Archivio "L'Infinito"  
L'Osteria
L'Amore
Enzo Panariello
Maria Bruna Tammaro
Alfredo Arrotino
Raffaella De Leo
Anna Maria Gigante
Salvatore Basile
Mario Chiosi
Carlo Longobardi
Giuseppe Penza Jr.
Il Triangolo
Dal Peccato Originale alla Salvezza 3
S.O.S. Casa dello Scugnizzo
La Poetica della Pasqua
Michelangelo Merisi
Padre Domenico Paladino
Dal Peccato Originale alla Salvezza 2
Dal Peccato Originale alla Salvezza
Il Pettegolo
L'incensiere
L'uomo sbarco' davvero sulla Luna?
La Casa dell'Annunziata
Padre Pio tra miracoli e politica
Settembre Andiamo
Note in liberta'
Sogno la Democrazia
Gli Inetti
Itinerari Napoletani
Botticelli
La nota del Medico
Stefano Borriello
I Figli della Strada
Buon Anno e Felice Anno Nuovo
Vorrei un mondo senza poverta'
La mia Infanzia
La sceneggiata Napoletana
Elvira Coda Notari
V Premio Villaricca
Pulcinella Latrine Biologiche
Elucubrazioni
Teatro Anni 60
La Papessa Giovanna
Addio Farfalle del Pianeta
Il Leader
Un esplosione di Umilta'
Una Vita Sbagliata
Associazioni Segrete
Intervista al Medico Pittore
Ambaradan
La Carita' e' inutile se e' pura Esibizione
L’OSTERIA
Sono in un luogo di paradiso: alberi intorno ad un tavolo, sotto un rigagnolo con trote. Il gorgheggio degli usignoli vibra ed esalta l’umanità degli amici, vicini più d’ogni altra cosa. In un esaltante panteismo, sei rapito dalla natura: ti senti un rettile guizzante, amaramente guizzante. La sorgente d’acqua pura immerge nel mistero della vita e della morte, che senti più vero, più vivo, più naturale che mai. L’agnello candido, vittima predestinata per un cibo per gli dei, ci ha raccolti, coordinati, ci permette di ritrovare l’essenza, copulato ovviamente dal bicchiere di Bacco. Grazie alla madre terra, qui più viva che mai, selvaggia, che mi dà la possibilità di ritrovare la mia essenza primitiva.
 
L’AMORE
Non è il caso di parlare del matriarcato. Sepolto da secoli. L’uomo che offre alla donna protezione, compagnia, calore, deve assolutamente e necessariamente ricevere affetto, comprensione dalla compagna, che ha scelto, poi se la sposa gli viene imposta, c’è un vizio iniziale sul quale ci sarebbe da discutere a lungo. Noi siamo esseri molto sensibili, amiamo le cose belle del creato e bandiamo la malafede. Se gli altri ci obbligano a non amare, vanno accantonati. L’amore è completamento, non annullamento L’uno cerca l’altra e la copula matrimoniale sta a testimoniare la raggiunta pienezza di comunione e non solo istinti bestiali. L’amore non è sofferenza unilaterale, è compartecipazione. Bisognerebbe tentare di frenare l'ingerenza degli altri, che si sentono in diritto di emettere sentenze e di dare consigli cattedratici.
La corsa al matrimonio va discussa: una donna sposa un uomo per amore o per avere il mezzo attraverso il quale poter ottenere il nullaosta dalla società per realizzare le sue aspirazioni, l’indipendenza o per annullare la fobia della solitudine? Bisogna ricordare che sulle nostre spalle grava un bagaglio d’ipocrisia, che incide su un rapporto franco e leale.
Ognuno porta dentro di sé tanti piccoli segreti. Dopo non vi deliziate nemmeno davanti alla bellezza dell’infinito. Non vi estasiate neppure ad osservare il mistero della vita. L’insensibilità nasce da una ribellione interiore, quando si ha la consapevolezza di aver smarrito per strada i veri valori dell’esistenza. Ecco dunque il rifugio nel tetto, che non ha niente di familiare. A questo compromesso non possiamo giungere, se non abbiamo la certezza che l’amore serve a completare una dimensione irraggiungibile da soli. Altrimenti è sopportazione, malafede, gelosia. E tutto ciò non è amore, ma inutile, momentaneo possesso e paura di perdere.
 
MARIA BRUNA TAMMARO
Stille di Rugiada
La poesia è una delle espressioni dell’arte, che, se genuina, raggiunge una dimensione universale, perdendo la temporaneità. La ricerca dell’amore impresa titanica in un mondo tecnologico e di mitomani, è coerenza e sacrificio di pochi eletti.
Nelle liriche di Maria Bruna Tammaro ( n. il 1952), con gli echi di un tardo Ottocento, ma con spontaneità, c’è la rincorsa all’amore, che ritrova in una leopardiana immersione nell’infinito, al di là delle convenzioni sociali, della morale corrente, della gestione dei sentimenti.
Librando sull’etereo, ella dialoga con il vento, con il mare e con la luce, che illumina l’essenza vitale, l’amore, il vero amore, il suo amore, con la complicità degli elementi naturali, uscendone con più linfa, più forza, approdando su lidi dorati, molto lontano dal terreno.
SERA DI MAGGIO
Un mercoledì di maggio
Di sera…
Sono per un momento
Alla finestra.
E vedo poca gente passare,
passare in silenzio,
il silenzio della sera,
una sera di maggio…
Sento un grillo cantare,
una lucciola rispondere,
parlo con il mio cuore,
ascolto i miei sentimenti,
odo la tua voce.
E’ una voce che viene da lontano
E mi dà gioia.
La gioia dell’attesa.
Il paesaggio è scuro,
ma pieno di luce,
è la luce che da me
illumina il paesaggio.
(Continua...)
 
ALFREDO ARROTINO
Sento gli echi della poesia di Antonio De Curtis, Di Giacomo, di Eduardo De Filippo, di Jacques Prevert, leggendo i versi di Alfredo Arrotino, che, riproponendo la tradizione, offre un recupero del passato poetico. Interpretando i giganti di ieri, egli contesta i nani di oggi, la società dei consumi. Una nota di malinconia vela lo scritto, ma gli serve per sfociare nella sua liricità. E’ un messaggio per un ritorno ad una società semplice, meno egoistica, più solidale con il focolare domestico.
Franco Penza
CIENTO FUNTANE
Comme vurria turnà
‘ncopp’a sti ggrade
a ssentì ll’acqua scorrere
‘a dint’e ciento cannelle.
Comme vurria sentì
panne a sciacquirià,
c’’o canto d’’e ffigliole
dint’o lavaturo abbandonato.
Comme vurria sentì
remmore ‘e ggiarre
‘ncopp’a ‘na preta ‘nfosa.
Comme vurria turnà
A casa cu ‘na mummera
Fresca, gelata d’acqua ‘e funtana.
Comme vurria ca tutto chesto
Fosse overo e nun fantasia.
 
RAFFAELLA DE LEO
La poetessa cerca l’amore universale nella sua circolarità: nella sofferenza, nella nostalgia, nel fuoco vero, che brucia ogni eresia, nella complicità dell’amico, del fratello, del compagno, dell’amante, nella donazione totale con l’assenza temporanea assoluta del sociale, nel dolce volo di gabbiano, nella delicatezza del fiore, nel verde prato, nell’infuocato tramonto, negli ampi e paurosi silenzi dell’umano.
Franco Penza
LA VITA E’ COME UN FIORE
Un fiore quando nasci,
un fiore quando vivi,
un fiore quando ridi,
un fiore quando muori.
(Continua...)
 
