Dettato
La vita
La vita è
La vita è la morte.
(F. Penza)
 
Giornale on-line Sociale di Lettere e Arte
  Così s'annega il pensier mio
e il naufragar m'è dolce
in questo mare.
(G. Leopardi)
Direzione: Via Carlo De Marco, 21 B - 80137 Napoli --- Redazione: Viale Galileo Galilei, 27 - 48100 Ravenna
Anno di fondazione 1964
 Ultimo Aggiornamento: martedì 09 marzo 2010           Direttore - Responsabile: Franco Penza 
DAL PECCATO ORIGINALE ALLA SALVEZZA
Attraverso l’iconografia di pittori ispirati
(Rubens, Durer, Bosch, Bruegel)
Dagli studi biblici ed archeologici sappiamo che il serpente, in epoca pre-biblica e intra biblica era il simbolo della religione Cananea, che gli Israeliti conobbero entrando nella Terra promessa. I popoli antichi vedevano in lui tre qualità: conferiva l’immortalità, per il cambiare pelle costantemente come perpetuo ringiovanimento; garantiva la fecondità, dal momento che strisciando sulla terra, che per gli animali rappresenta la dea Madre, feconda e datrice di vita; trasmetteva saggezza, perché la mancanza di palpebre e la sua vista penetrante indicavano il prototipo delle scienze occulte. Queste tre caratteristiche fecero del serpente il simbolo della saggezza e dell’immortalità in molti popoli, come gli Egizi, i Sumeri, i Babilonesi, che con la sua immagine simboleggiavano la divinità che adoravano, qualunque essa fosse. Il dio dei cananei, Baal concedeva la pioggia, il raccolto abbondante e la fertilità delle campagne. La forma più comune con cui veniva rappresentato era il serpente, simbolo dell’immortalità e della vita. Baal aveva la compagna Ashera, dea dell’amore e della fecondità. Secondo le credenze cananee, Baal ed Ashera avevano rapporti permanenti per assicurare la fecondità della terra, delle greggi e degli esseri umani. Tutte le feste religiose cananee erano collegate al raccolto. I cananei rendevano culto alle loro divinità mediante la prostituzione sacra, Essi predisponevano piccole camere di fianco al tempio e in quei luoghi i cananei rendevano attuali i rapporti divini con prostitute sacre. Gli Ebrei si rivolsero al serpente, simbolo di Baal e a partecipare ai riti della prostituzione sacra. Da qui nasce il peccato originale.
Il mito della creazione dell’uomo acquista nuova importanza nell’arte cristiana, dove, secondo la tradizione medioevale, Adamo viene visto come una prefigurazione di Cristo. Il corpo dell’uomo, il cui colore indica l’origine della creta, prende vita grazie allo spirito divino. Il raggio che collega il volto di Dio con quello di Adamo esprime anche la somiglianza che, sulla base delle parole bibliche, lega il primo uomo al Creatore.


Lot e le sue Figlie

Adamo ed Eva

Torre di Babele

Ascesa all'Empireo

Con Caino ed Abele si rappresenta la contrapposizione tra il giusto e il malvagio. Non a caso, nella tradizione cristiana, Abele è accostato a Cristo e Caino a Giuda. L’arca di Noè è paragonata alla chiesa, che offre ai fedeli una via di scampo e li conduce alla salvezza. Nel diluvio l’arca galleggia in mezzo alle acque, con gli animali sul ponte o affacciati alle finestre. Dopo il diluvio, Noè inventa il vino e in uno stato di ebbrezza il figlio Cam lo vede mentre giace nudo nella sua tenda. I fratelli Sem e Jafet coprono la sua nudità con un mantello. L’episodio viene da molti interpretato come una violazione da parte di Cam con un incesto della sfera privata del padre. Nel linguaggio biblico “scoprire le nudità” significa compiere un atto sessuale. La storia di Babele vuole essere un racconto simbolico: rappresenta la dispersione degli uomini e la perdita dell’unità a causa della loro superbia. La vita di Abramo è un continuo peregrinare per esaudire la volontà del Signore. La terra di Canaan viene raggiunta in seguito ad una vocazione. La distruzione di Sodoma è spesso raffigurata come sfondo agli episodi di Lot, che fugge dalla città con le figlie. Abramo accompagna i tre ospiti sulla cima del monte, due dei tre incontrano Lot sulla porta della città e li invita ad entrare. Gli abitanti chiedono gli stranieri per abusare di loro. Lot si rifiuta e la gente tenta di assalire la casa, ma viene accecata dal bagliore dei due angeli. La gravità del peccato degli abitanti di Sodoma sta nel mancato rispetto delle regole di ospitalità. Le figlie di Lot, credendo di essere rimaste senza uomini, commettono l’incesto con il padre e, ubriacandolo, giacciono l’una dopo l’altra nella tenda. I figli che nascono sono Moab e Ben-Ammi, ovvero figlio del mio popolo, antenati dei Moabiti e degli Ammonniti, due popolazioni ostili a Israele. Nella Bibbia il racconto dell’origine delle due nazioni manifesta il loro carattere impuro, derivato da un atto incestuoso.
Guida e legislatore del popolo ebraico, latore delle tavole della legge, Mosè libera il popolo d’Israele dalla schiavitù egizia, conducendolo attraverso il deserto nella terra promessa. Mosè salvato dalle acque sembra una figura di Gesù Bambino. Mosè, toltosi i calzari, sta di fronte ad un roveto ardente di fiamme che non si consuma è interpretata come prefigurazione del dogma della verginità di Maria. In questo episodio è raffigurato l’esercito del faraone travolto dalle acque, superando il mar delle canne , ovvero il mar rosso, nella zona dei laghi amari. La manna è il cibo degli angeli, prefigurazione dell’Eucarestia.. L’acqua scaturisce dalla roccia (Gesù). La conversione del mago Balaam con la sua asina è una prefigurazione di quella dell’apostolo Tommaso grazie all’apparizione di Cristo. . L’immagine dell’albero che ha origine da Jesse, padre di Davide, indica la discendenza che porterà alla nascita di Cristo, una delle più diffuse e suggestive dell’arte sacra occidentale. L’offerta delle coppe con preziosa acqua è considerata una prefigurazione dell’adorazione dei magi. Davide e Golia. Il tema della testa mozzata è recuperata nell’iconografia del martirio del Battista e dell’uccisione di Oloferne. Il giovane apparentemente indifeso, ma forte d’animo, sconfigge la brutalità di un nemico forte. Anche Salomone come Davide è visto come una prefigurazione di Cristo. La visita della regina di Saba rappresenta l’incontro della chiesa dei pagani convertiti e Cristo. Le vicenda di Giona nel ventre della balena e di Sansone costituiscono un’allusione alla Resurrezione di Cristo. Sansone, in ebraico sole, Dalila povera misera. Nella Bibbia la cecità è presentata spesso come una metafora per esprimere assenza di vita spirituale, lontananza di Dio e del bene, in contrapposizione alla salvezza del Messia, presentata come luce. Giuditta, la giudea, è una vittoria di Dio. Melchisedek benedice Abramo e Elisabetta saluta Maria. Ester raffigura il ruolo della Vergine nel giudizio universale.
Nel Medioevo, richiamandosi ad Agostino, le nozze di Cana vennero spesso interpretate come immagine del matrimonio di Cristo con la Chiesa; le sei giare intendono alludere alle sei età dell’Antico Testamento.
di Franco Penza
Profilo di Franco Penza di Mariano Achito
 
