni, le
energie, il dominio, l’arte definita filosofia del
pensiero. Socrate ha condotto la filosofia a
familiarizzare con la vita degli uomini e resta un
modello per la formazione morale. Diverso Aristotele,
spirito più acuto, più solido e più freddo. La sua è
filosofia per la scuola e per la vita e maggior profitto
ne è stato tratto per la ragione e per la scienza pura.
La filosofia greca ha tre cardini importanti: il
linguaggio, l’arte, la storia. La lingua si è sviluppata
attraverso l’opera di poeti, oratori e filosofi. E ogni
filosofia delle lingue, specie lo studio della lingua
romana, ha preso spunto dalla lingua greca, così lo
studio dei dialetti orientali dell’Asia Minore e,
soprattutto, ha riportato a regole la lingua araba ed
ebraica. La storia ha avuto molta vita, perché i Greci e
la Grecia hanno la storia. Gli orientali invece
genealogie e favole. La Grecia ha fruito interamente del
tempo che le spettava, ha sviluppato quanto più
possibile per raggiungere la perfezione, ma deve tutto
anche alla fortuna, che crea posizioni favorevoli e non
si è mai unita con popoli stranieri per non disperdersi:
senso di potenza e istinto di commercio. La natura pone
gli uomini in precisi luoghi, che possono trasformare a
piacimento. I cinesi, per esempio, non avrebbero
permesso lo sviluppo della terra, come i greci. La
storia umana è pura e ricca di forze, di azioni e di
istinti, secondo il tempo, il luogo e il destino. In
Grecia fiorisce e s’incrementa l’arte e la poesia, ma
sono scarsi il genio militare e il patriottismo. Si
difende meglio con l’oratoria. Ogni opera è perfetta
nella sua specie, dopo ci sono solo imitazioni. L’uomo
non arriva al livello dell’altro, ma ognuno crea per sé
la sua opera d’arte. L’Arte è come la giovinezza: si
crea con ispirazione la prima volta, con tutte le forze
dello spirito, poi dopo l’impulso resta l’essenza, che
viene modellata con la maturità e il tempo. Uno Stato si
fonda sull’equilibrio delle forze, che in esso operano.
Ogni volta che un popolo raggiunge il massimo della sua
potenza c’è sempre una forma di violenza, che tenta di
riportarlo allo stato precedente.
LA PENISOLA ITALIANA
La penisola italiana, invece, definita una serra,
accoglie immigrazioni di popoli, primi gli Etruschi,
amanti delle arti, commercio e navigazione, con spirito
europeo. Gli etruschi amano la guerra, che per essi è
quasi una cerimonia religiosa, ma credono di essere
superiori a tutti su tutto e non giungono mai allo
splendore e alla grandezza dei Greci, anche perché i
vicinissimi Romani soffocano la loro civiltà. All’ascesa
di Roma contribuiscono re saggi e re bellicosi. Lo
statuto voluto da Romolo contiene la disciplina degli
sviluppi sociali e politici della città. Il Senato e il
Popolo Romano sono guerrieri ben educati e quasi tutti
nobili. Vige lo spirito di conquistatori di gloria. La
strategia consiste nel non dar mai tregua al nemico,
fino alla distruzione. Essi portano dovunque
desolazione, specie in Italia ricca di popoli, di
stirpi, di costumi e leggi diverse. Vogliono che le
popolazioni italiche combattano per loro. Essi impongono
il loro dominio su tutta la terra allora conosciuta. C’è
una legge di natura che domina le cose: la legge del
compenso. Non c’è un eccesso di potenza, che non rechi
in sé il principio di una imminente rovina. La divisione
tra Senato e Popolo è il principio della sua decadenza.
Con le guerre vi sono conquiste e schiavi, addetti alla
coltivazione dei campi e allo sviluppo del commercio. Il
lusso sfrenato conduce alla decadenza,, alla corruzione
e all’indebolimento della stirpe, tanto da non avere più
la forza di scacciare i barbari. Il carattere dei Romani
può considerare la diretta conseguenza del tempo, in cui
vissero, racchiuso in valore e coraggio. Nella guerra
sono tenaci, marciano da una parte all’altra del mondo e
tengono in mano il destino dei popoli con fierezza e
abilità. Sprezzanti della pompa e della ricchezza dei re
barbari. L’ornamento è l’elmo e la corazza. Essi si
dedicano alla guerra e alla famiglia e anche di fronte
al nemico sanno essere magnanimi. Anche nel sesso
femminile rifulgono veri esempi di virtù e spesso
superano gli uomini per senno e dignità. Nel campo delle
Scienze non c’è paragone con i greci. Il loro dialetto
eolico è misto a tutte le lingue d’Italia, poi mano mano
la forma rozza viene elaborata, sciolta, chiara e bella.