ANNA MARIA GIGANTE
I versi sono dedicati al maestro del cinema Ermanno Olmi sul set del film “Tickets”.
La poetessa nacque a Napoli il il 14 febbraio 1949 e morì il 18 agosto del 2006.
L’espressione agostiniana lasciataci come testamento spirituale “Se qualcuno di voi sta piangendo la mia assenza, non lo faccia, perché io starò sempre lì con voi, giorno e notte, accanto a ognuno di voi sempre presente” è la sintesi di una vita dedicata alla famiglia, come fulgido esempio di mamma, di moglie e di nonna.
L’APPUNTAMENTO
I miei sogni perduti
Raminghi, furtivi
Lasciavano ad uno ad uno
La mia mente, già stanca.
Alle mie spalle, percorrendo l’universo
Di ideali terreni, scorgevo solo
Un giardino di fiori sfioriti,
trasognata una sera,
un mago buono mi sorride,
mi apre le porte del Paradiso
ee scopro che la vita
non è solo una belva in agguato,
ma è magia che vale la pena di vivere
anche tra rumori e gente sciocca,
che ha perduto il senso
della gioia perfetta,
attraverserò i miei giorni,
tra la coltre dell’umana indifferenza
ripensando a ciò che più non tornerà.
Ora crescono i fiori nei campi
Dove la terra rivive col mio nuovo respiro.
 
SALVATORE BASILE
Da buon autodidatta, non si è accorto del villaggio globale, dell’era audiotattile e,fortunato lui, vive ancora di sentimenti genuini: religiosità, paternità, fraternità. Nelle sue espressioni v’è il candore dell’uomo primitivo che cerca le sue origini lontane e affanna nella tecnologia, che ha distrutto la dimensione umana. Egli grida sulla sventura ma è una voce che parla nel deserto. Lasciamogli la speranza che qualcosa cambi..
SOFIA LOREN
Tutte quante se vantano
‘e conoscere Sofia Loren
‘a puzzulana, Scicolone.
Io invece so’ stato overo

dint’e bbracce soie
quanno giraie ‘o film
Ieri oggi e domani.
Mammà m’allattave .

Essa me diceva. Ricciuli’, Ricciulillo
Comme si bellillo!.E me vasave.
Che contentezza. Che felicità.

So cresciuto, scope ’e strade ‘e Napule
e me sonno sempe a Sofia Loren.
‘nzieme a muglierema j ‘e figli mie.
 
MARIO CHIOSI
'A fedeltà'
'Na sera 'e luna chiena
cammenanne p''a città
aret' a mmè 'nu lotano
me fermaie p''a curiosità.

Cufromme 'a capa giraje
'nu cane,c''a tremarella
me guardaie e me fissaie
cu dduie uocchie a zennariello.

'O facette 'na carezza,
isso a mano m'alliccaie
cu ttanta tenerezza.

C''a benedizione d''a luna
m'astrignette forte forte
comme 'nu piezzo 'e pane.
(Continua...)
 
CARLO LONGOBARDI
Lentezza
Stai sempre a pensare “se fosse stato”
però, potevo fare.
Alibi, pretesti, scuse, giustificazioni
tutto la stessa cosa.

Talento bruciato, ambizione piatta
si può fare e si farà domani
niente scadrà, nulla è importante.

Filosofia da bocca amara.

E il basso suona male
Il possibile diventa impossibile
e rimane tale.

L’aria non manca, ma si avverte
i movimenti sono agili, ma si sente l’impulso partire.

Va tutto bene, non c’è paura.
Ma questa accidia rende l’anima scura.


30 novembre 2010 
 
GIUSEPPE PENZA JR.
Giuseppe Penza Junior è nato a Torre del Greco il 27-5-76.
Figlio d'arte, sin da bambino ha dimostrato una sensibilità non comune, in una società che rifiuta la poesia e inneggia la violenza. Il dolore dell'esistenza pervade i suoi scritti, ma fortunatamente la speranza di un domani migliore aiuta a vivere l'uomo, che ha imboccato un vicolo cieco. Non ama l’endecasillabo o la rima baciata, (AABB) o (ABAB), per cui si esprime in prosa poetica.
Carissima nonna, perché te ne sei andata?
Un tempo eri una nonna fiorita,
bella, buona, simpatica.
Ricordo quando mi davi la mano
E mi portavi a scuola;
e quando mi davi le caramelle,
per me rappresentavano
tutte le ricchezze del mondo.
Eri come un giardino
Con allori, fiori, erba in abbondanza.
Ma adesso quel giardino fiorito
Non c’è più: si è distrutto…
A causa del brutto tempo;
quei bei fiori sono bruciati,
per il fuoco, la distesa di erba si è seccata;
gli alberi pieni di frutta, dove sono?
Sono caduti.
Adesso sei un giardino di pietre dure,
sterpaglia, fiori secchi: una palude!
Addio, nonna,
sei partita, nel tempo della mia fanciullezza.
(Continua...)
 
IL TRIANGOLO
di Franco Penza
Un appartamento di sei stanze, due telefoni, ma sola con i suoi 50 anni. In gioventù un uomo con moglie e figli l’aveva stregata, non sapendo di bollarla per sempre. Con la complicità dei parenti, l’alcova a disposizione. La paura di perdere la preda, lo rendeva violento, e, dato il bisogno, la ragazzina sottostava ad ogni genere d’angherie. Nacque una bambina. Come darle il cognome del padre? Chiedendo il consenso alla moglie. Oggi la legge è cambiata. I figli fuori del matrimonio si possono legittimare senza il consenso del coniuge. E’ facile per un uomo possedere più di una femmina, ma non è semplice per una ragazza essere la mantenuta. Per l’uomo è un merito, per la donna un demerito. Si riceve un marchio, che difficilmente si può cancellare. Figlia adulterina, madre prostituta. Le porte si chiudono. La morale ti è contro. L’insonnia, le interminabili notti. Vorresti chiudere con la vita, ma la figlia del peccato vive tutto il dramma della sua origine e il disadattamento in una società, che rifiuta. Comincia la lotta per sentirsi vivi, o meglio continua. La ragazza, per realizzarsi, forma la sua famiglia regolare e la madre, che aspirerebbe a stare con la figlia della colpa, resta nelle sue stanze a ricordare il suo amore, ormai lontano. Nella prima stanza mi accarezzava, nella seconda mi baciava, nella terza mi abbracciava. Delirio della solitudine. (Continua...)
 
DAL PECCATO ORIGINALE ALLA SALVEZZA 3
di Franco Penza
Noè e i figli Cam Sem Jafet e Canaan
La Bibbia racconta che Noè si addormentò a causa di una sbronza che prese e di suo figlio Cam, che entrò nella stanza e vide le nudità del padre. L’incidente ebbe luogo dopo il diluvio universale, quando Noè e la sua famiglia scesero dall’arca e si stabilirono sulla terra ferma. Il libro della Genesi racconta che :”I figli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam, Jafet”; Cam è il padre di Canaan. Ora, Noè coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la visione ai due fratelli che stavano fuori. Allora Sem e Jafet presero un mantello, se lo misero sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro. Quando Noè si risvegliò dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva realizzato il figlio minore; allora disse:”Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà dei suoi fratelli!” E aggiunse: “Benedetto il Signore, Dio di Sem, Canaan sia il suo schiavo! Dio dilati Jafet e questi dimori nelle tende di Sem, Canaan sia il suo schiavo” (9,18-27) In realtà quale fu il peccato di Cam? Noè nella lingua ebraica significa riposato ed è assonante con l’accadico nàhu che significa appunto riposare. Cam vide le nudità di suo padre, e per aver visto la nudità del padre si allude ad un rapporto sessuale di Cam. Siccome nella Bibbia la nudità dell’uomo è la sua sposa, Cam giacque con la sposa di Noè. (Continua...)
 