150 anni da ricordare
L’Unità d’Italia
di Anna Battaglia
E’ passato un secolo e mezzo dall’Unità di Italia. Un altro mondo, così diverso dal nostro. Vogliamo ricordare la lontana data e pensare, noi moderni, ai nostri antenati, cercare di capire nella generale indifferenza di oggi l’entusiasmo di allora. Un sogno si avverava: un sogno contrastato, un sogno che sembrava così difficile da realizzare, diventa realtà: Roma capitale d’Italia.
L’avevano sognata i fratelli Cairoli, l’aveva sognata Garibaldi! I francesi erano contro l’unione di Roma all’Italia. Un ministro francese, a nome del suo governo, affermava che l’Italia non avrebbe mai avuto Roma. Tutti applaudirono, favorevoli o contrari a Napoleone III, ma tutti d’accordo a non volere l’Unità d’Italia. Ma nella guerra franco-prussiana furono richiamate le truppe francesi di presidio nello stato pontificio, vi fu la sconfitta di Sedan e la caduta di Napoleone III. Vittorio Emanuele II con la caduta dell’Impero Napoleonico si sentì sciolto da ogni impegno con la Francia e pensò di occupare lo Stato Pontificio. Voleva occuparlo pacificamente e cercò in tutti i modi di ottenere il permesso di Pio IX. Protestando la sua devozione alla chiesa e al suo Capo assicurò a Pio IX la sua completa libertà nella religione e pregò di concedere l’occupazione di Roma. Il Papa fu irremovibile e fu la guerra. Pio IX cedeva soltanto alla forza e così ordinò di resistere all’esercito italiano comandato dal generale Cadorna. Dopo un breve combattimento per una breccia nelle mura di Porta Pia i bersaglieri entrano in Rom e Rom finalmente era unita all’Italia. Era il 20 settembre 1870. Il 2 ottobre una commissione di cittadini romani si recarono a Firenze, allora capitale d’Italia, per parlare con il re Vittorio Emanuele che dichiarò, sia come re che come cattolico che proclamando l’Unità di Italia, rimaneva fermo nel proposito di assicurare la libertà della chiesa e l’indipendenza del Papa. Nel maggio 1871 fu promulgata la legge delle guarentigie, con la quale si assicuravano al Papa onori sovrani, la santità e l’inviolabilità della sua persona, il Vaticano non soggetto alla giurisdizione dell’autorità italiana, la proprietà del Palazzo del Laterano e Castelgandolfo, una somma forte annua, il diritto di governare la chiesa senza controllo del governo italiano. Il Papa continuò a protestare contro gli usurpatori, rinnovò le scomuniche, respinse la legge delle guarentigie, si chiuse in Vaticano e seguito dai suoi fidati vi rimase quasi 60 anni. Nel 1872 Manzoni ebbe la cittadinanza onoraria di Roma. Solo l’11 febbraio 1929 si giunge ad un accordo. I patti lateranensi sostituiscono la legge delle guarentigie, c’è il concordato tra Stato e Chiesa che determina i rapporti tra i due poteri. Commemorando oggi, con animo sereno l’avvenimento, riflettiamo un momento agli affanni, alle lotte, alle sofferenze fisiche e morali dei nostri uomini 150 anni fa e siamo grati a quei grandi che questa nostra Italia hanno realizzato e che all’Italia hanno unito Roma a prezzo della loro vita, siamo degni di loro e ascoltiamo con commozione il loro entusiastico grido di quei tempi lontani: Viva l’Italia!
P.S. L’entusiasmo patriottico della prof Anna non vogliamo distruggere, né smorzare, ma rileggendo il “Risorgimento” molte verità stanno venendo fuori, come per esempio, che la Mafia e la Massoneria ebbero un ruolo determinante nell’Unità d’Italia. Mazzini e Garibaldi erano massoni, Crispi mafioso. Il regno d’Italia fu un compromesso, di cui ancora oggi subisce le conseguenze il Sud.

RICORDIAMO:
ALDA MERINI, una delle voci più autorevoli del novecento italiano.
BENIAMINO PLACIDO. Giornalista di cultura, critico letterario televisivo.
ANTONIO GIOLITTI, uomo politico italiano, nipote di Giovanni, statista italiano.
P. DOMENICO PALADINO BARNABITA, sacerdote ed educatore.
GUGLIELMO ROEHRSSEN, artista scultore napoletano.
 