La lingua dei latini è dignitosa, piena di dominio, che
riproduce l’immagine del guerriero. Radici profonde
della buona lingua si possono evidenziare
nell’eloquenza, nella legislazione e nella storia, nelle
prime opere drammatiche e poetiche. La poesia ha preso
spunto da altri paesi e poi è cresciuta nel Lazio,
colorandosi di propria sfumatura. La storia
dell’erudizione romana non ha per noi nessuna
testimonianza, perché mancano le raccolte della
letteratura. Per l’arte i Romani si presentano al mondo
e ai posteri come i conquistatori, che possono disporre
di materiali e di braccia di popoli diversi. Templi e
piazze celebrano le vittorie e la potenza. Non sappiamo
se alla grandezza di Roma abbiano contribuito più il
valore o la fortuna. Alcuni danno il merito al valore e
alla saggezza politica, su cui si è andata costruendo.
Con Roma si perfeziona un altro anello della civiltà e
della cultura. L’esempio dei popoli greco e romano
risplende della storia e incoraggia a sforzi simili con
uguale assistenza del destino.
LA CIVILIZZAZIONE
Nel genere umano la “civilizzazione” comporta che
insieme alla forza animale del corpo indebolisce la
disposizione al selvaggio e si formi una più delicata
concezione della vita.
Un genere umano privo di passioni non avrebbe mai
sviluppato la sua ragione e si troverebbe ancora in una
caverna troglodita.
L’umanità è un disegno di forze così cieco e ricco che
nella natura tutto colloca nella sua precisa
individualità, anche le disposizioni molteplici si
manifestano sul nostro pianeta suddivise tra milioni di
esseri. Su di esso nasce tutto ciò che può e si conserva
se trova l’ambiente adatto alle leggi di natura. Ogni
uomo reca in sé tanto nel corpo quanto nell’anima
l’armonia, per cui è formato. Attraverso errori,
educazione, bisogno, esercizio, ogni mortale cerca
l’armonia delle sue forze, nella quale soltanto si trova
la piena funzione della sua esistenza, ma pochi sono gli
eletti che la raggiungono. Sul Giudaismo e sul
Cristianesimo in particolare influì la filosofia
orientale, figlia della filosofia eclettica e
neoplatonica, che si estese fino all’Estremo Oriente. Ma
la diffusione del cristianesimo non portò mai alla
edificazione di uno Stato perfetto: ben presto passò
l’entusiasmo e la dottrina cristiana fu costituita da
complessi riti e neppure il prestigio dei sacerdoti pose
rimedio. Il Cristianesimo in Egitto e nel mondo greco
bizantino prese aspetto ascetico. Portò confusione per
la sua interpretazione riguardo la politica, le arti e
le testimonianze dei culti pagani.
A Roma il Cristianesimo fu prima tollerato come tutte le
altre sette, poi perseguitato, perché nel rifiuto del
culto all’imperatore si avvertì una minaccia politica.
Si ebbero i martiri e intorno alle tombe di questi si
riunirono le comunità religiose con la guida dei
vescovi. Col diffondersi del Cristianesimo, si affermò
l’importanza del vescovo di Roma, che impresse un
carattere romano e che causò non poche discordie in
Oriente.
LE INVASIONI BARBARICHE
Fu un baluardo contro le invasioni barbariche. Con la
calata dei barbari abbiamo notevoli mutamenti in Europa.
I Visigoti, contrariati nelle loro legislazioni, dopo
molte lotte si convertirono al cristianesimo.
