Dettato
La vita
La vita è
La vita è la morte.
(F. Penza)
 
Giornale on-line Sociale di Lettere e Arte
  Così s'annega il pensier mio
e il naufragar m'è dolce
in questo mare.
(G. Leopardi)
Direzione: Via Carlo De Marco, 21 B - 80137 Napoli --- Redazione: Viale Galileo Galilei, 27 - 48100 Ravenna
Anno di fondazione 1964
 Ultimo Aggiornamento: mercoledì 01 luglio 2009           Direttore - Responsabile: Franco Penza 
Una fisarmonica distrutta
È una mattina come tante altre, i quartieri iniziano a popolarsi, le bancarelle arredano i vicoli e alla Cumana, il solito tran tran di lavoratori.
Fa caldo, ormai l’estate è vicina. Dopo un inverno piovoso, finalmente il sole è comparso.
La gente dei vicoli del quartiere Montesanto affronta un’altra giornata tra i richiami degli ambulanti e le moto, che sfrecciano tra la folla. Da cornice le sirene delle ambulanze, che si divincolano nelle stradine, che circondano il vecchio Pellegrini.
Napoli è una città come tante in Europa, un misto di culture e di etnie, che stenta ad integrarsi nonostante la sempre più crescente presenza di stranieri, di fatto, diventati base sociale partenopea.
La giornata inizia bene anche per Petru, un “musicista” rumeno. Di buonora, insieme alla moglie inizia il lungo e faticoso viaggio della giornata. Salire e scendere dai treni per intrattenere i viaggiatori ancora assonnati e annoiati dall’affrontare un’altra giornata di lavoro e non poter godere il calore del sole all’aria aperta. Il giovane rumeno con la sua fisarmonica intona melodie della Napoli di un tempo, e la moglie, timidamente, porge la mano nella speranza di raggranellare qualche centesimo di euro. Questa è la vita di tanti uomini e donne stranieri venuti nelle nostre terre, nella speranza di cambiare in meglio la loro vita, e già fortunati di non finire nelle reti della criminalità organizzata. Almeno si spera.
Nascosti nelle viscere di Napoli, invisibili, schivi, timorosi della città appariscente, che non li nota, anche se nel loro tugurio sono felici, con quei pochi soldi di elemosina, essi riescono a sfamarsi per un’altra giornata. E ogni giorno la solita lotta.
Scappano dalle loro città per fame, per guerra, per sfuggire da regimi autoritari o per opposizione politica, raggiungono le nostre terre, proprio come tanti anni fa, quando i nostri nonni speravano di abbracciare la libertà nell’America o nelle fabbriche del Nord industrializzato.
Sono le 19.30, l’orario del ritorno a casa, la coppia di rumeni a passo celere si dirige alla stazione Cumana. La giornata volge al termine, hanno comprato il cibo per la cena e i loro due figli li attendono affamati. Oltre la fisarmonica, che porta in spalla, Petru ha in mano alcune buste di plastica colme di provviste, grazie all’opera buona di qualche passante. “Sarà meglio avanzare il passo” consiglia Petru alla moglie. E così fanno.
Montesanto è ancora viva, anche se meno affollata della mattina, i bancarellari via via iniziano a smontare, tranne qualche africano, che, utilizzando il marciapiede all’esterno dell’ospedale, attende e spera ancora di vendere qualche oggetto con griffe pataccate. Ma il piacere di quei vicoli sono gli odori delle pizze fritte ripiene, che dalle friggitorie invadono le strade.