APHRA BEHN, LA PROSTITUTA DELL'INTELLIGENZA
Vita e morte di una spia, poetessa e drammaturga a pagamento del '600 inglese
del giudice drammaturgo Gennaro Francione, recitato da Giuliana Adezio che cura la regia.
L'8 Marzo alle 17.30 vi attendiamo all'HOTEL PATRIA, Via Torino, 36/37, Roma per un Evento speciale:

Un monologo protofemminista e libertino su Aphra Behn (1640-1689)
Prima donna inglese che scrive per denaro, guadagnandosi l'appellativo di "poetessa prostituta": vende il suo ingegno, non il suo corpo. Soprannominata Astrea, per il nome di copertura come agente segreto inglese ad Anversa, la commediografa descrive la sua vita avventurosa e soprattutto la battaglia per affermare la libertà della donna di scrivere letteratura, elevata - come da sempre facevano gli uomini - fino alle soglie di un universale anticopyright.
"E tutte le donne insieme dovrebbero cospargere di fiori la tomba di Aphra Behn, che si trova assai scandalosamente, ma direi giustamente, nell'abbazia di Westminster, perché fu lei a guadagnare loro il diritto di dar voce alla loro mente.
È lei - quella donna ombrosa e amorosa - che questa sera mi permette di dirvi abbastanza realisticamente: guadagnatevi cinquecento sterline l'anno col vostro talento"

E' gradita la prenotazione essendovi solo 40 posti telefonando telefonando al 366 8047531
o inviando una mail a Isabella (isabellamonza@alice.it)
Per altre informazioni: www.antiarte.it
 
Trigesimo di P. Paladino Domenico Barnabita

IN NOME DEL PADRE / Padre Domenico prega per noi, / ora che sei nella verità del poi / per settant’anni - pastore / di anime di terra e di mare. / "Come ti vede il Signore?" / La frase per tutti i peccatori / Che cercano luce nel buio, / per mediare col buon Dio. / Alla morte del mio genitore / diviene padre del mio cuore / e la mia guida della vita. / Dopo aver col dubbio lottato / Per il messaggio di salvezza / Vivo nella divina Certezza


La sua inaspettata dipartita ci ha lasciati sconcertati ed increduli. Per noi rimane incancellabile l’esempio della sua vita di sacerdote dedicata alla Chiesa e agli affetti puri e sinceri per noi suoi amici.
Grazie, P. Paladino, per averci dato tanto.. Signore, dà la luce eterna a Lui e a noi la forza di seguire il suo esempio.
Mario Geremia

Gent.mo dott. Franco Penza,
La ringrazio di quanto ha pubblicato e ha scritto su mio fratello nel n. di marzo 2010 de L'Infinito. Un grazie anche al dott. Lucio Chiappinelli, che, nel suo articolo, ne ha eseguito un bel ritratto con la penna, amzichè con il pennello.
E che dire del suo sonetto e del P.S. che fanno tanto meditare sulla "Verità del Poi?"
Conserverò questa pagina del suo giornale, tra le carte che lascerò ai miei figli a ricordo del loro zio.
Con tanta stima e affetto La saluto cordialmente.
Eugenio Paladino

 
LA POSTA
Alla Direzione del Gesù Nuovo di Napoli, sarebbe possibile sostituire il dipinto del pittore Buono con una fotografia del Moscati sulle immaginette?
Franco Penza

Gentile dott. Francesco, ho ricevuto la sua letterina con le giuste osservazioni. Indubbiamente sarebbe stato meglio diffondere una delle foto originali. Noi ora lo stiamo facendo, però deve anche considerare che il popolo vuole vedere il santo da medico e che da anni (molto prima dell santificazione) lo conosceva col quadro di Buono. Col tempo speriamo arrivare alle foto originali. Grazie per la sua attenzione e cordiali saluti.
P. Antonio Tripodoro