I Vandali ebbero fortuna con Genserico. Vita breve per
gli Unni. Odoacre mise fine all’Impero Romano
d’Occidente. Importante il regno di Teodorico, amante
dell’arte, capo degli Ostrogoti.I Longobardi, dopo
Alboino, rifiutarono un sovrano. Gli Alemanni furono
soggiogati dai Franchi e così anche i Burgundi, popolo
mite. Buona sorte per i Franchi per l’ordinamento
politico e per la posizione geografica favorevole. Con
Clodoveo si formò il primo regno germanico. I Franchi
con Carlo Magno promossero le arti e le scienze, ma con
la sua morte tutto finì. I Sassoni sbarcarono in
Inghilterra per aiutare i Bretoni, invece si
impadronirono di tutto il Paese. Molte stirpi tedesche
si diedero alla pirateria. Spiccato il rispetto per la
donna, l’amore della libertà, la difesa della
cristianità, questi popoli avevano un ordinamento che
sarebbe stato conservato nei secoli, se non ci fosse
stato il Papato. I barbari si circondarono di chierici e
vescovi per la loro cultura. I beni della chiesa,
sottratti allo Stato, divennero un solo bene comune col
governo del vescovo di Roma. Herder ha dimostrato la
connessione che esiste in un popolo che assorbe
naturalmente tutto l’ambiente, in cui viene alla luce e
soprattutto usi e costumi. Un uomo non è un episodio
isolato, ma una somma di fattori atavici. Se l’Europa
fosse stata una plaga ricca come l’India, calda come
l’Africa, isolata come l’America, non si sarebbe
realizzata la sua civiltà e la sua preminenza rispetto
agli altri popoli. La sua posizione nel mondo, invece,
l’ha aiutata anche nel periodo di profonda barbarie;
soprattutto le hanno giovato i fiumi e i mari. Il Clima
e i resti del mondo degli antichi greci e romani hanno
contribuito pure ad aiutarne lo sviluppo: la grandezza
fondata sull’attività e lo spirito d’invenzione sulle
scienze e su un comune sforzo di emulazione. Anche la
pressione della gerarchia romana era forse un gioco
necessario per i popoli rozzi del Medioevo. Senza di
essa forse l’Europa sarebbe stata preda dei tiranni,
teatro di eterni contrasti o un deserto mongolico.
IL MEDIOEVO
Herder ferma la sua attenzione al Medioevo, considerato
a torto dagli illuministi negativamente. Quella che era
stata ritenuta un’epoca d’ignoranza, di superstizione e
di pregiudizio, viene ora intesa come l’infanzia delle
moderne nazioni, alla quale debbono rivolgersi queste se
vogliono ritrovare l’origine delle loro remote
tradizioni. Infatti, solo nei popoli, in cui tutto è
racchiuso nei limiti di una nazione la cultura sorge da
particolari bisogni in un ambiente ben determinato.
Da questo excursus si nota Herder abbattere le barriere
artificiose della psicologia illuministica e la storia,
l’universo non possono apparirgli diversi dall’anima
sua, per cui devono annullarsi anche le barriere tra le
individualità dei singoli popoli. E’ vero che per popolo
egli intende “un popolo cresciuto nella propria
individualità”, ma presto gli balena l’idea di comporre
sinteticamente, nella sua caratteristica, lo spirito di
ogni popolo e di ogni epoca e allo stesso tempo di
spaziare oltre con lo sguardo sulla “catena di
mutamenti”, iniziata al tempo delle origini che non si
spezza nemmeno con noi. E’ questo il filo della civiltà
del genere umano, che si snoda al di sopra di tutte le
epoche e di tutti i popoli, che Herder cerca di
afferrare e interpretare in tutta la sua attenzione.
L’impresa non è nuova, il concetto di catena non è
originale, egli è stato preceduto da Voltaire. Anche
Montesquieu ha notato la progressiva evoluzione delle
condizioni e dei frutti del genere umano. Merito
dell’Illuminismo è di aver posto il problema di
comprendere il dramma comune della civiltà umana.
UN COSMOS DI FORZE
Non essendo sufficienti i mezzi giusnaturalistici e
meccanicistici, Herder aggiunge il pensiero derivato
dalla corrente platonico neo platonica, il cui concetto
fondamentale è di concepire il mondo e la natura come un
cosmos di forse nate da Dio e dalla molteplicità
nell’esperienza. Durante il viaggio marittimo del 1769,
tra le idee più ardite del giovane Herder c’è questa:
che la scienza naturale della sua epoca si trova davanti
al compito nuovo di dover comprendere la necessità
intima delle cose dal loro ordine esteriore. “Che cosa
avverrebbe se si riuscisse a toccare la catena degli
esseri che dominano la natura e a diventare interpreti
della divinità?” Pensiero costante. E’ gigantesco
concepire la storia dell’umanità nello spirito
neoplatonico come una unità di intima vitalità e
necessità. E’ giunta l’ora nella storia dello spirito
dell’umanità. Grande problema per Herder l’origine della
religione monoteista.