S.O.S. CASA DELLO SCUGNIZZO
La Casa dello Scugnizzo sorse a Materdei nel 1950 per opera di Don Mario Borrelli, che all’epoca raccoglieva ragazzi di strada, che conduceva nelle macerie della chiesa di S. Gennaro bombardata, sfamandoli e vestendoli. Gli studenti di medicina chiedevano i teschi dal cimitero e gli scugnizzi glieli vendevano. L’organo d’argento a pezzi si rubava, e si guadagnavano pochi soldi per sopravvivere. Un ring rudimentale fu allestito nella palestra e fittato al pugile Raffaele Borraccia, da cui Peppino Penza fu sconfitto nel 1935 in un incontro nella Galleria Umberto di Napoli. In questo momento la Casa ha bisogno dell’aiuto di tutti i napoletani perché versa in gravi condizioni economiche. Un appello perché non sia distrutto un simbolo della bontà napoletana degli anni ’50. (Continua...)
 
LA POETICA DELLA PASQUA
Alessandro Manzoni è tra i poeti, che hanno scritto pagine indimenticabili sulla Pasqua.
Per uno scrittore religiosamente impegnato, l’ispirazione inizia dalla Fede, che Egli ritrova dopo il ritorno alla cristianità.
Per uno spirito profondo, la crisi religiosa riflette la scelta dei contenuti delle opere. Ne La Resurrezione Cristo è risorto! E’ avvenuto il miracolo! Egli non giace più nel sudario: si è svegliato ed ha vittoriosamente aperto il sepolcro. La gioia si è diffusa tra gli spiriti nel limbo in attesa della liberazione. Siamo di fronte a una nuova religiosità, a un alto sentimento di Dio, offerto dalla poesia. (Continua...)
 
A 400 ANNI DALLA MORTE: MICHELANGELO MERISI
(Caravaggio 1573-Porto Ercole 1610)
di Anna Battaglia
Erede della tradizione lombarda, Michelangelo fu allievo di Simone Peterzano, un manierista discepolo di Tiziano. A venti anni si stabilì a Roma e vi rimase fino al 1606, quando, avendo ucciso un giovane, in una rissa di gioco, fuggì a Napoli, a Malta e in Sicilia. La sua fu un’esistenza piena di tensione morale e religiosa, che dà alla sua pittura una carica rivoluzionaria, perché la sua arte consiste nell’immergersi nella realtà e viverla. Propose un’arte rinnovata, opponendosi al retorico mondo romano di fine secolo, in un contesto storico, dove la questione religiosa ha un incidente aspetto sociale. Le sue opere spesso rifiutate, per intercessione del suo protettore il Cardinale Del Monte, ebbero successo. Nei dipinti affronta il problema della storia e non cessa di rappresentare i santi come semplici uomini logorati dalla vecchiaia e cadaveri con un impietoso realismo. (Continua...)
 
RICORDO DI PADRE DOMENICO PALADINO BARNABITA
IN NOME DEL PADRE / Padre Domenico prega per noi, / ora che sei nella verità del poi / per settant’anni - pastore / di anime di terra e di mare. / "Come ti vede il Signore?" / La frase per tutti i peccatori / Che cercano luce nel buio, / per mediare col buon Dio. / Alla morte del mio genitore / diviene padre del mio cuore / e la mia guida della vita. / Dopo aver col dubbio lottato / Per il messaggio di salvezza / Vivo nella divina Certezza


La sua inaspettata dipartita ci ha lasciati sconcertati ed increduli. Per noi rimane incancellabile l’esempio della sua vita di sacerdote dedicata alla Chiesa e agli affetti puri e sinceri per noi suoi amici.
Grazie, P. Paladino, per averci dato tanto.. Signore, dà la luce eterna a Lui e a noi la forza di seguire il suo esempio.
Mario Geremia
 
DAL PECCATO ORIGINALE ALLA SALVEZZA 2
di Franco Penza
Caino ed Abele i figli di Adamo ed Eva
La lettura di Genesi 4,13-14 presenta Caino, che ricorda altre leggende: Romolo, (natura celeste) e Remo (natura titanica), Polluce e Castore. Nel racconto si notano contraddizioni e incoerenze. La narrazione dice che Caino era un lavoratore del suolo e Abele pastore di greggi. Se i due fratelli sono figli dei primi uomini, è impossibile. Secondo la paleontologia, i primi esseri umani sono apparsi sulla Terra due milioni di anni fa. Vivevano di caccia, di pesca e dei frutti spontanei del suolo. L’addomesticamento degli animali iniziò solo circa diecimila anni a.C. e l’agricoltura circa ottomila anni a.C. Non poteva Caino conoscere l’agricoltura e Abele essere pastore. Nel v. 4 si racconta che Abele offriva a Dio i primi nati del suo gregge e il grasso degli animali. Tale offerta si registra sul monte Sinai, secoli dopo, quando Dio ordinò a Mosè che il popolo gli offrisse i primogeniti del gregge (Es. 34, 19) e il grasso degli animali (Lv 3, 12-16). Non poteva offrire Abele quello che ancora non era comandato. Più avanti Caino invita il fratello a uscire insieme in campagna (Gn 4,8). Ma essi non abitavano città, se esistevano soltanto loro due e i genitori. (Continua...)
 
DAL PECCATO ORIGINALE ALLA SALVEZZA
di Franco Penza
Attraverso l’iconografia di pittori ispirati
Dagli studi biblici ed archeologici sappiamo che il serpente, in epoca pre-biblica e intra biblica era il simbolo della religione Cananea, che gli Israeliti conobbero entrando nella Terra promessa. I popoli antichi vedevano in lui tre qualità: conferiva l’immortalità, per il cambiare pelle costantemente come perpetuo ringiovanimento; garantiva la fecondità, dal momento che strisciando sulla terra, che per gli animali rappresenta la dea Madre, feconda e datrice di vita; trasmetteva saggezza, perché la mancanza di palpebre e la sua vista penetrante indicavano il prototipo delle scienze occulte. Queste tre caratteristiche fecero del serpente il simbolo della saggezza e dell’immortalità in molti popoli, come gli Egizi, i Sumeri, i Babilonesi, che con la sua immagine simboleggiavano la divinità che adoravano, qualunque essa fosse. Il dio dei cananei, Baal concedeva la pioggia, il raccolto abbondante e la fertilità delle campagne. La forma più comune con cui veniva rappresentato era il serpente, simbolo dell’immortalità e della vita. Baal aveva la compagna Ashera, dea dell’amore e della fecondità. Secondo le credenze cananee, Baal ed Ashera avevano rapporti permanenti per assicurare la fecondità della terra, delle greggi e degli esseri umani. (Continua...)
 
