I VICINI DI CASA
di Nunzia Marino

Meglio una mala mattina che una mala vicina.
Questo proverbio con i tempi che corrono ha perduto di sostanza. I vicini, brava gente, ti conoscono, sanno tutte le tue virtù, tutti i tuoi meriti e demeriti. Sanno quante volte scendi, sali, esci, entri, se sei sola o in compagnia,. Ti chiedono dove vai, in che negozio spendi, quale merce è la migliore secondo te. E così via. Sanno persino lo stipendio che percepisci, quale cifra raggiungi, comprese le trattenute, sanno se hai una pensione statale, dell’INPS o sociale, ti fanno i conti di tutto. Sanno se fai altro mestiere per impegnare il tempo libero o se per arrotondare le spese alla fine del mese. Sanno delle tue amicizie, chi sono gli amici che frequentano la tua casa e se non lo sanno, con una scusa banale, chiedono. Insomma, sono intesi di tutto. Ricordano tuo nonno, il mestiere che faceva tuo padre, tua madre, le tue sorelle, i tuoi figli. I vicini di casa, brava gente, sono essi i giudici, i tuoi pacieri, i tuoi consiglieri e così via…Cari, carissimi vicini di casa, quando tutto va bene e non hai bisogno di niente! Tutto cambia però quando il vicino di casa è un disgraziato che ha sempre vissuto di espedienti, come ha detto egli stesso, il sig. Esposito nel quartiere Poggioreale a Napoli, la cui edilizia è in buone condizioni. Sono andata a trovare il signore Esposito, è stato facile su breve indicazione datami. Tutta la scala pulita e profumata di detersivo; tutte le porte sfoggiavano i nomi degli inquilini che occupavano gli appartamenti, ma una porta non aveva neppure un segno. Lì dentro c’era gente emarginata per le malattie e per la miseria: il capo famiglia, allettato da tre anni con un morbo gravissimo, la moglie anziana, malata di cuore, il figlio detenuto, il genero ex carcerato e senza lavoro. Nessuno del palazzo sa che in quelle pareti c’è gente che non ha mille lire per comprare un po’ di pane. I due vecchi, impossibilitati a muoversi, aspettano le dame di S. Vincenzo che portano loro qualcosa. Nessuno si prende la briga di spiare e vedere se la porta del sig. Esposito, si apre, se esce ed entra qualcuno, se comprano, se vendono. Quelli non esistono. Se veramente ci interessassimo del vicino, penso che queste cose così tristi non staremmo a raccontarcele.

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I tempi in cui scriveva la crocerossina Marino sono lontani, anzi peggiorati a Napoli. Ma va ricordata la Croce Rossa, grazie anche a queste eroine, l’organizzazione sanitaria internazionale nata a Ginevra nel 1864 con l’accordo di 11 stati tra cui l’Italia, reduce dalla guerra di Crimea (1854-55). allo scopo di garantire il principio che in guerra tanto i militari quanto i civili coinvolti devono essere assistiti, curati e rispettati indipendentemente dall’appartenenza a questa o a quella parte belligerante.. La Croce Rossa e le sue ramificazioni internazionali operano grazie all’attività di volontari, tra i quali abbiamo avuto gente di valore. Oggi, come in tutte le categorie, si tende a chiudersi in corporazioni e il volontariato diventa un’organizzazione, in cui è difficile entrare, se non hai la benedizione celeste.