Nonostante la stanchezza, quel tratto di strada è davvero piacevole. Petru e la moglie sono ad un passo dalla stazione quando, ad un tratto, quattro motociclette giungono alle loro spalle. Un rombo devastante! Una sparatoria irrefrenabile, proiettili all’impazzata bucano l’aria, sembra il Far West, come in un film di Sergio Leone, con la differenza che i personaggi del regista avellinese hanno grinta e forza, si guardano negli occhi e si sfidano. Il musicista sente a un tratto un forte dolore alla gamba e, dopo un attimo, un violento botto al torace gli toglie il respiro. Si accorge di essere stato colpito da due proiettili vaganti, stessa sorte per un ragazzino, che si trova lì per caso, cerca di raggiungere l’ingresso della stazione, ci riesce, ma si accascia al suolo davanti ai tornelli, in quel momento gremiti di viaggiatori che con indifferenza obliterano i biglietti, noncuranti della disperazione della povera moglie che chiede aiuto. Proprio tra l’indifferenza e, a causa di quell’atteggiamento, Petru muore, ammazzato per non aver commesso nulla, un errore che nessuno pagherà. Così si può morire a Napoli!
Finisce una vita di un giovane per la paura di un popolo intimorito tra l’omertà e la noncuranza. Eppure un tempo i napoletani erano considerati generosi, altruisti, solidali. E ora cosa è successo? Siamo vittime di un sistema che incute terrore e rifiuta l’altro. Diciamo pure che siamo intolleranti nei confronti di chi non è come noi, siamo razzisti!.
L’ambulanza arriva in ritardo e i medici constatano la morte, mentre i figli nel tugurio nascosto nelle viscere di Napoli, attendono il papà che rincasi da un momento all’altro. Quel momento non arriverà mai più. Benvenuti a Napoli, terra di sole, di canzoni, di amori e di camorra.
Siamo senza Stato. Non illudiamoci. I sultani non si interessano dei poveri e delle nazioni, la globalizzazione ha fallito ed ha disperso i sentimenti autentici della gente nel mare inquinato.
di Salvatore Formisano
 
Associazioni Segrete - Massoneria Mafia Camorra
Garibaldi, Mazzini, Cavour Massoni? Il regno d’Italia e la repubblica attuati dalla Massoneria?
Non va sottovalutato il fenomeno delle associazioni segrete, ramificato per varietà e per vastità. La storia italiana del dopoguerra è cosparsa di stragi e di omicidi eccellenti, di scandali che si dissolvono nel silenzio: eventi negativi collegati e attribuiti a regie associative occulte. Le vicende sono avvolte nel più fitto mistero: sintomo della presenza di occulti meccanismi, che rendono improduttive le indagini, inquinate e deviate da interferenze di personaggi di alte cariche pubbliche, che sarebbe ingenuo attribuire a volontà isolate. Il fenomeno si inserisce nel contesto di crisi politica ed incostituzionale, che costituisce il suo terreno naturale e che lo genera, nonostante si voglia credere il contrario. Segreta era la disciolta loggia Propaganda 2, che, secondo quanto dichiarato, consentì di acquisire solo una parte delle liste degli iscritti, (ne mancavano 1600), perciò non si sa quanti piduisti siano ancora in circolazione, oltre i noti, molti dei quali rivestono alti incarichi nell’amministrazione dello Stato, o posizioni di potere. Oltre la metà apparteneva alla pubblica Amministrazione. Non sarebbe azzardato ritenere che tramite i piduisti o altri adepti, tuttora ignoti, la loggia P2 si sia rinnovata. Obiettivi i partiti politici, la stampa, i sindacati, il governo, la magistratura, il Parlamento.
Le attività massoniche esistono, ma si ignora o si finge di ignorare dove e da chi siano composte, come la Gran Loggia degli Alam, di cui non fu trovato l’elenco degli affiliati.
Secondo l’attuale legislazione, le Obbedienze ignote e le relative Logge sono segrete e fino a prova contraria lecite.
Le organizzazioni mafiose sono di per sé delle associazioni segrete, delle quali sono noti l’esistenza, gli associati, gli interessi e gli effetti della loro incombenza; salvo a negarne gli effetti, per la forza intimidatrice che da esse promana. Per la natura di tali organizzazioni rispetto a quelle massoniche deviate, apparirebbe a prima vista poco compatibile un collegamento reciproco; ma ciò avviene, ove si considerino secondo il loro assetto originario, e della mafia tradizionale, dedita ai taglieggiamenti ed ai reati contro il patrimonio, e quello della massoneria non affaristico.
