Linfinito

LA PAPESSA GIOVANNA

Claudio Rendina : I PAPI Storia e Segreti-Newton & Compton Editori

…E a questo punto è interessante notare come una leggenda abbia inserito nell’elenco dei papi, dopo la morte di Leone IV e prima di Benedetto III, una donna, la papessa Giovanna. Di questa leggenda, che è stata oggetto di numerose redazioni, letterarie e storiche, dal Boccaccio al Platina e a Lawrence Durrell, mi sembra superfluo rinnovare qui un’ennesima stesura; è significativo e sufficiente riportare il sonetto del Belli  intitolato appunto La papessa Giovanna:

Fu proprio donna. Buttò ‘r zinale.

Prima de tutto s’ingaggiò  sordato;

Doppo se fece prete, poi prelato,

Eppoi vescovo ,e arfine cardinale

 

.E quanno er Papa maschio siede male,

E morze , c è chi dice, avvelenato ,

Fu ffatto Papa lei, e straportato

A san Giuvanni su in zedia papale.

 

Ma qua sse sciorze er nodo a la commedia

Che ssanbruto je preseno le doje,

E sficò un pupo li ssopra la ssedia.

 

D’allora, st’antra ssedia ce fu messa

Pe ttastà ssotto ar zito de le voje

Si er Pontecife sii Papa o Papessa .

 

E’ importante stabilire perché sorse questa leggenda; la spiegazione la offre Cesare D’Onofrio, nel suo volume la Papessa Giovanna. Delle motivazioni sue che interessa segnalare è che la leggenda ha un diretto collegamento con il concetto della Mater Ecclesia “inserito e rappresentato “nella liturgia della elezione papale utilizzando due imperiali sedie da parto “in genere dette “di porfido “ma in realtà di marmo rosso “sulle quali il neo eletto, all’atto dell’investitura mediante la consegna delle evangeliche chiavi, deve assumere la posizione di una partoriente, cerimoniale che si svolgeva nel palazzo del Laterano e restò in uso dagli inizi del X secolo fino al 1566; fu “proprio la strana liturgia dell’elezione mediante le due sedie forate a dare al maligno spunto di un papa-donna”.

Questa leggenda fu inventata posteriormente all’affermazione del concetto della Mater Ecclesia e proprio per smitizzarlo; circa l’epoca in cui la leggenda possa essere nata, il D’Onofrio propende per il “fosco periodo dei primi decenni del X secolo allorché Roma ed i papi furono completamente alla mercé di donne prive di scrupoli, come Teodora e soprattutto di sua figlia Marozia “prostitute senza pudori”: atmosfera pertanto delle più favorevoli quale terreno di coltura per una leggenda d’una femmina-papa”.

In ultima analisi la leggenda popolare è chiaramente di stampo anticlericale nell’invenzione dell’infamante pratica di mettere una mano sotto una delle sedie di porfido, come ricorda il Belli, per sentire se il papa sia veramente maschio, essa tenta di screditare il primato del pontefice che non può essere appunto altro che “maschio, nel significato vero e proprio di potenza.

Ma la leggenda non riesce a raggiungere il suo scopo; il potere papale non crollerà e Urbano VIII penserà a farlo eternare dal Bernini nelle sculture dei quattro basamenti marmorei del baldacchino bronzeo di S. Pietro. Una serie di sei volti di donna nelle varie fasi del parto rappresenterà il concetto di Mater Ecclesia e il pupo della papessa si riscatterà nel neonato sorridente; esempio unico di arte come espressione gaudiosa appunto del volto del potere, secondo Sabatino Moscati.

 

6/10/2007