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Un'esplosione di Umiltà
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di Rosy Gubitosi
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Salvatore Flavio Raiola nasce il 20 agosto del 1935 a Torre del Greco. L’infanzia trascorre nella zona di Santa Maria di Costantinopoli, zona popolare della città. Nello stesso palazzo, e compagno di giochi, abita Mimmo Liguoro, oggi giornalista RAI.
I primi contatti con l’arte nella città del corallo sono prolifici: da un lato la festa dei Quattro Altari con le opere di Nicola Ascione, dall’altro il circolo Morelli che vantava la presenza di De Corsi e Mennella.
Il giovane Salvatore frequenta assiduamente la sede del Circolo con il padre Raimir, autore di canzoni napoletane e amico di Ernesto Tagliaferro, un big della canzone.
Dopo la guerra, Raiola scopre il teatro. Per la pittura segue con entusiasmo le lezioni tenute da Barisani, suo primo maestro. L’Accademia rappresenta un momento di svolta nel 1954. Giovanni Pisani, Carmine di Ruggiero, Carlo Alfano, Luca Monaco, Lorenzo Scolavino, Lucio Del Pezzo sono i colleghi dell’avanguardia napoletana, ma Salvatore segue i suoi schemi e le sue folgorazioni, tipo la pittura pompeiana. Poi nel 1960 la sua produzione s’incentra sulla figura umana. Da educatore è stato insegnante nella scuola media e Presidente della Loreto Starace, associazione cattolica
Oggi il Maestro ha realizzato pannelli su Federico Fellini.
Franco Penza, su L’INFINITO, delineando il suo profilo umano più che pittorico, scrisse di Salvatore Flavio Raiola che: “La sua pittura è una esplosione di umiltà, che tenta di annullare la megalomania dilagante”.
Nei cinquant’anni di pittura dal 1954/2005 ha tenuto personali e collettive in tutt’Italia, a Parigi ed in Spagna.
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Il Novecento a Napoli
e Aldo Terracciano
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da "Antologia L’Infinito"
di Franco Penza
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In pittura l'Ottocento, va oltre il secolo, sino alla prima metà del Novecento, perché i maestri hanno operato nei due secoli, da Michele Cammarano (il pittore che visse la lezione degli Impressionisti) nel 1920 a Gemito, Achille D'Orsi, Vincenzo Volpe, F. P. Michetti nel '29; ad Antonio Mancini nel '30. Caprile, Migliaro e Rubens nel '36, '38, '42 e Attilio Pratella nel '49. In pratica, l'Ottocento fino alla seconda guerra mondiale, anche se fra i due conflitti - dagli anni Venti ai Quaranta - da registrare il Futurismo (movimento artistico europeo dalla matrice italiana), e Emilio Notte Luigi Crisconio a cui va il merito di scuotere la pittura di tradizione a Napoli. I futuristi (da Cangiullo a Cherardo Marone, a Roehrssen e a Francesco Meriano) non dettero un nuovo corso alla pittura intorno al Regio Istituto di Belle Arti (poi Accademia) e alla Promotrice Salvator Rosa. La pittura negli anni Venti, stagione di Michetti e di Mancini, Cammarano a Parigi e la scoperta di Courbet senza effetti.
Aldo, Sarah e Franco
La pittura napoletana legata a Morelli, Secessione dei 23, nel 1909: Edgardo Curcio, Uccella, Pansini, Eugenio Viti, agganci all'Art Nouveau. Curcio senza l'influsso di Morelli fra Crepuscolarismo e Liberty. Fortunato Depero, nel settembre del '17 a Capri, non trova consensi. Volpe, Balestrieri, Irolli, Mercadante, L G. Buono, De Verdi, Siviero, Ierace, Barillà,
Caprile, De Corsi: maestri della "veduta",
della natura morta, del bozzetto.
(Continua...)
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Guglielmo Roehrssen
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Lutto nel mondo dell’arte
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Nella sua casa Museo al Vomero, in presenza di settant’anni di arte e cultura, sono andato a trovarlo l’anno scorso e mi ha detto: ”Non so, se domani ci sarò!” Si è addormentato nel mese di maggio di quest’anno, imponendo con coerenza uno stile di vita, di onestà d’intenti e di arte. Conte di Cammarata, nato ad Ercolano nel 1913, con Marinetti, Cangiullo, Diaz, Balestrieri, Barillà, ha percorso il Futurismo per un’intera esistenza.
(continua...)
Dal 1931 con la mostra futurista al Gran Caffè dello Sport di Napoli entrò di forza nel futurismo partenopeo. Ha tenuto mostre in Italia e a Patrasso, San Pietroburgo, a Lugano, a Buenos Aires. Negli ultimi tempi ha partecipato, arricchendo e dando lustro alle manifestazioni, con noi nella Parrocchia di Santa Maria della Natività di Secondigliano, dove P. Giuseppe Provitera presenta nella chiesa mostre d’arte, arricchendo e dando lustro alle collettive. Roehrssen non seppe accettare il mondo, che andava a rotoli. L'arte moderna è una negazione per i romantici. Dal momento che i canoni dell'arte (prospettiva, segno, colore) fondamentali, vengono accantonati, la libera interpretazione del reale ci conduce nell'abisso mentale con soluzioni di liquidità, anche se i critici d'arte non d'accordo e le espressioni degli operatori culturali sono politicizzati. Roehrssen ha operato sino alla fine, mantenendo fede al richiamo dei suoi ideali degli anni venti, dopo l'adesione al Futurismo e ha lasciato una lezione importante d'arte e di vita. (F.P:)
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