Attualmente la mafia si è inserita in tutta l’attività produttiva, impadronendosi dell’economia nazionale, interessandosi di quella internazionale ed inserendosi pienamente nei lavori pubblici e nell’attività politico-amministrativa; dal canto suo, la massoneria deviata ha analoghi interessi, e non si conta il numero degli appartenenti ad essa inquisiti per reati contro la Pubblica Amministrazione o coinvolti in vicende di illecita natura. Tale convergenza di interessi e di attività crea dei punti di contatto, di scambio, di collegamento, ma, normalmente non si verifica una diretta adesione del mafioso alla massoneria. I collegamenti sono assicurati da appartenenti alla massoneria, che sono anelli di congiunzione o cardini tra l’una e l’altra organizzazione. Così le interferenze ad alto livello, per determinate fasce di pubblici poteri o di potentati economici avvengono attraverso i collegamenti massonici, mentre le comunanze di interessi si traducono in consociazioni di attività imprenditoriali. Nei rapporti tra mafia e politica si è creato un circuito chiuso. Secondo alcuni, Cosa Nostra è aiutata dalla massoneria, un punto d’incontro per tutti. Molti uomini d’onore appartengono alla massoneria, perché nella Massoneria si possono avere i contatti totali con gli imprenditori, con le istituzioni, con gli uomini che amministrano il potere diverso da quello punitivo di Cosa Nostra. Uomini politici e mafiosi in Sicilia hanno in comune gli appalti e la massoneria. Punto d’incontro per tutti: anche alcuni uomini della Famiglia erano massoni. Anche i servizi deviati rientrano nel novero delle società segrete, sui rapporti con mafia e massoneria.
La società italiana è nelle mani di gruppi occulti di potere e di consociazioni e congregazioni e che di rado, ed in occasione di vicende clamorose, finge di rendersene conto, perché l’attenzione è distolta o sviata da vicende o controvicende analoghe: come avviene nel nostro Paese, in cui la memoria è corta e non si va oltre l’episodio contingente.
KO la Globalizzazione
Il mercato complessivo significa, in pratica, che gli uomini non si scontrano per la civiltà, per le ideologie, per le religioni, ma si incontrano per mercanteggiare, per pecunia. La Patria, la disciplina, l’autorità del padre nella famiglia, la reputazione sana, il rispetto sociale sono secondari al mercato globale, dopo la competizione per tutti di creare soltanto denaro. Con il rovesciamento dei valori si spiega la sconfitta in un mercato affidato agli spiriti più selvaggi del capitalismo, dove le fabbriche di nuova ricchezza possono essere trasferite da un’ora all’altra in tutti i posti più remoti del mondo, a danno dei locali.
Sono stati sconfitti definitivamente i tentativi di ridurre le disuguaglianze del mondo, con la rapina che i ricchi impongono ai deboli.
Tutti della generazione anteguerra sono gli sconfitti con il loro studio, il futuro da preparare, la educazione sana. La proprietà scriveva Marx è un furto! Dunque vivo in una società di ladri? Mi preoccupa una repubblica presidenziale, con i turiboli incensanti e baciapile.