IL PETTEGOLO
di Concetta Penza
Tutto in pochi minuti. Notte di Capodanno. Un ballo, un amplesso e poi il vuoto. Lei professoressa di lettere classiche, lui un giornalista di provincia, con accento napoletano. Lei piena di retorica, lui acqua e sapone. Lui voleva iniziare un dialogo. Lei fredda e scostante calcolatrice l'ha respinto. Egli monta sul treno, a Salerno, ne discende, a Scala telefona, la invita alla Stazione, lei gelida risponde che sta cucinando.
Mortificato, lui si mette in moto, va a casa e le riconsegna la tesi di laurea, della quale pubblicherà una parte su L'Infinito. Ancora più gelida l'atmosfera. Lei lo ignora, il padre vede la TV, la sorella canticchia, la madre a stento saluta.. Finalmente lei gli dedica un minuto e durante la breve conversazione, viene alla luce l'intero dramma esistenziale della professoressa. (Continua...)
 
L'INCENSIERE
di Franco Penza
Ambaradan del Mondo
Arredo nelle funzioni sacre, consiste in un vasetto sostenuto da catenelle, nel quale è un po’ di fuoco e si mette l’incenso. Il turiferario è il chierico che porta il turibolo. Gli italiani incensieri o pettegoli o pennivendoli? Adulare, esaltare, lodare, glorificare o svilire, criticare, calunniare, diffamare.
Qualcuno distribuisce libertà in cambio di denaro. Esistono gli incensieri a pagamento e i turiboli patologici a costo zero. Chi recupera dal basso di socratica memoria, spesso piglia cantonate. E si riceve sul viso verdura di ogni genere per ringraziamento. Le ombre caratteriali negli altri si esorcizzano, inventando personaggi o difensori della cultura mercenaria o del nulla. Una parodia tra i sultani di un’epoca sono i capi di governo, che addormentano il Paese popolare (come la Chiesa) ed esaltano il paese leggero e ricco. Seguendo le mie inclinazioni genetiche di figlio di nessuna casta privilegiata, appiattendo il mondo virtualmente con le sue miserie e le sue ricchezze per un bene transeunte, ho tentato di amare il prossimo, che, oggi delirante di onnipotenza ha stravolto il concetto di bontà ed odia il vicino di casa, se ha una lira in più. (Continua...)
 
L'UOMO SBARCO' DAVVERO SULLA LUNA?
di Rogier Van Bakel
Milioni di persone credono che l'atterraggio sulla luna sia stato una truffa da 25 miliardi di dollari perpetrata dalla Nasa, come suggeriva il controverso servizio fotografico che David Percy presentò sulla rivista Fortean Times 94. In questo articolo Roger Van Bakel interviene nella diatriba tra gli animati teorizzatori del complotto e gli esasperati ufficiali della Nasa.
I libri di storia mentono... così come i video commemorativi e le tazze di caffè con le orgogliose facce sorridenti di Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins. Quando Armstrong scese giù da quella scaletta proclamando che si trattava solo di un piccolo passo per lui ma di un grande passo per l'umanità, stava in realtà posando il piede su un solido palcoscenico coperto di polvere all'interno di un segretissimo studio televisivo nel deserto del Nevada. I "dottori" della Nasa falsificarono completamente l'atterraggio dell'uomo sulla luna. Più precisamente, falsificarono tutti e sei gli atterraggi sulla luna spendendo circa 25 miliardi di dollari per dimostrare al mondo che i Russi non potevano competere con gli Stati Uniti nel campo delle esplorazioni spaziali. (Continua...)
 
LA CASA SANTA DELL'ANN§UNZIATA O AVE GRATIA PIENA
di Concetta Penza
La Casa dell'Annunziata fu eretta nel XIV secolo in epoca angioina come ex voto di due nobili napoletani liberati dalla prigionia. Vi fu poi istituita una confraternita di Battenti e Repentiti, cui si iscrissero i maggiori feudatari del Regno, che fondò un ospedale per gli infermi poveri. La memoria popolare attribuisce ai confratelli il ritrovamento in una notte del 1322 di una neonata in fasce su cui era scritto "buttarsi per povertà"; da questo momento raccogliere e nutrire i trovatelli fu lo scopo principale dell'opera pia. La regina Sancia, moglie di Roberto d'Angiò, nel 1343, eresse a sue spese una nuova chiesa con un grande ospizio che, con il tempo e l'accrescersi delle ricchezze, moltiplicò le opere di beneficenza, tanto che si fondò pure un Banco di prestiti su pegni. (Continua...)
 
PADRE PIO - MIRACOLI E POLITICA NELL'ITALIA DEL NOVECENTO
di Sergio Luzzatto
In sintesi
Fu il 20 settembre 1918, in uno sperduto convento del Gargano, che padre Pio da Pietrelcina vide iscriversi sul proprio corpo le cinque piaghe di Gesù. Non era un momento qualunque nella storia d'Italia. Alla carneficina della Grande Guerra si era aggiunta l'ecatombe dell'influenza spagnola. Perciò, il "crocifìsso vivo" venne investito da una smisurata offerta di preghiera e da un'accorata domanda di grazia. Ma suscitò anche una sorda diffidenza e un'aperta resistenza. La diffidenza dell'Italia laica, nell'infuocato clima politico del "biennio rosso". La resistenza del Vaticano, ostile alle forme più spinte di religiosità carismatica. Così, fin dagli anni Venti la storia di padre Pio si intrecciò strettamente con la storia della Chiesa e con la storia d'Italia. Denigrato dal frate-medico Agostino Gemelli, e quasi perseguitato dai presuli del Sant'Uffizio, il cappuccino con le stigmate trovò potenti difensori all'interno del Partito nazionale fascista. Seguirono decenni di vicende gravi e perfino rocambolesche, tra conversioni e ritorsioni, pellegrinaggi e sciacallaggi, congiure e abiure, finché l'avvento al soglio pontificio di Pio XII non permise il pieno dispiegarsi del culto garganico. (Continua...)
 
SETTEMBRE ANDIAMO
di Enrico La Pesa
Rimembranze scolastiche, nostalgie…e, purtroppo, tristi realtà. Si, D’Annunzio aveva ragione. I suoi pastori a settembre migravano. Realizzavano un’aspettativa, avevano un orizzonte: andavano verso il mare. Settembre, infatti, è un mese fattivo. Si esce dagli ozi estivi, si affrontano nuove realtà. Questo per i pastori dannunziani. E per noi? Cosa ci porterà settembre? Le avvisaglie non sono incoraggianti. In vista: aumenti, difficoltà quotidiane incubo politico. Quest’ultimo non manca mai: sembra che la nostra vita giornaliera non possa più farne a meno. Per giunta, ci sono all’orizzonte le elezioni del 2006. In nome del nostro benessere, tutti i politici si danno già da fare. Ho detto “già”. Ma da un bel pezzo ormai. Lo sport quotidiano dei politici è “promettere e non mantenere”. Loro lo sanno già in partenza, partendo col piede sbagliato; e non se ne fanno un cruccio: tanto, noi, il gregge, ci siamo abituati. D’Annunzio diceva: i miei pastori vanno verso il mare. I nostri politici, dal mare rientrano. Abbronzati, rinvigoriti più in forma che mai cercano di guidare il gregge nelle varie direzioni. Le direzioni più comode ad ogni pastore, naturalmente. E il gregge? Si lascerà sempre guidare fiduciosamente o, meglio, ciecamente, ancora una volta? Che questa fosse quella buona per un risveglio di intelligenza, di utile fattività? Intanto andiamo. Il “tratturo” lo abbiamo appena iniziato. E la speranza, come si è sempre detto, anche questa volta è l’ultima a morire.
 
