Narrativa   
Georgiona
Georgina appena nata, ma Georgiona dopo, nacque nel quartiere di Pianura una cinquantina d’anni fa. La sua famiglia per tirare a campare spaccava la lira, come si suole dire nel popolo. Crebbe e si nutrì soltanto di carboidrati, di pasta e pane; la carne o il merluzzo non vide mai.
Alta un metro e mezzo, pesava cento e più chili. Avuto il primo mestruo, sposò l’uomo, che violentava le sue bambine e se la giocò a carte. Da tredici anni a venti subì “violenza” mille volte, nessuno la difese e l’aiutò.
Lei camminava per la città con i figli, che non potevano nutrirsi.
Un anziano con la madre paralitica le dette ospitalità e, dopo la morte, le lasciò l’appartamentino. Cominciò ad elemosinare. L’ennesimo uomo si presentò, la possedette e si fermò nella sua baracca, ma era già sposato e malato di diabete mellito, alimentare.
Geloso e manesco, l’amante controllava la ragazza, senza alcun sostentamento. Uno dei figli cominciò la professione del ladro e finì in galera. Un altro morì sul lavoro mentre preparava i fuochi d’artificio. Lei si prostituì, tentò il suicidio, s’ubriacava e s’ammalò d’epatite virale. L’ultima figlia, uscita dal collegio, si presentò alla madre, chiedendo ospitalità per sé e per la sua amante. Si, era omosessuale e pretendeva che la madre assistesse alle sue prestazioni. Fu cacciata da casa. La sorella di Giorgina, il figlio con la moglie furono uccisi in un agguato di camorra.
Oggi la donna, che frequentava l’Ambulatorio della Carità, raccoglie abiti, cibi, qualche soldo e una parola buona.
Quante Giorgine nel mondo, senza casa, senza soldi, malate, finiscono nella rete dell’organizzazione mondiale della prostituzione. Aiutiamole, non aspettiamo che la globalizzazione sia solo politica e abbandoni gli indigeni. Grazie a nome di Georgina e delle tante Giorgine, che affollano il mondo.