Frana il Mercato dell’Arte
Il mercato della creatività è franato Spesso si vendono vetrinisti per fenomeni. C’è una sopravvalutazione degli artisti. Sono scomparse le gallerie storiche e frantumate le collezioni, ecco giustificate le mucche in formalina di Hirst. Gli epigoni di Wahrol affermano di recuperare l’arte povera, il concettuale, il pop, ma rendono tutto inoffensivo, in narcosi. Lo scandalo è fine a se stesso: l’accantonamento dei maestri e l’arroganza della critica hanno cambiato lo spettatore. Essi vogliono impressionare, lo choc non dura nel tempo, l’arte perde di sostanza. Esiste solo la manipolazione del mercato controllata dalle case d’asta, ma ancor più dalla pubblicità, dai libri e dai critici prezzolati. La crisi nasce perchè i ricchi non hanno cultura e i colti non hanno soldi. Con la caduta dei titoli tossici, è franato il mercato dell’arte, mostrando il fenomeno dei vetrinisti. Nelle accademie non si usa più un pennello. Le cose sono peggiorate, la quantità prevarica sulla qualità. C’è un problema d’identità specifiche: i critici si sono sostituiti ai pittori. Non sarà un’epoca debole come la nostra a cancellare secoli di storia dell'arte dell’umanità. Eventi falsi producono una supervalutazione di opere prima valutate con moderazione. Il mercato dell’arte, al pari di quello di calciatori e star, fa sognare ricchezza. Un pubblicitario trasforma chiunque in un artista da 25/50 mila euro. I pittori non hanno la possibilità di esporre, con la conseguente eliminazione del pluralismo a favore del più forte: il cinema parlato, l’arte motorizzata, attraverso la video-arte, contribuisce ad eliminare le tecniche della rappresentazione. La pittura ha modificato il paesaggio di Poussin. I dipinti della modernità non hanno cancellato Michelangelo. Non si può eliminare la storia.
di Franco Penza
 
Georgiona
Georgina appena nata, ma Georgiona dopo, nacque nel quartiere di Pianura una cinquantina d’anni fa. La sua famiglia per tirare a campare spaccava la lira, come si suole dire nel popolo. Crebbe e si nutrì soltanto di carboidrati, di pasta e pane; la carne o il merluzzo non vide mai.
Alta un metro e mezzo, pesava cento e più chili. Avuto il primo mestruo, sposò l’uomo, che violentava le sue bambine e se la giocò a carte. Da tredici anni a venti subì “violenza” mille volte, nessuno la difese e l’aiutò.
Lei camminava per la città con i figli, che non potevano nutrirsi.
Un anziano con la madre paralitica le dette ospitalità e, dopo la morte, le lasciò l’appartamentino. Cominciò ad elemosinare. L’ennesimo uomo si presentò, la possedette e si fermò nella sua baracca, ma era già sposato e malato di diabete mellito, alimentare.
Geloso e manesco, l’amante controllava la ragazza, senza alcun sostentamento. Uno dei figli cominciò la professione del ladro e finì in galera. Un altro morì sul lavoro mentre preparava i fuochi d’artificio. Lei si prostituì, tentò il suicidio, s’ubriacava e s’ammalò d’epatite virale. L’ultima figlia, uscita dal collegio, si presentò alla madre, chiedendo ospitalità per sé e per la sua amante. Si, era omosessuale e pretendeva che la madre assistesse alle sue prestazioni. Fu cacciata da casa. La sorella di Giorgina, il figlio con la moglie furono uccisi in un agguato di camorra.
Oggi la donna, che frequentava l’Ambulatorio della Carità, raccoglie abiti, cibi, qualche soldo e una parola buona.
Quante Giorgine nel mondo, senza casa, senza soldi, malate, finiscono nella rete dell’organizzazione mondiale della prostituzione. Aiutiamole, non aspettiamo che la globalizzazione sia solo politica e abbandoni gli indigeni. Grazie a nome di Georgina e delle tante Giorgine, che affollano il mondo.
Poeti e Pittori de "L'INFINITO"
Non Borbonici,  non Fascisti,  ma Popolari.
Erboristeria
Artiglio del Diavolo
Harpagophytum procumbens
Originaria della Namibia e utilizzata dalla popolazione indigena come amaro-tonico, nelle febbri e nei disturbi digestivi, il nome deriva dal greco harpago, che significa uncino da arrembaggio. Infatti i frutti della pianta sono provvisti di uncini, con i quali si attaccano alle zampe pelose degli animali, permettendo la loro diffusione. Il termine procumbens fa invece riferimento al portamento della pianta giacente verso il terreno.
Le ricerche cliniche e sperimentali evidenziano che questa pianta possiede una notevole azione antinfiammatoria alla quale si associano anche attività antidolorifica e antispastica.