NOTE IN LIBERTA'
Chiedo scusa, se non stimo gli uomini politici, che mi governano. Chiedo scusa ai pupari, che dirigono la TV, che ho spento, e ai guitti, che eseguono gli ordini per recitare senza tecnica, senza idee, senza nulla. Chiedo scusa, se non ammiro gli imbroglioni, perché prevaricatori. Chiedo scusa, se amo le mogli fedeli, perché non piace l’usato. Chiedo scusa, se non allieta una partita di calcio, perché non gioco. Chiedo scusa, se rifiuto i saccenti e i parassiti, perché mi stancano. Chiedo scusa, se non interessano i ricchi, perché diseredato. Chiedo scusa, se odio i calciatori ignoranti, a cui darei uno stipendio da impiegato pubblico. Chiedo scusa, se infastidiscono l’udito i cantanti improvvisati, perché accelerano l’arteriosclerosi. (Continua...)
 
SOGNO LA DEMOCRAZIA
LA civilta' della morte
Non superando la fase edipica, l’umanità dalla notte dei tempi ha sempre cercato un padre religioso, celeste, biologico, politico, che è poi diventato un ostacolo sociale.
Ieri si credeva che bisognava prepararsi per inserirsi in società; oggi i titoli accademici non producono nessun effetto per un appiattimento culturale. Per anni si cerca se stessi, scavando nella memoria per trovare la soluzione dei problemi esistenziali. (Continua...)
 
LA TRAGEDIA NAPOLETANA: GLI INETTI
da "Primo Amore" di Franco Penza
Il dolore ritrova la poesia. Quella poesia tutta napoletana: schietta, sincera passionale. E’ facile vedere, osservare, riprodurre. Ma vivere in un ambiente visto, osservato, riprodotto significa scendere nell’inferno. E’ facile, con pennellate larghe e guizzi geniali, mettere su un’opera di arte letteraria o figurativa. Ma viverci è impossibile. Eppure viviamo! Case, che sono stamberghe. Case, che mancano di servizi igienici: che hanno un puzzo di muffa o di carogna. Case nelle quali ti infastidisce l’alitare, il respirare altrui, ma sei costretto ad accettare quello stato di cose, perché non hai né la forza, né il coraggio di sfuggire da quella tragica realtà. Case, nelle quali è resa pesante dai volti tristi, capaci solo di sognare per un’intera esistenza! (Continua...)
 
ITINERARI NAPOLETANI
Il Tribunale della Camorra
Al Cimitero delle Fontanelle, in fondo all’omonima strada del quartiere Stella, detto della Sanità, si accede attraverso la sacrestia della chiesa S. Maria del Carmine in grotte naturali, comunicanti tra loro. Lungo i lati delle gallerie sono disseminati scheletri in fila e sopra i teschi adagiati, alcuni lucidi dai continui toccamenti. Inutile chiedersi chi siano questi morti, anche se non mancano individuazioni come il Conte e la Contessa Carafa, che sono i pochi ad essere interi e ad avere una bara di legno decorato. Tra i due, oggetto di culto è soprattutto la contessa Margherita, che i fedeli chiamano la principessa, forse per la coroncina di fiori di seta.
La principessa è qui dal ’34, da quando fu ritrovata nei sotterranei del Maschio Angioino nel corso di lavori di rifacimento. Come lei, altri resti umani, scoperti in varie chiese, sono stati portati alle Fontanelle accanto ai primi cristiani morti durante le persecuzioni di Diocleziano. Le grotte erano catacombe, dove non solo ci si rifugiava, ma si seppellivano anche i defunti. (Continua...)
 
SANDRO FILIPEPI DETTO BOTTICELLI
di Alessandro Aldi
Botticelli pittore di storie sacre e profane.
Nasce a Firenze nel 1445 nel quartiere Ognissanti. Muore nel maggio 1510 e viene sepolto nella chiesa d'Ognissanti.
Nel luglio I478 Botticelli viene chiamato da Lorenzo dei Medici il magnifico per gli affreschi degli impiccati che presero parte alla cospirazione promossa dalla famiglia dei Pazzi il 26 aprile dello stesso anno, contro i Medici Lorenzo e Giuliano, avvenuta nel Duomo di Firenze durante la messa; dove Lorenzo riesce a fuggire e salvarsi mentre Giuliano muore. I congiurati arrestati, sono poi condannati a morte per impiccagione; da cui gli affreschi degli impiccati raffigurati, all'esterno del palazzo, andati distrutti nel 1494 dopo la cacciata dei Medici. Di questi affreschi rimane un disegno di Filippino Lippi ora al Louvre. (Continua...)
 
LA NOTA DEL MEDICO O DEL SALUMIERE?
di Franco Penza
La tecnologia ha complicato la vita umana. La burocrazia, creata dal non addetto ai lavori, ha completato il discorso, dando più importanza alle carte.
Il medico di base distribuisce farmaci ed incarichi agli specialisti: il paziente esigente, con la personale richiesta, non permette di visitarlo, perché sa tutto di se e degli altri!
Da qui la difficoltà del medico di base, che, seduto, offre ricette e farmaci come un salumiere. Il numero dei pazienti per i massimalisti è enorme (da 1500 a 2000): potrebbero lavorare tre medici… (Continua...)
 
STEFANO BORRIELLO
Al Museo Minimalia di Fuorigrotta dall’8 al 30 aprile
Nasce a Torre del Greco nel 1940, dove risiede. Frequenta la Scuola d’arte locale e si diploma all’Istituto d’Arte di Napoli. Negli anni giovanili sperimenta tecniche, con riferimenti al Novecento (Morandi), e poi si svincola dalle varie esperienze.
Nel 1957 partecipa alla collettiva al Circolo D. Morelli di Torre del Greco, nel 1961 organizza la sua prima personale, seguita da una seconda nel 1963 e una terza nel 1965. Insegna disegno e storia dell’arte.
Nel 1968 personale a Cagliari. Nel 1975 al Centro d’arte Cava dei Tirreni. Nel 1976 è presente con Del Pezzo, Di Bello, Tatafiore, Barisani alla Mostra proposta Museo laboratorio delle arti visive a Napoli alla Mostra d’Oltremare. A Napoli nel 1978 installa opere tridimensionali sulle pareti del Centro Ricerche Artigianato e Design “L’Ellisse”. Personale nel 1986 alla Galleria La Vela di Torre del Greco.

"Attualmente la sua ricerca è indirizzata verso l’analisi della percezione dell’immagine, la cui forma precostituita, geometricamente e cromaticamente definita sulla superficie dell’opera, viene gradatamente destrutturata e quasi totalmente cancellata da progressivi interventi di accumulo e sottrazione di materiali (pittura, collage, assemblaggi, immagini computerizzate)".
 