IL PENSIERO STORICO
L’Illuminismo secolarizza il pensiero storico, mette da
parte i misteri dogmatici cristiani ed insegna ad
interpretare la vita storica e quindi anche la religione
secondo un concetto immanente ed umano. Herder segue
tale strada dotato, però, dei suoi nuovi metodi di
conoscenza, in cui è tuttora vivo il pietismo, giuntogli
attraverso Hamann, ma è abbastanza teologo da
riconsiderare sempre anche la possibilità di una
rivelazione sopra naturale per i suoi studi comparati
delle religioni. In gioventù considera tutte le
religioni come fenomeni della natura e vede la
principale forza motrice della primitiva religione nella
paura e nel timore delle dure esperienze della vita.
Herder progredisce rapidamente nel campo della visione
storica individualizzante e mette in rilievo i tratti
paesistici orientali e nazionali nella storia della
Genesi biblica, libero da sistemi fisici e dogmatici, ma
con l’animo pieno d’ardore per l’animo giovanile dei
popoli. Ma la rivelazione originaria di Dio agli
Orientali, come gli appare nel racconto della Genesi,
non è più una manifestazione particolare.Egli vi vede
invece un processo intimo dell’uomo destato da forse
concessegli da Dio. Nella sua aumentata religiosità Egli
nota in maniera tangibile l’azione di Dio negli uomini e
nella storia. Durante il periodo giovanile la sua
concezione dell’origine delle religioni non israeliane è
più realistica e, come Hume, Egli tenta di interpretarle
per mezzo di una psicologia universale comparata
dell’uomo primitivo. Ora invece considera come il seme
dello sviluppo gigantescamente ramificato di un intero
mondo di popoli. Così, nell’interiore sviluppo attorno
al luogo di origine della rivelazione nella Persia, in
Caldea, in Egitto, in Arabia, Egli vede tronchi e
germogli sorti da una unica radice. Singolare e
fantastico eccesso di un concetto biologico-vegetativo
presentato come elaborazione di un concetto teologico
della storia e dello spirito. Invece di perdersi nello
studio individuale di singoli popoli, Egli segue
l’emigrazione da un popolo all’altro, ne studia le
assimilazioni, le trasformazioni nazionali e rileva
sempre contemporaneamente i rapporti internazionali e le
caratteristiche nazionali.
LA VISIONE DELL’UOMO INFANTILMENTE PURO
La fede teologica nella rivelazione originaria di Dio,
cui Herder si abbandona a Bucherburg, ha preso vita:
Egli già da tempo ha la visione dell’uomo infantilmente
puro e primitivo delle origini, dell’uomo dell’alba, una
specie di rivelazione umana originaria. I valori
dell’infanzia e dell’epoca primitiva dell’umanità gli
appaiono inimitabili e irripetibili. L’opporsi alla
nostalgia di un ripristino del passato dimostra che nel
suo animo vi sono dei contrappesi vivi contro un culto
dogmatico del passato.Tale opposizione attesta la forza
del suo nuovo senso per l’individuale alla ricerca di
una sfera per la propria attività non soltanto nel
periodo primitivo dei popoli, ma nell’umanità intera. Il
senso per l’individuale sorge da origini estetiche. La
natura infatti ha dotato di capacità per intendere la
poesia. Quando a Bucheburg in Lui si desta un bisogno
spirituale specialmente religioso, ciò che è sacro
diventa anche bello. Fusione di valori estetici e
religiosi dei periodi primitivi anche con la particolare
sensibilità per la natura. Il cuore umano si abbandona
con entusiasmo ai fenomeni eternamente belli della
natura, in cui ritrova i suoi bisogni etici e religiosi.