L’azione antinfiammatoria si esplica mediante blocco di un enzima che partecipa ai processi infiammatori. Sono stati fatti studi sull’uomo, che dimostrano come questa pianta possa ridurre i dolori nel paziente che soffre di artrosi. Il periodo di latenza per il manifestarsi dell’effetto è di circa 7-8 giorni. Il massimo effetto è raggiunto dopo circa 30 giorni, mantenendosi poi immodificato.
Svolge anche attività di riduzione del colesterolo di moderata entità e azione rilassante sulla muscolatura liscia..
Capsule di estratto secco da 0,300 g. 3 capsule al giorno.
di Concetta Aldi
Al Centro Sociale di Telese Terme
l'ANCESCAO e l'Associazione Culturale De Curtis
presenta SERATA A TOT0',
con le poesie lette e illustrate da Franco Penza e canzoni.
Casa di riposo - Intrattenimento
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La legge elettorale va cambiata!
Negli anni di governo di sinistra (Comune e Regione) i dipendenti e i cittadini della Regione Campania hanno subito gli esperti esterni anche da fuori regione a iosa. Alcuni potrebbero starsene in casa da buoni pensionati. Vogliamo continuare a fingere che tutto vada bene? Non è vero, non è assolutamente vero che c’è Rinascimento a Napoli, anzi c’è decadenza e distruzione morale e fiisica. E’ Alto Medio Evo. Sono in pericolo la Democrazia, la libertà umana, i diritti dell’uomo, il Sindacato, la Salute pubblica. L’esperto esterno è un’invenzione dei politici per mettere nei posti di comando uomini delle lobbjes, con retribuzioni da capogiro e regalo ai potenti. Senza che siano eletti assessori o ministri, il leader nomina persone di sua fiducia.
Senza saperlo, la gente è diretta da sconosciuti. Perché non creare il ruolo interno di tecnico? Forse l’illusione di cambiare per non cambiare nulla… Salito sul trespolo, l’esperto esterno dell’Assessorato alla Sanità scrive che nella struttura lavorano professionisti altamente qualificati con retribuzioni da manovale ed ex manovali analfabeti con retribuzioni da dirigenti. Forse, senza forse, l’obiettivo è di avviarci verso repubbliche presidenziali, verso formule non gradite al popolo. Un’analisi del sociale ci pone davanti a problemi irrisolvibili, perché cozzano con la logica del potere.
Prescritti troppi medicinali non indispensabili e fuori prontuario. Case farmaceutiche industria mondiale della morte. Liste d’attesa negli ospedali infinite. Molti ricchi, troppi poveri. Reality stupido in una TV sempre più inutile. Utile San Remo solo per l’Azienda Italia. Prestiti dai clan al 150% d’interessi. Barboni sotto la Galleria Principe di Napoli con l’acqua a catinelle. Smog nelle città. Auto sempre in moto. Guerre nel mondo. Videi dello strazio. San Gennaro che scioglie il sangue a sorpresa spesso. Non ci sono uomini che possano rappresentarci nelle cariche pubbliche. C’è la corsa al vertice. E pensare che il termine candidato deriva da bianco. Il soggetto indossava un camice candido e si metteva a disposizione del popolo in caso d’elezione all’epoca dei Romani. La camorra invischiata nella politica con i suoi candidati. E i concorsi farsa. E il traffico e l’alimentazione velenosi?
Festa dell'anziano
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Intervista a Michele Fortunato
Nasce a Piano di Sorrento nel 1960, vive e lavora a Torre del Greco. Michele Fortunato si è diplomato all’Istituto d’Arte della nostra città sotto la guida dei maestri Barisani e Romito. Fin da ragazzo, grazie anche all’ambiente familiare in cui ha vissuto, (il papà Francesco apprezzato presepista e il fratello Aniello pittore e scenografo), è attratto dal mondo dei colori, che con abilità e passione incamera.
Segue con interesse la corrente post impressionistica, sorta in Francia nel 1870, i cui maggiori esponenti sono stati Monet, Degas, Pissarro e Renoir.
Le tecniche che Michele predilige sono, per la grafica la sanguigna, e per i paesaggi l’olio e l’acrilico.