I FIGLI DELLA STRADA
di Franco Penza
1957. In un misero vicolo della periferia di una delle tante città di questo mondo vivono i figli della strada rimasti senza il consiglio paterno e l’abbraccio materno; vale a dire senza quelle guide che servono ad ognuno di noi per poter divenire uomini adatti alla società. Un giorno, uno dei tanti trascorsi nella monotonia, mentre giocano, appare un uomo, vestito lussuosamente. Il gioco è fermo, tutti gli sono attorno. Egli desidera che qualcuno vada a lavorare nei suoi stabilimenti di tessitura. Diomede ed Egisto seguono il richiedente. Gli altri s’avviano alla stamberga. Tutti a dormire, eccetto il bigotto, che resta sulla soglia, testa tra le mani, meditazione su meditazione. A sera già è pronto il piano per compiere il misfatto ai danni del benefattore. Geronzio esorta loro ad evitare di rubare. Deve accettare parolacce senza reazione altrimenti botte da orbi. Rimane ad aspettare. (Continua...)
 
BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO
di Franco Penza
Buon Natale agli invidiosi, ai gelosi, ai guerrafondai, agli imprenditori, agli ipocriti, ai nani, agli alti, ai mendicanti, ai poveri, agli extracomunitari clandestini, ai preti, ai bigotti, ai rompiscatole, alle femmine, alle donne, agli handicappati, ai traumatizzati, ai vecchi, ai giovani, ai grafomani, ai buffoni, ai dittatori, agli innamorati, ai capi, ai sotto, ai buoni, ai cattivi, ai sindaci delle città piccole e grandi, ai ricchi, ai condomini, agli inquilini, ai pensionati, a tutto il mondo, con la speranza che cambi il popolo, che si è imbarcato su una nave senza ritorno, carica di presunzione di vanità, megalomania, di malattia, di nulla. Un augurio particolare agli extracomunitari, che chiedono le coperte per l’inverno, da cui difendersi, dal freddo della notte.
Oggi, purtroppo, se non si suona negli stadi o si canta in TV non si ha il battesimo del successo. Bisogna pur affermare che il programma dei contenuti demenziali in tutte le categorie d’arte è globalizzazione. Il ricco ha addormentato le platee. L’opera dei pupi, delle guarattelle comincia in TV, continua al cinema, nelle strade, nelle case. I risultati sono la pazzia dell’uomo, che crede nella sua onnipotenza.
Un pensiero agli artisti, i cui valori sono calpestati. La suora sacrificata dal suo abito sarebbe potuta esplodere quale musicista ad alto livello, oggi, in tempi bui per l’arte. Ma tant’è! E’ andata così. Ornella Saltarelli, introversa, timida, francescana, vive in un convento, produce musica sacra a fiumi, degna dei creativi del ’800.
 
VORREI IL MONDO SENZA RICCHEZZA E SENZA POVERTA'!
di Franco Penza

Nella foto in alto: una testimonianza del nostro egoismo.

Ammiro tutti gli intellettuali, che dedicano l’esistenza alla cultura, in particolare gli autodidatti, formatisi alla scuola di se stessi. Affettuosamente ti invitavo alla lettura delle recenti interpretazioni bibliche della Scuola di Gerusalemme. Tutto qui. Voglio solo ribadire che io dalla Chiesa di Roma sono distante duecento chilometri, sia fisicamente che moralmente. E permettimi uno sfogo. Io ho il difetto di amare i miei nemici. Per l’amor del cielo, non sono Gesù Cristo. (Continua...)
 
LA MIA INFANZIA
di Concetta Penza
Sono l’ultima di quattro figli. Sono nata nel Golfo di Napoli. Ricordo la mia infanzia molto bella, perché coccolata da tutti. Specialmente da mio fratello il maggiore. D’estate, quando andavamo al mare, mio fratello mi caricava sulle spalle e camminavamo sotto il sole. Quando si arrivava sul posto, avevamo fretta di tuffarci. Ma là era il problema, perché io non sapevo nuotare. E qui cominciava la bravura di mio fratello che tentava di insegnarmi a nuotare. Ma invano, perché io ho ancora paura del mare. Verso l’una tornavamo a casa. Con il sole che scottava dovevamo fare una lunga passeggiata e una dura salita. Io con capriccio non volevo camminare e così mio fratello mi riprendeva sulle spalle. Nella stagione invernale quando era molto freddo, con i temporali, mio padre ci riuniva per recitare il rosario. Oggi ci riunisce la televisione con i suoi inutili programmi giornalieri. (Continua...)
 
LA SCENEGGIATA NAPOLETANA
di Concetta Penza
Nel 1919 una legge impone una tassa del 2% in più sugli spettacoli che si basavano sulle canzoni ed Enzo Lucio Murolo (Napoli 5.4.98 –24.2.75) pensò di creare intorno alle canzoni una trama. In questo modo lo spettacolo non veniva più classificato varietà ma commedia e l’impresario risparmiava il 2% in più. Il primo esperimento du “Surriento Gentile”. Prova generale a Palermo e nel novembre 1919 al Moderno di Torre Annunziata e a Napoli. Prima della sceneggiata la canzone di giacca esprime desideri di libertà di carcerati, atteggiamenti guappeschi, sfociante quasi sempre in un’azione violenta. Prima ancora la Zarzuela, che deriva da zarza, operetta seria e giocosa di musica, prosa e danza d’ambiente spagnolo. Il nome derivava da una Casa de ricreo (ricreazione) il Real Sitio de la zarzuela. La storia della sceneggiata è la storia della compagnia Cafiero-Fumo, poi dei maggio sino a Merola. (Continua...)
 
ELVIRA CODA NOTARI
di Franco Penza
La Dora film tra artigianato e arte
Pioniera, prima e più prolifica filmmaker del cinema italiano, o forse sarebbe meglio dire napoletano (Napoli, seconda in Italia solo a Torino, era una delle capitali del cinema europeo).
Autrice di circa 60 lungometraggi ed oltre un centinaio tra cortometraggi e documentari, amatissima a Napoli e nelle Americhe ma altrettanto cordialmente detestata dalla critica e cultura ufficiali. (Continua...)
 
V PREMIO VILLARICCA SERGIO BRUNI
La canzone napoletana nelle scuole
Sergio Bruni, nome d’arte di Guglielmo Chianese, nasce a Villaricca (ex Panecuocolo) il 15 settembre 1921 da Gennaro e Michela Percacciuolo. La sua è una famiglia povera e Guglielmo lascia la scuola alla terza elementare, perché non ha i libri e perde una scarpa del paio, unico in suo possesso. A nove anni si iscrive a una scuola serale di musica, che forma la banda del paese. Suonatore di clarinetto a undici anni. Nel 1938 si trasferisce con la sua famiglia a Chiaiano, dove comincia a lavorare come falegname. Nel settembre del 1943 a casa per convalescenza, dal 91° reggimento di fanteria di Torino, viene ferito gravemente e trasportato su una carretta in ospedale, dove salva la vita per miracolo. Comincia a frequentare la scuola del maestro Gaetano Lama e del cantante Vittorio Parisi. Il 14 maggio del 1944 debutta come cantante al Teatro Reale di Napoli ed ottiene un buon successo. Comincia a frequentare la “Galleria” in cerca di una scrittura. (Continua...)
 