La fiducia in Dio riesce ad avvicinare il senso estetico
anche ai fenomeni storici, che prima se ne allontanavano
e formavano dei legami tra tutti: si costituisce così un
senso universale della storia. Egli si riallaccia
all’antica dottrina cristiana sul riscatto progettato da
Dio per salvare l’umanità storica. Egli riconosce la
validità di tale dottrina per la vita delle singole
nazioni e forse anche ogni impresa umana. L’epoca dei
Patriarchi gli appare come un giardino per educare le
prime piante umane: da qui parte la sua catena storica
universale. Herder si lascia guidare dal sentimento, che
ha inizio nel vicino Oriente nell’antichità ed è giunto
fino a noi. Herder scrive con il palpito e l’ansia di
chi indagando nei millenni vuole individuare le origini
del suo destino e dei suoi tempi. Quando l’esposizione
si avvicina alle vicende d’Occidente, con insistenza
risuona il termine destino. “Maturità del destino del
mondo antico”: con questa espressione densa di
significato egli caratterizza i Romani e la loro opera
di infrangere le muraglie, che dividono una nazione
dall’altra. Il concetto di destino è l’arma usata per
spezzare la superbia intellettuale degli Illuministi.
LA QUESTIONE FONDAMENTALE: I POPOLI NAZIONE
La questione fondamentale di tutta la filosofia
herderiana è l’organizzazione umana. Al pensiero
politico Herder apporta nuova materia con la sua umanità
e i popoli-nazione. I caratteri nazionali si trovano nei
popoli ingenui, infantili, nei loro canti e costumi e
nelle loro religioni. Su questo punto la derivazione
rousseauiana è evidente, ma invece di una qualità
generica come la bontà, l’innocenza dei primitivi,
Herder ne vagheggia e descrive la pura poesia. La poesia
persiana, la drammatica degli indiani, la musica
chiesastica, l’antica prosa tedesca, le cronache
leggendarie sono scoperte estetiche dovute ad herder.
Egli ascolta e raccoglie con infinito amore le voci dei
popoli nei canti e fissa così le due fondamentali
equazioni di primitivo con sincero e bello, di popolare
con vergine e vero, ricongiungendo il divino all’umano
nella coscienza anonima di gente scomparsa, dispersa,
lontana. E’ questo l’elemento più saldo della fede di
Herder nel mondo. Egli dubita qualche volta della
divinità dell’uomo, ma crede sempre nella divinità
dell’infanzia. Il processo della storia umana è
assimilato alle successive età della vita individuale,
interpretando l’Oriente come l’infanzia, la Grecia come
la giovinezza, il mondo romano come il raggiungimento
dell’età virile.Con Herder l’Umanesimo perde il suo
significato tradizionale di culto per il mondo antico,
sia esso romano, greco per innalzarsi ad una scoperta di
tutta l’umanità nelle sue varie manifestazioni. E’
questo un ideale pedagogico, perché un orizzonte più
vasto e senza confine arricchisce la propria umanità.
Herder può essere considerato il fondatore di un moderno
umanesimo anche rispetto al culto della grecità,
iniziato da Winckelman, perché il suo umanesimo si
sgancia da un culto esclusivo per il mondo antico,
comprende tutte le forme storiche della civiltà umana,
include anche l’interesse per la natura, intuendo che è
umanistico tutto ciò che arricchisce e forma lo spirito
umano. Il linguaggio è il meraviglioso mezzo per la
formazione dell’uomo, che lo distingue dagli altri
animali e dalle piante. C’è un legame indissolubile tra
l’ambiente naturale e geografico e il carattere
spirituale del popolo che in esso sviluppa la sua
storia. La varietà della configurazione geografica è la
premessa della varietà delle città greche modello
perfetto di umanità. Pura civiltà in quanto i greci non
hanno subito né influssi, né dominazioni straniere. Ciò
ha permesso di svilupparsi con fedeltà alla propria
natura. I Romani, invece, sono dominatori. Tutto nella
civiltà romana è subordinato alla necessità e ai
problemi del dominio: storia, eloquenza, legislazione le
forme principali della loro cultura. L’arte tende a
rinsaldare il patriottismo, con l’edificazione di
monumenti celebrativi. E l’ispirazione dei costumi e
della cultura è funzionale allo scopo sempre della
dominazione, che è stato il destino e il compito di
Roma. La vita dell’uomo rivela la sua costante tendenza
alla spiritualizzazione, a dare un senso di spiritualità
agli istinti che nell’animale restano immersi nella
materialità. L’uomo può definirsi l’essere, il cui
compito è di convertire la naturalità in spiritualità. |