Nel mese di giugno del 2008 a Villa Macrina presenta, dopo molte partecipazioni a mostre collettive, dove presenta opere paesaggistiche, una personale dal titolo “Ieri e oggi, personaggi torresi”, una raccolta di disegni, che offrono al pubblico la memoria di gente comune, diventati storici personaggi della vita quotidiana cittadina. I tratti grafici di quei disegni sono attentamente curati, gli sguardi e le rughe narrano i tempi trascorsi dei raffigurati.
La sanguigna, dal colore caldo e morbido, piena di lucentezza, è la tecnica che Michele utilizza per i ritratti, una matita usata in passato da Pietro Annigoni, il pittore della regina d’Inghilterra e dei suoi reali.
Michele deve molto al fratello Aniello, che definisce suo maestro e giusto stimolo a intraprendere l’attività artistica con passione.
Sempre sul filone della riscoperta, dei ricordi e delle tradizioni della nostra città, il pittore, dal 20 al 28 giugno di quest’anno, presso il Circolo Sociale “G. Mazza” di Torre del Greco, su proposta della locale “Pro Loco”, ha esposto una nuova serie di ritratti, di personaggi torresi, dal titolo “Rimembranze di volti”, come la precedente utilizzando la collaudata sanguigna.
53 opere ritraggono l’avv. Salvatore Accardo, Direttore del giornale “La Torre”e non il violinista, il prof. Gennaro Vitiello, regista teatrale, Raffaele di Maio, scenografo, il tenore Nunzio Todisco, l’attore Gigi De Luca. Non esaustiva la galleria dei volti sia degli antichi che dei moderni. Una forma di gratitudine a personaggi che si sono distinti per la diffusione dell’arte e della cultura a Torre del Greco.
Per il futuro Egli ha in cantiere, proseguendo sempre sul filo tradizione-cultura, una nuova serie di personaggi che presto vedremo in mostra. Quindi non ci resta che attendere l’evento.
Poesie
Lettura di liriche napoletane e italiane. (Continua...)
Il racconto del mese: "Narcisa il Diavoletto"
Leggi:   "L'Onorata Società"   ,   "Una vita sbagliata?"   e   "Il Novecento aNapoli e Aldo Terracciano"  
Notiziario
  • A Telese Terme nel Circolo dell'ANCESCAO ci sarà una mostra di disegni su Totò con la lettura delle poesie del principe di Franco Penza e le canzoni.

  • La prof. Anna Battaglia della Scuola Media Ada Negri e Campo del Moricino ha guidato gli alunni al Maggio dei Monumenti con ricerche nella circoscrizione Mercato-Pendino sulle meraviglie trascurate, sui capolavori passati e inosservati, che hanno segnato la storia della città di Napoli, che da troppo tempo subisce il torto di essere ignorata e abbandonata a sè stessa e senza la giusta valutazione, che merita. Un tesoro tutto da scoprire. Un plauso alla prof per la competenza e per la bravura.

  • Arte:
    Il medico pittore e poeta Enrico Penza ha esposto l'opera "Fiori per i poveri" nella Chiesa della Natività di Secondigliano con consensi di critica e di pubblico.
 
Mostre Internazionali d'Arte Contemporanea
  • Inaugurazione: 12 Giugno - In mostra fino al 4 Luglio 2009
    Presso: Museum of the Americas - 2500 NW 79th Ave, #104, Doral, Florida 33122 - MIAMI / USA

    Biographical Notes
    Born shortly after the Constitution of the Republic of Italy came into effect, the internationally recognised artist Marco Salvatore Mallamaci is of aristocratic Greek lineage that can be traced back to the very foundation of his birthplace, Magna Graecia.
    An artist, collector and official of the Italian Ministry of Foreign Affairs since 1979, Marco is a multifaceted character who surprises everyone he meets. He mostly lives abroad and is currently living in Managua (Nicaragua), where he is posted as Acting Consul.
Sabrina Falzone, Critico e Storico dell'Arte - www.sabrinafalzone.info 
 
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Registrato presso il Tribunale di Napoli al 1742/64-2247/71-ISSNI/2-0-2815