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UROLOGIA-ANDROLOGIA
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I tumori del rene
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IL RENE
I reni, destro e sinistro, sono due ghiandole situate nella parte superiore della cavità addominale. Sono deputati alla produzione di urina, ma possiedono anche attività endocrine (secrezioni di Renina per regolare la pressione arteriosa, Eritropoietina per regolare la concentrazione di globuli rossi nel sangue, Vitamina D per l’assorbimento di calcio dall’intestino etc.). Il rene ha una lunghezza media di 12 cm, una larghezza di 6,5 cm e uno spessore di 3 cm, ha la forma di un fagiolo appiattito, una superficie liscia e regolare e pesa in media 150-160 gr. I reni sono supportati all’interno della cavità addominale dal grasso perirenale, dal peduncolo vascolare (arteria e vena renale), dai muscoli addominali e dall'intestino. Il rene è costituito da due parti: la corticale, che è la parte periferica, e la midollare, che è la parte centrale. L'unità funzionale del rene è il nefrone, composto da un tubulo che ha la funziona secretoria ed escretoria. La componente secretoria, contenuta largamente all'interno della corticale, ha la funzione di produrre urina filtrando il sangue, quella escretoria, presente nella midollare, convoglia l'urina, dall'interno del parenchima renale alle vie urinarie rappresentate inizialmente dai calici renali che confluiscono nella pelvi o bacinetto e da cui origina l’uretere che porta l’urina in vescica
TUMORI RENALI
Con il termine di tumori del rene si considerano le neoformazioni solide che originano propriamente dal rene. Una semplice classificazione suddivide i tumori renali in benigni (adenoma, oncocitoma, angiomiolipoma, fibroma, lipoma) e maligni (carcinoma renale, sarcoma renale, linfoblastoma, nefroblastoma o tumore di Wilms). I tumori renali benigni possono insorgere da qualsiasi cellula presente nel rene. Tali neoformazioni possono raggiungere anche grandi dimensioni e sono difficilmente differenziabili, anche con le moderne tecniche radiologiche, dalle forme maligne. Il ruolo della biopsia transcutanea nella diagnosi differenziale delle neoformazioni renali è ancora oggi controverso e, nella maggior parte dei casi, la diagnosi delle forme benigne è dato dall’ esame istologico del pezzo operatorio, quindi solo dopo un intervento chirurgico. Solo l’angiomiolipoma renale può avere una diagnosi pre-operatoria pressoché sicura, dal momento che le sue immagini alla ecografia e alla TC sono caratteristiche. L’angiomiolipoma è un’entità relativamente poco frequente che si può ritrovare in due varianti cliniche: isolato, generalmente unico (circa 80% dei casi) oppure associato a una malattia genetica denominata sclerosi tuberosa (in questo caso gli angiomiolipomi sono generalmente multipli e bilaterali). L’indicazione all’asportazione o all’embolizzazione dell’angiomiolipoma avviene quando le sue dimensioni (>4 cm) sono tali da costituire un rischio per la sua rottura e quindi per una emorragia.
IL CARCINOMA RENALE
L'adenocarcinoma è il tumore renale maligno più frequente, rappresentando circa il 97% di tumori renali ed il 3% delle neoplasie dell'adulto. È più frequente tra la quinta e la settima decade e colpisce prevalentemente il sesso maschile, con un rapporto M:F di 2:1. Sono stati individuati alcuni fattori responsabili della neoplasia come il fumo, l'obesità e farmaci antipertensivi. Il fumo di sigarette è un fattore di rischio ben definito, mentre il ruolo dell’ obesità e dell'assunzione prolungata di farmaci per la pressione deve essere ancora chiaramente definito. Una piccola percentuale dei carcinomi renali (1-4%) sono ereditari ossia associati ad anomalie congenite del patrimonio genetico. Attualmente sono noti cinque geni coinvolti nello sviluppo di tumori del rene ereditari. La sindrome che è stata per prima riconosciuta si chiama von Hippel-Lindau. Il sospetto che si tratti di una forma ereditaria deve sorgere qualora vi sia una familiarità positiva per tumori del rene e quando i tumori siano multipli o bilaterali e/o insorti in giovane età. Uno dei segni principali con cui un tumore del rene si può manifestare è la macroematuria (presenza di sangue nelle urine), mentre gli altri sintomi facenti parte della triade classica quali il dolore al fianco e una massa addominale palpabile sono oggi abbastanza rari. Attualmente, oltre il 50% dei casi, vengono però scoperti incidentalmente, usando strumenti diagnostici non invasivi, ad esempio l’ecografia e la TC, per la valutazione di sintomi non specifici della patologia neoplastica (ad esempio durante esami indicati per lo studio di una calcolosi della colecisti). Tra il 10% e il 40% dei casi si possono manifestare altri sintomi, definiti paraneoplastici. Tra quelli più importanti si possono annoverare: eritrocitosi nel 3-10% (aumento del numero dei globuli rossi per una maggiore secrezione di eritropoietina), ipercalcemia nel 20% (aumento del calcio ematico per la secrezione di un ormone, da parte del tumore, simile al paratormone, che induce il riassorbimento di calcio dalle ossa), ipertensione nel 40% (innalzamento della pressione arteriosa dovuto ad una maggiore secrezione di renina). L’ecografia e, nei casi dubbi la TC addome, permettono di distinguere le cisti renali benigne (presenti in più del 15% della popolazione, sono formazioni ripiene di liquido che spesso risultano innocue e non richiedono trattamento) dalle neoformazioni solide (fig. 3-4). In taluni casi vi possono essere delle cisti anch’esse sospette in senso neoplastico. La TC addome e la radiografia o TC del torace sono importanti per definire l’estensione della malattia e per l’impostazione terapeutica. Nel 4-10% dei casi di carcinoma renale, la diagnostica per immagini rileva un’estensione nella vena renale che si può estendere fino alla vena cava.