Poesie
Lettura di liriche napoletane e italiane. (Continua...)
CESARE LOMBROSO, E L’ANTROPOLOGIA CRIMINALE
Vissuto tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, nel suo libro "L'uomo delinquente", il criminologo sosteneva che esistesse un rapporto diretto tra i tratti somatici di un individuo e la sua indole; studiando attentamente il volto di una persona si poteva dedurre la pericolosità sociale. L'idea non era nuova, ma Lombroso pretese di darle una base scientifica in un'epoca, in cui la scienza era mistificata e la ragione l'unico criterio di valutazione accettato. L'antropologia criminale, la disciplina fondata da Lombroso, non apparve subito una teoria infondata, ma fu al centro di dibattiti e di scontri accademici di risonanza. Dopo che i suoi tentativi per destinare la criminologia alla biologia ed alla medicina ottennero pubblicità in Europa, medici e psichiatri furono attratti dal problema in gran numero e gradualmente soppiantarono nell'attenzione pubblica e nel prestigio i magistrati, le autorità della giustizia, i filantropi, i giornalisti e gli scienziati sociali che prima avevano dominato il campo della neonata criminologia. Il mito lombrosiano sorse, dunque, come un risultato della "presa di potere" della professione medica. Cesare Lombroso è uno degli intellettuali Italiani più conosciuti, benché la parabola dell'antropologia criminale, sia stata passeggera. La quantità e varietà delle traduzioni, la loro diffusione nelle diverse parti del mondo, l'influenza esercitata spesso più per fama o generico riferimento che per conoscenza diretta testimoniano l'ampiezza del suo ascolto. Almeno per un ventennio fu il più significativo "prodotto scientifico d'esportazione" italiano. Il fenomeno dimostrò l'importanza dei temi, se non delle idee, agitati agli occhi dei contemporanei con un'energia nuova anche se con poca efficacia. Per gli allievi e gli amici Lombroso divenne una figura centrale, posta in relazione di volta in volta con Galileo e Beccaria, con Pasteur e Darwin. "L'uomo delinquente" fu pubblicato nel 1876 e già nel 1920 Lombroso era considerato un ciarlatano, ma nel periodo della sua attività gli giunsero omaggi, scritti ed oggetti che ne fecero il punto di riferimento dello studio di ciò che si pone al di fuori della norma. Lombroso fu prima di tutto uno psichiatra e nella sua professione un luminare; ebbe modo di avvicinarsi ai problemi della criminologia, prestando servizio presso l'ospedale del carcere di Torino.
Qui conobbe numerosi detenuti e ne studiò la personalità. Decise di utilizzare le sue conoscenze per dare un personale apporto alla criminologia che fino ad allora aveva preso in considerazione solo l'aspetto sociologico del deviante; ne nacque una "scienza", che pose diverse discipline in sincretismo, ma si rivelò nella sua inconsistenza. Molti elementi rispecchiavano la scarsa preparazione di Lombroso nelle materie che utilizzava e molti altri erano di una tale originalità da non potere essere accolti dal mondo accademico. In più il criminologo non fece mai mistero di servirsi di studi ed esperimenti risalenti al Medio Evo e questo gettò scalpore negli ambienti positivisti che non concepivano una realtà, da cui si sentissero più distanti di quella medievale.
Capita spesso che una nuova scoperta sia accolta con diffidenza dai contemporanei, ed anche per questo i discepoli di Lombroso erano soliti paragonarlo a Galileo, ma l'antropologia criminale purtroppo per loro non è stata rivalutata neanche dai posteri.
L'antropologia criminale è' una teoria criminologica impregnata dal determinismo, che si proponeva di individuare i delinquenti da alcune caratteristiche somatiche e postulava che fosse possibile punire, ma soprattutto prevenire i crimini. Lombroso è il punto di arrivo di un'elaborazione frammentaria, che aveva creato i presupposti di una lettura medica dei segni del corpo del criminale, cui aggiunse un progressivo allargamento dello spazio dedicato alla spiegazione delle cause del crimine e della criminogenesi. Fino allora la criminologia, da sempre caratterizzata da una impostazione socialista, poteva essere letta come il tentativo di comprendere e giustificare la miseria e le diversità che il capitalismo produce dietro ad affermazioni di principio, libertà ed uguaglianza per tutti, che vanno nella direzione opposta.
Il criminale è un emarginato, che non per colpa sua si trova costretto a commettere il reato. Una spiegazione semplicistica, ma accettabile perché non si discosta molto dall'analisi che Lombroso presenta dello status quo della disciplina ai tempi della pubblicazione de "L'uomo delinquente". Lombroso interpretò invece le diversità del criminale come fondate sulla natura; possono esistere altri contributi ed altre tecniche, lo psichiatra torinese riterrà sempre che il dato diagnostico fondamentale sia lo studio somatico. Lombroso non fu aiutato neanche dalla sua scarsa diplomazia, né dall'atteggiamento con cui si poneva nei confronti della scienza: era convinto di essere un genio e la convinzione non gliela tolse mai nessuno. A titolo esemplificativo si può leggere la parte della sua opera in cui si accinge ad esporre la sua teoria: "Fu detto che molti problemi restano insoluti, o sciolti solo a metà, perché molti fra i medici ignorano la fisica e molti tra i fisici ignorano la psichiatria. Io credo che si possa dire altrettanto dell'antropologia in confronto alla medicina legale ed anche alla clinica medica, specie alla psichiatria. Quanti errori e quante illusioni si risparmierebbero il criminalista e lo psichiatra cui fossero note le risultanze della moderna antropologia, e che sapesse, con strumenti e con cifre, convincersi come alle aberrazioni del senso morale e della psiche corrispondono anomalie del corpo, e del cranio in specie!" E' con questi presupposti che Lombroso si accinse allo studio del delinquente. Ma l'uso delle tecniche antropologiche lo condusse logicamente ad alcune delle sue distorsioni successive più tipiche, allo stabilire cioè correlazioni che appaiono indebite e strane e all'indicare la lunga serie di eccezioni alla sua norma come dati di fatto non discutibili. Lombroso non fu considerato né in Italia né all'estero un antropologo già dai suoi contemporanei. Al di là dei motivi personali egli era superficiale per metodi e estraneo ad una disciplina che tentava di giungere a nuove sicurezze ed a generalizzazioni limitate, ma certe. Lombroso sosteneva che esistessero comportamenti, come l'infanticidio, l'antropofagia o l'uccisione dei vecchi, che sono la risposta a bisogni primari ed elementari dell'uomo. Questi comportamenti sono stati ritualizzati trasformati secondo leggi cui l'etnologia riesce ad adeguarsi, ma il loro ripresentarsi è la presenza di aspetti primitivi nella società moderna; molti di questi comportamenti verranno considerati delitti dalla società, ma il delinquente in realtà manifesta ciò che è insito nella natura dell'uomo e che la maggior parte delle persone comprime, ma alcuni hanno il bisogno di esternare. Fin qui l'antropologia criminale non presenta nulla di rivoluzionario, il problema nasce quando il suo autore cerca di legare il ragionamento psichiatrico all'aspetto fisico. Lombroso individua il principale tratto somatico del criminale nell'atavismo, cioè nell'avere delle caratteristiche fisiche che ricordino l'uomo primitivo, scimmiesche in un certo senso. Dunque la fronte sfuggente, segno anche di poca intelligenza, i seni frontali, la forma parabolica dell'arcata dentaria, il naso trilobato, le anomalie di pelle, di colori, di peluria, l'occhio ferino e la fisionomia selvaggia. Questi caratteri secondo gli studi lombrosiani erano più frequentemente riscontrabili tra i criminali rispetto al resto delle persone. Del delitto occorre studiare la genesi e l'autore da un punto di vista scientifico, antropologico, psicologico, medico. Il delitto è di per sé un dato naturale e sociale. Naturale perché il soggetto che delinque lo commette sotto la spinta di elementi che appartengono al proprio patrimonio biologico; sociale non soltanto in quanto si sviluppa in un ambiente favorevole, ma anche perché la società ha il diritto di difendersi. E dunque il criminale non sarà punito in rapporto esclusivamente al fatto specifico: dovrà piuttosto essere considerato un disgraziato o un malato dalla cui pericolosità occorre premunirsi.
Lombroso si riferiva a tesi evoluzionistiche, ma anche in questo ebbe poca fortuna: più o meno contemporanea alla sua opera è la teoria evoluzionistica di Darwin, ma il fondatore dell'antropologia criminale non seguiva gli insegnamenti di questo, bensì si riferiva a posizioni precedenti, genericamente trasformiste, cui si adeguò senza originalità. Comunque le teorie di Lombroso, furono oggetto di scontri e di attenzioni degli studiosi di molte discipline; ma le sue idee si scontravano con postulati dell'epoca positivista per venire accettati. Si è già detto che la criminologia socialista individuava le cause dei reati nelle disuguaglianze sociali e proponeva di intervenire su questa realtà per prevenirli.
Ma la psicologia non poteva accettare l'antropologia criminale ammettendo implicitamente un ridimensionamento enorme del proprio ruolo e delle proprie possibilità di intervento; anzi negli ambienti lombrosiani si proponeva una sorta di rivoluzione contro questa disciplina accusata di volere plagiare le coscienze, facendo credere di essere in grado di spiegare ogni comportamento umano: naturalmente la reazione fu immediata e violenta e si soffermò soprattutto sulle esagerazioni che non mancavano nell'opera di Lombroso, ma che non possono essere prese ad unico esempio del suo pensiero. Fu attaccato più il "personaggio che la sua opera e lo si dipinse come un pazzo che lavorava rinchiuso nel suo studio sotterraneo simile più ad uno stregone medievale che ad uno scienziato dell'illuminato diciannovesimo secolo
Festa dell'anziano
Guarda le foto (Continua...)
ATTORI, dove siete?
Al Corallo “Il Gruppo Comico Dialettale” presentava “La Musica dei ciechi” di Raffaele Viviani. Anna Pernice mi impressionò per la drammaticità naturale, quando, lei, moglie del cieco, perché il marito si convincesse del non tradimento, disse:”Io so’ brutta!” e pianse a dirotto. Ancora al Colle S. Alfonso interpretavo il medico, che visita zio Pasqualino in “Natale in Casa Cupiello” con Nunzio Todisco, Vittorio Perna, Gigi Di Luca, Marcantonio. Anna, vigile, disse:”Come sei bello, dottorino!” Fu un augurio, perché la vita mia cambiasse. E infatti cambiò. Studiai e mi laureai in medicina.
Pochi gli artisti veri, oggi con la massificazione e distruzione delle professionalità improvvisate. Solo per operazioni commerciali.
Leggendo che Carnera fu un grande affare per il regime e per la mafia americana; che i campionati del mondo,e italiani di calcio sono addomesticati; che i Nobel vengono assegnati ai guerrafondai; che, i poveri aumentano a dismisura; che i principi parassiti improvvisamente diventano artisti, mi sento un pulviscolo e, chiedo in nome di quale Dio, si distribuisce denaro solo in unica direzione in alto e si dimentica il basso?.Discorso semplicistico, ma il mondo è dei ricchi. I governanti della globalizzazione con i 30.000 euro al mese gestiscono i nullatenti. La TV è un monopolio di ignoranti e di accattoni che vendono ortaggi, dimenticando che essi mangiano caviale e lenticchie con protesi d’oro.
di Franco Penza
Casa di riposo - Intrattenimento
Guarda i video (Continua...)
Leggi:   "L'Onorata Società"   ,   "Herder"   ,   "Una vita sbagliata?"   e   "Il Novecento a Napoli e Aldo Terracciano"  
 