PULCINELLA: LATRINE BIOLOGICHE
Ricordo di Pulcinella inviato speciale al Campionato del Mondo di calcio negli Stati Uniti impresario di latrine biologiche negli stadi americani
"Mi hanno inviato in America, per assistere al Campionato del mondo di calcio, su una nave, che non finiva mai. Appena sbarcato, mi sono trovato davanti a palazzi che gli americani chiamano grattacieli, tanto che sono alti. Io sono nato e vissuto nel Napoletano e precisamente ad Acerra: lì le cose sono uguali da sempre.
Sono entrato nello stadio, che io credevo una misura greca, invece pare un paese che contiene migliaia e migliaia di persone.
Al centro un rettangolo verde nel quale undici giocatori con la maglia azzurra e undici con la maglia gialla si disputano la finale per l’assegnazione del titolo mondiale con un uomo che dirige il traffico di una palla che deve essere messa in una rete di qua o di là. (Continua...)
 
ELUCUBRAZIONI SU RAGIONAMENTI D’AMORE DI NEO STILNOVISTA
di Franco Penza
Ciao, pensatore, mio piccolo grande amico! E’ vero: ho paura. Perché chiamare i sentimenti per nome, definirli, incanalarli in argini ben precisi, mi ha fatto toccare con mano, realizzare precisamente quello che sta avvenendo. Rifiuto di modificare. Voglio vivere nel sogno, nel fantasticare, nel mondo dell’impossibile, che è poi il mio rifugio. Che cosa mi ha attratto in te? Il modo bonario, a volte ironico, comprensivo di tutto il possibile, come in un grande abbraccio, che mi potesse afferrare nella totalità della mia persona in tutte le sfaccettature di normalità, aspirazione, passato, presente, futuro. Ho sentito che la tua comprensione mi poteva riunire ed in un certo senso senza pretese. Ed allora pensi ad altri modi, ad altri canali per comunicare, per comprendere, per non essere soli. Non cerco l’amore particolare e non lo possiedo. Ma nell’ansia che mi pervade sono spinta all’amore da sempre senza nome. Cos’è un delirio? Ho problemi, tu mi hai offerto aiuto, non cambiare le carte adesso, se è possibile. Amabilità  (Continua...)
 
TEATRO ANNI 60
di Salvatore Flavio Raiola
Mario Ginelli è stato per molti anni uno dei pilastri dell'Associazione Cattolica "LORETO STARACE" di Torre del Greco. E' stato per anni un ottimo educatore e trascinatore in diversi settori della vita associativa. E' figlio di un autentico gentiluomo di nome Peppino, che lavorava quale dipendente SME ora ENEL con cassa in Via S. Noto.
Molto probabilmente Mario nacque nel 1932 la data esatta non la ricordo, certamente, però mi sono avvicinato con molta cautela. Prima d'approdare alla Loreto Starace "A bbascio Sant'Anna" aveva fatto attività presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie. (Continua...)
 
LA PAPESSA GIOVANNA
Claudio Rendina : I PAPI Storia e Segreti-Newton & Compton Editori
…E a questo punto è interessante notare come una leggenda abbia inserito nell’elenco dei papi, dopo la morte di Leone IV e prima di Benedetto III, una donna, la papessa Giovanna. Di questa leggenda, che è stata oggetto di numerose redazioni, letterarie e storiche, dal Boccaccio al Platina e a Lawrence Durrell, mi sembra superfluo rinnovare qui un’ennesima stesura; è significativo e sufficiente riportare il sonetto del Belli intitolato appunto La papessa Giovanna: (Continua...)
 
ADDIO, FARFALLE DEL PIANETA!
di Franco Penza
In un mondo di pazzi, credere d'essere immune dalla pazzia, significa essere doppiamente pazzo! Diceva Giorgio Bernard Show.
Da dove deriva l’idiosincrasia e le origini vediamo qui di seguito. Un esempio a volte vale tutte le esperienze.
In una campagna vesuviana incontrai la coltivatrice di garofani, ragazza imbevuta d'idee di una madre, rimasta nelle caverne.
Per un anno fidanzati, poi, dopo il tentativo d’inserire fratelli e sorelle, in un progetto folle, l’abbandono. Dopo venti anni rincontro da sposati ed avviliti per una vita, svolta male. Lei separata con figli e una valigia di pregiudizi. E lui ammogliato.   
Estate in Romagna. Poi la selvaggia decide di studiare, si diploma con raccomandazione e insegna, sognando per lei e per i figli la felicità da laureati. Complesso d’inferiorità lanciato sulla prole. (Continua...)
 
IL LEADER
di Franco Penza
II leader deve essere un narcisista e paranoico in omaggio a Jung, secondo cui le nevrosi non guarite, possono essere utilizzate. Il leader crea una società di massa.
Se la massa desidera un leader, rivela la condizione infantile del bambino, che senza il padre non sa vivere.
Il leader era in auge nella società umanistica, che si è conclusa con la Seconda Guerra Mondiale, dove si riteneva che un uomo potesse risolvere i problemi di un Paese.
Questo spiega perché in Occidente un Hitler, un Mussolini, uno Stalin non possono più affermarsi: nelle società complesse, come quelle di oggi, le dinamiche sono troppo complicate, perché un singolo uomo possa tenerne il controllo.
Nell'America il presidente degli Stati Uniti è un leader costruito. In realtà è un rappresentante della composizione di interessi che stanno alle sue spalle.
E così, anche nel campo del lavoro, la figura del leader è sparita: abbiamo i capiuffi-cio, dove la dimensione del mansionario e della procedura prevale sulla personalità di chi comanda.
Troviamo invece dimensioni di leader in forme sociali primitive come la mafia, dove la personalità del singolo è decisiva per l'organizzazione.
Il leader riesce a muovere le paure e le fascinazioni dei suoi subordinati., se opera su fattori irrazionali.
Leader ad esempio sono i capi religiosi di qualsiasi religione, ma si sa che le religioni affondano le loro radici nella parte irrazionale di ciascuno di noi, giocando sulle nostre paure, sulle nostre ansie, sul nostro desiderio di reperire un senso.
Dove c'è un leader, si ha la regressione infantile di un popolo a massa. Leggere in proposito il saggio di Freud sulla psicologia delle masse.
 
UN’ESPLOSIONE DI UMILTA’ 
Salvatore Flavio Raiola nasce il 20 agosto del 1935 a Torre del Greco. L’infanzia trascorre nella zona di Santa Maria di Costantinopoli, zona popolare della città. Nello stesso palazzo, e compagno di giochi, abita Mimmo Liguoro, oggi giornalista RAI.
I primi contatti con l’arte nella città del corallo sono prolifici: da un lato la festa dei Quattro Altari con le opere di Nicola Ascione, dall’altro il circolo Morelli che vantava la presenza di De Corsi e Mennella.
Il giovane Salvatore frequenta assiduamente la sede del Circolo con il padre Raimir, autore di canzoni napoletane e amico di Ernesto Tagliaferro, un big della canzone.
Dopo la guerra, Raiola scopre il teatro. Per la pittura segue con entusiasmo le lezioni tenute da Barisani, suo primo maestro. L’Accademia rappresenta un momento di svolta nel 1954. Giovanni Pisani, Carmine di Ruggiero, Carlo Alfano, Luca Monaco, Lorenzo Scolavino, Lucio Del Pezzo sono i colleghi dell’avanguardia napoletana, ma Salvatore segue i suoi schemi e le sue folgorazioni, tipo la pittura pompeiana. Poi nel 1960 la sua produzione s’incentra sulla figura umana. Da educatore è stato insegnante nella scuola media e Presidente della Loreto Starace, associazione cattolica
Oggi il Maestro ha realizzato pannelli su Federico Fellini.
Franco Penza, su L’INFINITO, delineando il suo profilo umano più che pittorico, scrisse di Salvatore Flavio Raiola che: “La sua pittura è una esplosione di umiltà, che tenta di annullare la megalomania dilagante”.
Nei cinquant’anni di pittura dal 1954/2005 ha tenuto personali e collettive in tutt’Italia, a Parigi ed in Spagna.
 
