|
IL GAROFANO INSANGUINATO
|
|
di Franco Penza
|
La conobbi nel 1968 nella terra vesuviana, alta, robusta, nasino all’in su, volitiva, con gli occhi aperti sul mondo, appena sedicenne. Ma in quella plaga le mamme decidono per le figlie e così lei mi fu letteralmente strappata.
Per circa un anno ci scambiammo le nostre conoscenze: lei di bambina proiettata nel futuro e io d’uomo alla ricerca di me stesso e dell’altra parte di me che vaga nell’universo.
Forse, secondo il mito androgino, l’avevo trovata. Ma era là, olocausto di altri.
Da quell’esperienza imparai innanzi tutto a non fidanzarmi più insieme con i parenti, formando “maledetti incastri”, a vivere orazianamente, senza pensare al domani, senza amore. Che cosa ho raccolto, dopo anni d’esistenza surrogata? Qualche titolo, un ruolo. Sono un incompiuto, e mi sforzo di apparire diverso, perché oggi in possesso di una tecnica notevole.
Questa donna è un’eroina in una società, che annulla la volontà dell’uomo, condizionando e massificando. E’ uno spirito libero, combattente. Mi ha affermato che non ho osato e l’ho lasciata in balia di una sorte avversa, che ci ha perseguitato per venti interminabili anni.
Ma forse da un” incastro maledetto” è impossibile uscire? Quindi la nostra volontà è annullata e universalizzata? Lasciamo tutto in mano ai teologi.
La ragazza , che era tra i garofani della terra vesuviana venti anni fa, adesso è una grintosa, polemista signora che non si è lasciata scalfire dal tempo. Il corpo è stato barattato da chi ha obbligato scelta e vita, ma la mente resistendo alla tempesta, non è sfiorata dai concetti ammuffiti, mantenendo intatto il sentimento amore, che domina il creato, che dà gioia e morte.
Venti anni, calpestare venti anni. Un omicidio. Una sensazione unica. Una parentesi lunghissima. Un’attesa spasmodica. Smarrirsi per un capriccio di una madre, cercare, annaspando, ansimando e dopo venti, infiniti, impercorribili anni, eccolo, pallido, balbettante, il sentimento intenso, immutato di venti anni perduti. Un delirio dei venti anni in un soliloquio-dialogo inenarrabile. Perdona tutti, ragazza della plaga vesuviana.
Nel dicembre del 1988 rincontro dopo venti anni la signora del garofano rosso.
Dopo 7295 giorni ricomincia la storia senza genitori..Lei separata da molti anni, sale sull’ippogrifo e vola, ma un pettegolezzo rompe l’idillio e apre le porte alla follia...
|
|