Filomena Marturano con Eduardo, Tamara Lees e Penza.
     
Il cardinale Penza nel film Maddalena.
 
NOTIZIARIO
Capolavori dell'Anima
Dal 2 al 15 marzo 2010 - Opening: Martedì 2 Marzo ore 18
Galleria Il Borgo - C.so S.Gottardo 14, Milano - Ingresso libero
Orario di visita:
Da martedì a venerdì dalle ore 16,00 alle 19,00 - Sabato mattina dalle ore 10,00 alle 12,00 - Chiuso venerdì 5 marzo
Sabrina Falzone, Critico e Storico dell'Arte - www.sabrinafalzone.info
~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~
I AM
Dal 8 al 26 marzo 2010 - Vernice ore 17
dal lunedì al venerdi dalle 12 alle 19 - ingresso libero
Via Raffaele Cadorna, 28 - 00187 Roma
Con la mostra I am, RossoCinabro vuole mettere in scena opere che hanno come tema la trasformazione di elementi autobiografici in esperienza estetica.
Promozione RossoCinabro - www.rossocinabro.com
 

Giornale on-line Sociale di Lettere e Arte
Supplemento a cura della Redazione di Quarto (80010)
Notizie Sindacali - Sociali - Culturali - Ricreative
Direzione: Via Carlo De Marco, 21 B - 80137 Napoli --- Redazione: Viale Galileo Galilei, 27 - 48100 Ravenna
Anno di fondazione 1964
Numero 7 - Marzo 2010
Direttore Responsabile: Penza Francesco Responsabile Edizione di Quarto: Montesanto Lucio

LE CAUSE DEL GRAVE DEGRADO DEL TERRITORIO DI QUARTO
Lucio Montesanto
Il disastro ambientale della città di Quarto è avvenuto sotto la spinta del profitto economico dei palazzinari.
L’economia di un territorio se procede in sintonia con gli equilibri na-turali ed è disciplinata da regole ad hoc, non è dannosa all'ambiente, anzi crea sviluppo.
In Italia, purtroppo, le normative urbanistiche (nazionali e locali) non hanno agevolato un’armoniosa trasformazione dei territori.
Nel settore dell’edilizia come in quello economico, l'amministrazione statale centrale e le amministrazioni locali hanno disapplicato leggi urbanistiche dai buoni principi attraverso le infinite deroghe, sanatorie e disposizioni varie dai risultati nefasti su molteplici ambiti della vita sociale.

I principi teorici di partenza spesso sono stati di una rilevanza esem-plare, però i risultati finali frequentemente non sono quelli attesi.
Prima di tutto i Comuni non hanno attuato i piani regolatori previsti dalla legge.
Solo nel 1972 lo Stato centrale ha provveduto a trasferire alcune competenze in materia di urbanistica alle Regioni, tra le quali:
- l'approvazione dei piani territoriali di coordinamento previsti dall'art. 5 della legge 17 agosto 1942, n. 1150;
- l'approvazione dell'elenco dei Comuni soggetti all'obbligo della for- mazione del piano regolatore generale;
- l'approvazione dei piani regolatori generali quali strumenti di attu-azione di una politica progettuale locale della Legge 1150 del 1942 che dovevano regolare attraverso i piani particolareggiati tutte le opere (strade, verde, parcheggi, ) necessarie all'urbanizzazione delle aree.