UNA VITA SBAGLIATA
di Franco Penza
Davvero siamo davanti a Una vita sbagliata? per non annoiarsi in una vita incolore di cibo, sesso e sonno, ha vissuto le sue esperienze, nascendo nel convento degli Zoccolanti durante la guerra, con il teatro dentro di sé, quindi non ha difficoltà ad inserirsi, perché figlio d’arte, pugile per imparare la vita intrisa di violenza, poeta per il mondo offertogli dal Creatore, pittore malinconico per la contemplazione del paesaggio della sua anima, giornalista per conoscere meglio la gente sul trespolo e per permettere a tutti di esprimersi, da medico nella Casa degli ex Scugnizzi e nell’Ambulatorio della Carità dà una mano agli anziani, ai senza tetto, agli extracomunitari abbandonati al loro destino da una politica dissennata. 
Un invito alla meditazione.
 
ASSOCIAZIONI SEGRETE - MASSONERIA MAFIA POLITICA
di Franco Penza
Garibaldi, Mazzini, Cavour Massoni? Il regno d’Italia e la repubblica attuati dalla Massoneria?
Non va sottovalutato il fenomeno delle associazioni segrete, ramificato per varietà e per vastità. La storia italiana del dopoguerra è cosparsa di stragi e di omicidi eccellenti, di scandali che si dissolvono nel silenzio: eventi negativi collegati e attribuiti a regie associative occulte. Le vicende sono avvolte nel più fitto mistero: sintomo della presenza di occulti meccanismi, che rendono improduttive le indagini, inquinate e deviate da interferenze di personaggi di alte cariche pubbliche, che sarebbe ingenuo attribuire a volontà isolate. Il fenomeno si inserisce nel contesto di crisi politica ed incostituzionale, che costituisce il suo terreno naturale e che lo genera, nonostante si voglia credere il contrario. Segreta era la disciolta loggia Propaganda 2, che, secondo quanto dichiarato, consentì di acquisire solo una parte delle liste degli iscritti, (ne mancavano 1600), perciò non si sa quanti piduisti siano ancora in circolazione, oltre i noti, molti dei quali rivestono alti incarichi nell’amministrazione dello Stato, o posizioni di potere. Oltre la metà apparteneva alla pubblica Amministrazione. Non sarebbe azzardato ritenere che tramite i piduisti o altri adepti, tuttora ignoti, la loggia P2 si sia rinnovata. Obiettivi i partiti politici, la stampa, i sindacati, il governo, la magistratura, il Parlamento. (Continua...)
 
INTERVISTA AL MEDICO PITTORE
di Alessandro Migliaccio
D. Che cos’è la pittura moderna?
R. La pittura moderna è stata svuotata dai contenuti politici e sociali, che prevedevano l’annullamento della persona umana, nella massificazione globale.

D. Parliamo di operazione culturale?
R: E’ in atto una diseducazione culturale, che ha inficiato tutti i campi, ignorando la storia dell’arte.
Le espressioni, che si sono viste in giro per Napoli, sono arenate alla Pop Art.
E’ un triste ritorno, solo che costa troppo al popolo.

D. Come ti poni davanti all’arte oggi?
R. L’arte oggi è un’identificazione dell’uomo, vuoto e senza pensiero ideologico, sottoposto a frenestesia per il beneficio di pochi. La netta divisione dei ricchissimi e dei poverissimi diventa una immensa debolezza umana. Il Darfur deve soffrire la fame, i barboni devono dormire sulle panchine della villa comunale, la delinquenza deve guidare il mondo. Noi romantici sogniamo ancora un Ambulatorio della Carità, una mensa per i poveri, un’uguaglianza: io vorrei un mondo senza ricchezza e senza povertà.
E’ il mio sogno, che non si potrà realizzare ed è la massima della mia letteratura, della mia pittura, della mia medicina.

D. Che cosa pensi del TOTOISMO, movimento in onore di Totò?
R: Su uno sfondo di lichtensteana memoria e di recupero di immagine, con opere di grafica e di acquerello, ho interpretato e letto le poesie di Totò. Per colore ed equilibrio formale la poesia "Ludovico e Sarchiapone" mi ha colpito di più per l’umanità degli animali a dispetto degli umani.
 
AMBARADAN
di Franco Penza
Non sono cattivo nei riguardi di artisti, scrittori, di pittori, di cantanti, espressione di partito, senza meriti, non è il caso di nominare, che si pongono all’attenzione nazionale con spinte e protezioni, producendo vagoni di soldi. Io non ho la capacità di produrre denaro, perciò sono in un sistema con i suoi limiti.
L’esagerazione rappresenta la nostra immaturità. Non ci ha permesso di maturare una classe politica famelica, che ha fermato la storia.
Noi vogliamo una vita semplice. I settentrionali, Garibaldi e compagni e i Borboni non ci hanno dato esistenza.
Basta mettere un pupo al centro di un tavolo, che abbia il viso duro, ed ecco il Teatro dei Pupi. Oppure 23 uomini in un campo di calcio e attorno centomila persone, cui è tolto il diritto di pensare, ed eccoti la partita della vita, il diversivo, il divertimento, il passeggio. (Continua...)
 
LA CARITA’ E’ INUTILE SE E’ PURA ESIBIZIONE
di Franco Penza
L’AMBULATORIO DELLA CARITA’
Anime buone, L’ambulatorio della Carita’ il movimento spontaneo, sorto anni fa, nonostante tutto, distribuisce indumenti, farmaci, cibo, agli extracomunitari, ai barboni, ai poveri, un’utenza non allineata nei grandi contesti napoletani. Trattandosi di una chiesa abbandonata, ho chiesto d’intervenire alle autorità, ma mi è stato risposto che i diseredati vanno inseriti in programmi di recupero da organizzazioni preposte.
Attendo fiducioso risposta.
Dott. Francesco Penza - S. M. La Nova, 15 - Napoli

Egregio dott. Penza,
ho apprezzato molto il suo desiderio di mettere a disposizione dei poveri le sue competenze professionali e quelle dell’Associazione Culturale L’Infinito, che ella presiede. Attesa, tuttavia, l’indisponibilità di luoghi da poter destinare specificatamente ad ambulatorio medico, La invito a concordare con i responsabili della Caritas diocesana tutte le possibili forme di qualificata collaborazione attraverso le strutture di volontariato già operanti nell’Arcidiocesi di Napoli.
Grato per la generosa disponibilità, La benedico di cuore.
Crescenzio card. Sepe Arcivescovo di Napoli

Gentile dott. Penza,
Sua Eminenza ha letto la Sua lettera di richiesta, che segue altre già pervenute alle quali abbiamo già risposto tempo fa, anche tramite la nostra Caritas Diocesana. Le assicuro che ci siamo interessati al suo caso, tuttavia siamo spiacenti
comunicaLe che per il momento non disponiamo di cappelle o chiese chiuse agibili che potrebbero essere adibite ad uso di ambulatorio. Speriamo in seguito di poterLe fornire indicazioni utili.
La saluto con ossequio,
Don Sebastiano Pepe Segretario Arcivescovo