Dopo quarantadue anni, L’INFINITO, ancora responsabile
il sottoscritto, pur mantenendo la sua dimensione locale
cartacea, si presenta per necessità di esprimersi anche
in rete, invitando tutti a collaborare. Liberamente,
come sempre, senza bavagli. Buona lettura. Franco Penza
31 agosto 2007
Nasce L’Infinito, la voce del giovane. A tale annuncio
certamente la mente spazia in un cielo primaverile,
invitante alla poesia; niente di tutto questo: i giovani
di oggi hanno infiniti problemi da affrontare, da
risolvere, mille idee da proporre; essi sono stanchi di
ascoltare i venerandi, i quali credono che il modus
vivendi di mezzo secolo fa valga ancora oggi. I giovani
hanno una coscienza e, se non l’avessero, l’avranno.
Purtroppo, e si deve ammettere, la gioventù attuale si
profila all’orizzonte disorientata, priva di ideali, con
tutte le sue stravaganze, perché non andarle incontro,
porgerle una mano? I giovani sono invitati a
collaborare. Questo foglio, voluto con tenacia da un
gruppo, vogliamo che affermi, e speriamo di cuore,
l’idea dei giovani tutti. Hoc est in votis diciamo con
Orazio: questi i nostri desideri. E con Virgilio: Hoc
opus, hic labor: questo il lavoro. Ogni riferimento alla
lirica leopardiana non è casuale, anche perché noi
abbiamo ammirato il cantore della doglia umana.
LA GIOVENTU’ – L’INFINITO 1965
1961. M’avviai alla Pineta, luogo ameno e salutare, meta
ristoratrice. Con la cassetta dei colori, appena
giuntovi, mi sedetti su un sasso a guisa da poter ben
distinguere il Vesuvio e il verde della pianura campana.
Io amante della quiete mi misi a guardare stupito i pini
che il vento spronava; quel fruscio mi dette la
sensazione che dà un treno in corsa: sembra che porti
via pensieri cattivi e rinnovi le speranze.
Dolce era mormorio…fugaci i momenti…Come avrei voluto
restare là, dove il fruscio degli alberi il cuore
dell’uomo addolcisce. Scesi. Mi rigirai, dopo ogni
passo, dicendo: Addio, a presto! Non c’era nessuno che
mi rispondesse. E i pini, quelle gigantesche figure, che
il vento spronava e piegava a suo modo, sembrava che mi
salutassero. Avvertii la felicità, io che dubitavo della
sua esistenza.
1962. Ho venti anni! Se qualcuno dovesse chiedermi che
cos’è la vita, risponderei a malavoglia che per me non è
esistita mai una vita! Gli anni dell’incoscienza sono i
più belli, ma non lo sono stati certamente per me! Sul
mio labbro non vi è stato altro che un sorriso
sarcastico, rivolto alla mia esistenza. A quattro anni
la prima batosta: a letto per un male, guarii. Pensai di
essere guarito, ma mi sbagliai; anche stando fisicamente
a posto, sentivo un male che non ha rimedi e non ha
sufficienti terapie: malto di pessimismo e di
solitudine. Ad una cosa credo: appena mi allontanerò
dalla mia abitazione, l’aurora ed il tramonto saranno
più maestosi; inni e concenti si leveranno al cielo per
festeggiare.
Questi due stati d’animo dimostrano chiaramente
l’instabilità del giovane di oggi. Dunque, il discorso
sulla gioventù attuale è delicato. Innanzitutto la
gioventù manca di una dirittura morale, appare già
sfiduciata di un’esistenza appena abbozzata.
Contribuiscono all’uopo, senza ombra di dubbio, la
letteratura di oggi, la quale ha come perno la
pornografia ed il cinema. E’ necessario che mi spieghi
chiaramente. La letteratura ha trovato nei giovani un
campo fertile. Il giovane di oggi vuole conoscere,
sapere, tutto ciò che in effetti è la vita e nel breve
tempo possibile. Gli scrittori di oggi l’hanno capito e
bene. E cercano di accontentarli, presentando dalla
prima all’ultima pagina solo situazioni scabrose, che
incuriosiscono il lettore fino al punto da costringerlo
a rileggere più volte lo stampato. Il giovane è lo
scontento di turno del ventesimo secolo: e questo è
grave. Per lui esiste soltanto l’amore, ovvero il sesso:
unico scopo di un’esistenza? Possibile? Eppure,
statisticamente parlando, il novanta per cento
confermerà tale ipotesi. E’ scontento di un vivere
lontano dai suoi ideali, è scontento di tutto. Parlavo
del cinema. Ebbene i registi non sanno che portare sullo
schermo situazioni sconce, prostituzione, pervertimento,
che attirano peggio che una calamita, purtroppo, e dico
purtroppo non perché sia un puritano.
Oggi manca l’insegnamento dei genitori, ai quali piace
divertirsi sulle marachelle dei propri figli, senza
sapere che il loro consenso di oggi potrà essere
deleterio alla loro formazione sociale. E questo
solamente per accennare al punto vulnerabile della
società. Posso sembrare agli occhi del lettore
moralista, censore, ma non è in effetti così. Ma se dico
moderare, non dico annullare. Se dico attenzione, non
dico catapultare. Se dico amore, non dico soltanto
istinto bestiale. Si vorrebbe moderazione in tutti i
campi e non per egoismo, ma soltanto per altruismo. La
gioventù attuale è paragonabile ad una nave che navighi
in acque procellose: ogni ammonimento può sembrare un
cavallone o un flutto violento; ogni avvertimento una
mazzata. Intanto la nave non dico affonda, ma barcolla,
vacilla, senza una meta, senza un approdo, pronta ad
essere risucchiata dal mare. Senza meta quindi ci si
affida all’evenienza; senza approdo, e dove approdare?
Su lidi inesistenti? La gioventù si trova nel vortice
della vita senza sapere il perché! I genitori,
l’ambiente, l’educazione, hanno capitale importanza
sulla formazione del giovane, cose che invece purtroppo
non contano molto oggi!
Gennaio 1965
|