Sono trascorsi oltre 30 anni prima di poter vedere alcuni Comuni ( e non ancora tutti) al lavoro per stabilire un assetto futuribile del loro territorio.
Quarto è un Comune giovane ed era una frazione del Comune di Marano ed è stato eretto Comune autonomo con decreto legislativo del 5 febbraio 1948 n. 60.
Il territorio del Comune confina a Nord con i Comuni di Villaricca e Giugliano in Campania, a Sud con i Comuni di Napoli e Marano, ad Est con il Comune di Marano, ad Ovest con i Comuni di Pozzuoli e Giugliano in Campania
Gli Amministratori di QUARTO, che negli anni si sono succeduti, sono stati sempre disattenti verso lo sviluppo futuro del territorio.
Il problema dello sviluppo di un territorio è culturale.
Troppo spesso, al momento della realizzazione dei piani particolareg-giati, i POLITICI locali hanno pensato di dare soluzione a qualche fattore in gioco dettato dalle " esigenze presenti, dalle cosiddette emergenze " , non preventivando le necessità future di sviluppo. Il rapporto pubblico e privato del Comune di Quarto non si è estrin-secato attraverso l’osservanza degli obblighi e dei diritti che gli Enti Locali hanno nella gestione della cosa pubblica e l’esigenza di privile-giare l'interesse sociale rispetto a quello individuale dei singoli citta-dini e delle imprese che operano sui territori.
Per esempio, l'edificazione privata non doveva essere del tutto libe-ra ma vincolata ai progetti generali di sviluppo predisposti dal Comu-ne nell’interesse delle Comunità.


LA CITTA’ DEVE SANARE CON LA MASSIMA URGENZA LE SEGUENTI CRITICITA’:
- STRADE PERENNEMENTE DISSESTATE E COPERTE DI RIFIUTI;
- SPAZI PUBBLICI ABBANDONATI;
- VERDE INCOLTO;
- TRASPORTI URBANI ED EXTRAURBANI PESSIMI;
- EDIFICI PUBBLICI da censire e riattare (scuole – edilizia sociale – uffici comunali etc.);
- PIANO DI EDILIZIA SOCIALE ed URGENTE ABBATTIMENTO DELLA BIDONVILLE ex legge 219 non solo per il rischio amianto;
- LOTTA ALL’ABUSIVISMO EDILIZIO che non significa blocco di tutte le iniziative nel settore ;
- ACQUA E FOGNE (condutture insufficienti e rovinate con gravi danni economici e rischi per la salute dei cittadini);
- RISCHI IDROGEOLOGICI causati da diversi fattori;
- SITI ARCHEOLOGICI ABBANDONATI;
- ASSENZA DI POLITICHE PER I GIOVANI E PER GLI ANZIANI.

Per ridare dignità ai cittadini di Quarto occorre superare e risolvere le criticità sopra rappresentate che limitano lo sviluppo, l’economia e la vivibilità del territorio di Quarto e, dunque, attivare immediatamente un percorso operativo e culturale virtuoso rivolto:
- a rimuovere i rifiuti potenziando la raccolta differenziata , organizzare le Isole ecologiche ed effettuare campagne informative e formative dei cittadini;
- a pulire il territorio, a riparare le strade danneggiate, a recuperare gli spazi pubblici trascurati da decenni, a curare il verde pubblico, a riqualificare e potenziare gli edifici pubblici urbani, a curare la mobilità e a pensare ad una possibile ricettività turistica;
- a provvedere alla formazione e all’orientamento professionale dei giovani in sinergia con l’AP e la R.C.;
- a coinvolgere la cittadinanza anziana in iniziative sociali, culturali rivolte alla tutela del territorio;
- ad organizzare attività di controllo per impedire il fenomeno dell’ abusivismo edilizio, nonché snellire procedure burocratiche che bloccano lo sviluppo economico ” ;

La Fnp rafforza il suo storico ruolo
Comunicato del 25.2.2010 del Segretario generale FNP CISL
Gigi Bonfanti
Le vicende congressuali della CGIL narrate dai media, che hanno animato il confronto fra diverse mozioni, anche in relazione ai criteri di assegnazione della rappresentanza dei pensionati, sono andate oltre la portata e il significato del caso specifico - che resta di autonoma competenza delle strutture interessate - e hanno costituito legna da ardere nel simbolico camino del ruolo dei pensionati nel contesto confederale.
Fatti salvi i principi di democrazia, che rappresentano la precondizione di ogni ragionamento e di ogni strategia, il ruolo dei pensionati della FNP non è riducibile a massa critica di un disegno elaborato altrove, né può essere mai considerata un'opra ostile verso altre realtà della rappresentanza sindacale, in ragione della propria dimensione e, forse, della propria capacità di agire.
La confederalità della FNP si radica, infatti, nei valori primari del bene comune, nella sintesi operosa della pluralità delle provenienze, nel porsi, a fianco delle strutture territoriali, come soggetto strategico della contrattazione sociale diretta a tutti, con una chiara attenzione alle questioni a valenza intergenerazionale e, sempre di più, multi- culturale.

Quindi il nuovo corso si qualifica e si vuole caratterizzare come un' im-magine di una forza che conta, che intende affrontare le contraddizioni del rapporto relazionale, specie con la politica, che pretende di ottene-re, sia pure con la necessaria gradualità, una risposta positiva sulla questione nodale del proprio essere: la tutela razionale e coerente del potere di acquisto delle pensioni, intese come salario differito e non come rendita parassitaria e residuale.
Ed è proprio il collante naturale e solidale della dimensione e delle atte-se degli associati che costituisce il profilo fondante dello storico ruolo della FNP, che, con un'azione progressiva e partecipata, si vuole salva-guardare e, se possibile, rafforzare.
Per intenderci la FNP non intende per nulla fare la fine del pifferaio di Hamelin che andò per suonare e fu suonato.
Ora è del tutto chiaro che se il potere di acquisto delle pensioni si ridu-ce sempre di più vuol dire che il sistema di perequazione non è in grado di adeguarlo alla dinamica inflattiva, cui si aggiungono gli effetti perver-si della speculazione e dell'andamento erratico di prezzi e tariffe.
La conseguenza di una dinamica decrescente attiva a fronte di una temporalità inerte si traduce in una deriva crescente di anziani sotto la soglia di povertà e in una condizione di allarmata sofferenza, a scalare in ragione del valore della pensione, di tutti gli altri associati.
La FNP, d'intesa con la Confederazione, ha da tempo chiesto e richiesto un confronto al governo per avere una risposta negoziata.
Da un lato si tratta di verificare lo stato di salute del protocollo 23/07 2007 - confermato da un referendum - che prevedeva, tra l'altro, un con-fronto sulla redistribuzione di quote di ricchezza nazionale ai pensionati in termini di revisione dei sistemi di perequazione.

D'altro canto, fatte salve le provvidenze sociali di tipo caritatevole, per altro non riprodotte nei provvedimenti normativi recenti, necessitano misure immediate, anche se graduali, utilizzando risorse economiche che, di fronte ad una vera ed indifferibile priorità, devono essere indivi- duate, rese disponibili ed assegnate.
La CISL e la FNP hanno richiesto alcuni provvedimenti anche di natura fiscale a favore dei lavoratori e dei pensionati.
Trattasi di strumenti che possono attenuare l'attuale trend della disu-guaglianza ed imprimere un impulso ai consumi, specie quelli popolari, che assumerebbe in tal guisa la funzione di fattore strategico di uscita dalla recessione.
Naturalmente a quanto richiesto, sostenuto dalla manifestazione dell'intero popolo CISL nella mobilitazione del 27 febbraio, il governo de-ve offrire una risposta temporalmente accettabile che deve inquadrarsi nella più generale riforma del fisco, necessaria perché il paese colmi il vuoto politico in materia di incremento di equità, di giustizia e di solida-rietà e possa avviare il percorso di fuoriuscita dalla crisi economica in maniera diversa da come vi è entrato, con un biglietto di sola andata.


Un Somaro "fra le nuvole"
di Domenico BLASI
C’era una volta un somaro, s’era messo in testa di studiare l’Astronomia, non si sa perché.
Forse anche lui voleva conquistare lo spazio come aveva fatto l’uomo.
E tutte le sere col cielo sereno, usciva dalla stalla, e percorrendo la campagna, a muso all’aria con occhi fissi osservava le costellazioni, l’Ariete, i Pesci, il Toro, le due Orse.
Ma non trovava il somaro nello zodiaco!
Possibile, diceva, che non si trova il somaro? Nessuno dei miei simili, è salito al cielo?
Si imbatte in una volpe e , chiese, mi sai dire dove si trova il somaro nello zodiaco?
La Volpe rispose: "Io non mi intendo d’Astronomia, io vado in cerca di polli, penso, però, che i somari siano rimasti tutti nel mondo"...
Il somaro riprese il suo cammino. Ad un tratto la volpe sentì un gran tonfo! Corse e vide il somaro, sprofondato in un pantano, che annaspava con le quattro zampe disperatamente. “O mio novello somaro, esclamò sull’argine la volpe, te l’ho detto io che i somari non dimorano in cielo ma sulla terra, ora perfino nei pantani come le rane”.
"Aiutatemi ! Aiutatemi ! Aiutatemi !" Gemeva il somaro.
"Io non ti posso aiutare, arrangiati, e smetti di studiare l’astronomia. Fai la cosa per cui sei stato creato".

 

Andai per i boschi perchè desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita,
e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi...
"Henry David Thoreau"

 

ALLARME AMBIENTE URBANO
MODIFICAZIONI ED EFFETTO SULLA SALUTE
Proteggere e promuovere la salute degli insediamenti urbani è diventato più urgente nel corso degli ultimi 20 anni a causa dei cambiamenti negli ambienti fisici e sociali delle città e dei loro hinterland in tutte le nazioni, sia sviluppate sia in via di sviluppo con la consapevolezza che in assenza di una popolazione sana è impossibile ottenere un sano sviluppo.
Nei paesi avanzati, dove i tassi di crescita delle popolazioni sono caduti a livelli molto bassi, i più importanti fattori che influenzano la salute e l’ambiente sono quelli associati con le modificazioni tecnologiche, con l’aumento del consumo di energia e di altre risorse, con la modificazione delle strutture abitative e di trasporto e con il risultante declino della capacità dell’ambiente di assorbire rifiuti, in modo che molte città in tali nazioni hanno bisogno di rimpiazzare le infrastrutture deteriorate e di controllare efficacemente l’inquinamento. Nei paesi in via di sviluppo le modificazioni ambientali rilevanti, che hanno un maggiore impatto sulla salute, comprendono:
- crescita rapida e massiccia della popolazione urbana, con l’aumento sia del numero di agglomerati urbani con popolazione uguale o superiore a 5 milioni, sia delle unità secondarie.
- modificazioni nella distribuzione spaziale della popolazione, associate a un maggiore sfruttamento del territorio in ecosistemi precedentemente non adoperati a scopo abitativo e all’estensione dell’occupazione urbana di territori soggetti a frane, allagamenti e ad altri rischi naturali.
- aumento della densità della popolazione con conseguente sovraffollamento, congestione e alti flussi di traffico.
- aumento inarrestabile del numero di persone che vivono in estrema povertà, molte delle quali- donne e bambini- esposte ad elevati rischi sociali e sanitari.
- aumento dell’inquinamento biologico, chimico e fisico dell’aria, dell’acqua e del terreno, come risultato dei processi di industrializzazione, trasporto, produzione di energie, aumento della produzione e improprio smaltimento di rifiuti commerciali e domestici.
- inadeguatezza crescente delle risorse finanziarie e amministrative della città a soddisfare il bisogno di rifornimenti idrici adeguati, a mantenere buone condizioni igienico-sanitarie, a sviluppare posti di lavoro e di alloggi idonei, a trattare i rifiuti, imporre controlli ambientali e fornire servizi sanitari e sociali.
Nello stesso tempo modificazioni su larga scala dell’ambiente comprendenti cambiamenti del clima locale e anche del clima regionale e globale, influenzano la salute e le condizioni di vita delle popolazioni urbane, mentre l’urbanizzazione contribuisce alle modificazioni.
La degradazione dell’ambiente, insieme alla degradazione sociale derivante dalla diffusione della povertà, determina conseguenze rilevanti sulla salute e ha prodotto un carico di malattie e in abitazioni da presentarsi in alcune città del terzo mondo con proporzioni di crisi vera e propria. La corrispondenza perdita di potenziale umano costituisce un freno allo sviluppo, mentre aumentano la miseria e l’irrequietudine sociale, aggravate in alcune nazioni da economie sbagliate e da pesanti debiti contratti con l’estero.
La situazione è complicata dalla diversità dei problemi, con i quali si confrontano le città, secondo la loro dimensione e della loro ubicazione geografica, problemi che variano da un’area all’altra del pianeta e da regione a regione nell’ambito dello stesso Stato. Preoccupano non solo i problemi già esistenti, molti dei quali ereditati dal passato, ma anche quelli del prossimo futuro, poiché le città continuano a crescere. Senza interventi efficaci i problemi ambientali e sanitari sono destinati ad aggravarsi. Occorre rafforzare l’azione che contro di essi possano condurre i governi, il settore privato, le professioni, le Università e le comunità. Essenziali il coinvolgimento del settore sanitario e una leadership di concerto con altri settori e con la pubblica amministrazione. Questo, però richiede la comprensione dei problemi e di ciò che è necessario per risolverli, la strutturazione delle agenzie sanitarie, in modo da renderle adeguate a sviluppare funzioni tecniche, politiche, programmi e strategie, che integrino il settore sanitario nelle azioni condotte da settori diversi, basate sulla comunità e finalizzate a uno sviluppo sostenibile.
Franco Penza

 

CAMPANIA INFELIX
All’ombra del Vesuvio, in una regione che da Napoli a Caserta conta centinaia di comuni e milioni di abitanti, campi e pascoli cedono lo spazio a cumuli di spazzatura, scarti tossici, ammassi di amianto, residui industriali seppelliti da vent’anni e discariche abusive a cielo aperto, date alle fiamme al tramonto. E in quello che è stata una delle terre più fertili d’Italia la percentuale di casi di tumore è il doppio di quella nazionale. Dietro l'incredibile e cronica emergenza, la mano della camorra gestisce il fruttuoso business dello smaltimento dei rifiuti. Ma, tra le inadempienze degli amministratori pubblici, le promesse non mantenute dei politici, l‘ipocrisia delle regioni del Nord, la rabbia e la frustrazione della popolazione locale, colpe e responsabilità appaiono una matassa difficile da districare. Nel viaggio che conduce noi attraverso la Campania alla ricerca dei molti perché e delle implicazioni di un problema che ha rubato la dignità a un intero paese, la crisi della mondezza si rivela una catastrofe ambientale generale e annunciata, che è specchio e causa di una catastrofe sociale.
Dunque, camminiamo sulle mine! Rifiuti tossici, cibo contaminato dalla diossina. Ma perché la Campania non la distruggiamo, se esiste solo il malaffare? La Regione è in mano a scellerati politici, che ci hanno costretti ad uno spettacolo indegno e noioso e patologico.

 

IL PADRETERNO SALVERA’ IL PAESE?
La coerenza estrema è sempre patologica. Si pensa che il fascismo sia l’unica forma di governo possibile per l’uomo violento ed egoista. Non esistono forme di governo! Si tira a campare con le democrazie, si muore con le dittature, si sonnecchia con le oligarchie.
Qualcuno ha recitato bene la parte del neofita, dimenticando i veri politici, ricordando che l’italiano avrebbe bisogno del manganello sempre per la sua storia pregressa di dominazioni straniere.
Il lavoro di guida universale forse ha allontanato dal mondo della strada stranamente.
E si evitano i dilettanti sia della vita che della cultura. Attori si nasce, non si diventa! I professionisti sono poi i venditori di pesce al mercato politico bene pagati. Nei lontani anni ’60 giocavo con le arti figurative e con il teatro, pensando di creare il dopolavoro, il divertimento, ma non gli artisti. Dopo il fraintendimento, sono nati Peppe ‘a guardia municipale, Gigino ‘o tipografo e Mario ‘o nano, che guidano il popolo al niente. Chiusi in una fortezza casalinga, delirano con incensamento.
La coerenza, dicevo, ti allontanò da me, quando dissi che la sinistra e la destra sono distrutte e per il centro ridono i polli. Tutto da rifondare! Viviamo in un momento tragico, che apre le porte ad una rivoluzione culturale e fisica!
Hai previsto la disfatta del mondo? Oggi promettimi una tabula rasa.
Scendi dall’Aventino! E’ vero che nessuno è profeta in Patria, ma tu opera un’eccezione, perché abbiamo bisogno di te in politica, in arte, in fantasia. Ti prego, in ginocchio.
Non so se leggerai queste note “stonate”, l’uomo ha chiuso l’audio ad ogni buon ascolto.
Franco Penza

 

Il Padreterno non risponde. Ed eccomi qua.
Capisco bene che si tratta di una provocazione, ma beninteso l’Italia e il mondo meriterebbero manganellate sulla testa! Per Peppe, ho sempre detto che sarebbe bene, se continuasse a svolgere la sua attività di vigile urbano, in Villa Comunale, anziché scrivere con prolissità e con dati anagrafici asfissianti. Ma meglio zittire, perché a lui manca la forza di replicare. E’ un rassegnato. Non fa parte dei vivi. Come tutti. Per Gigino, il tipografo, mezzo secolo fa, elencai le fobie, di cui era affetto. Rispolvererei lo scritto a distanza di anni, ma sempre vivo, a dispetto del tempo morto, che passa. E’ meglio che stampi le sciocchezze degli altri, come sta facendo e non azzardi giudizi avventurosi. Per il nano Mario, l’ottantenne, che sposa la cinquantenne, non è il caso di parlare per l’aterosclerosi galoppante, di cui è affetto. Per il personaggio eclettico Pierino, accusato di dilettantismo, dallo stampatore, penso ci sia della ruggine tra i due e non so di quale tipo.

 
Web-Master e Designer: Giuseppe Aldi
Registrato presso il Tribunale di Napoli al 1742/64 - 2247/71 - ISSN 1120.2815
La collaborazione è aperta a tutti, a titolo gratuito, perchè L'Infinito non riceve sovvenzioni dallo Stato.