TERAPIA
Il trattamento di elezione per i tumori renali è la chirurgia. Le diverse tecniche chirurgiche vengono scelte in base alle dimensioni, alla sede del tumore, alle sue caratteristiche di invasività dei tessuti circostanti e alla presenza o meno di un rene sano dal lato opposto. La chirurgia conservativa (enucleoresezione o enucleazione) è il trattamento di scelta per tumori di diametro <4 cm: consiste nella asportazione della neoplasia renale con il tessuto adiposo perirenale, preservando il restante parenchima renale. Tale tecnica consente un periodo libero da malattia ed una sopravvivenza sovrapponibile a quella dei pazienti sottoposti a nefrectomia radicale (cioè all'asportazione di tutto il rene). La chirurgia conservativa può essere adottata anche per tumori tra 4-7 cm, se non invasivi dei tessuti circostanti e soprattutto nel caso in cui il paziente abbia un solo rene; spesso, tale tecnica chirurgica è resa difficoltosa, tuttavia, dalle maggiori dimensioni del tumore. I tumori con dimensioni massime >7 cm vengono trattati con nefrectomia radicale. Tale intervento prevede generalmente l’asportazione dei linfonodi regionali e del surrene, anche se quest’ultimo può venire risparmiato in base alla sede del tumore e all’aspetto TC. I due interventi possono essere eseguiti con tecnica classica a “cielo aperto” con incisione sul fianco (extraperitoneale) o con incisione mediana o sottocostale (transperitoneale), oppure con la tecnica laparoscopica.
La laparoscopia (VLP) è una tecnica operatoria che consente di eseguire l’intervento senza effettuare il classico taglio. Tale tecnica è resa possibile da una telecamera che proietta l’immagine del campo operatorio su un monitor e da particolari strumenti, lunghi e sottili, che passano all’interno di piccole cannule del diametro di 5 e 10 mm, inseriti nell’addome attraverso piccoli fori dello stesso diametro. I vantaggi dimostrati da questa tecnica sono dovuti alla migliore visione dei dettagli anatomici e alla minore invasività, che comportano incisioni più ridotte, minor sanguinamento, minor rischio di trasfusioni di sangue, più rapido recupero post-operatorio e più rapido ritorno alle normali attività quotidiane.
In casi selezionati, soprattutto in pazienti che non possono sostenere interventi chirurgici, può essere eseguita la embolizzazione della neoplasia: l’angiologo,attraverso l’incannulamento dell’ arteria femorale, arriva a livello dell’arteria renale, individua l’arteria che irrora la neoformazione e, applicando delle spirali sui vasi, arresta la vascolarizzazione del tumore facendolo regredire.
Trattamenti alternativi sono la crioablazione, l’ablazione con radiofrequenza (RF), con microonde, con il laser, o gli ultrasuoni ad alta intensità (HIFU). Queste tecniche hanno il vantaggio di essere minimamente invasive e di ridurre le complicanze dei due interventi menzionati sopra; attualmente, tuttavia, sono in fase sperimentale e devono ancora essere valutati con studi la loro reale efficacia nel lungo periodo.
Per le forme più avanzate di malattie vi sono stati negli ultimi anni notevoli progressi nella terapia medica e oggi, accanto al tradizionale trattamento immunitario (interferon alfa, interleuchina- 2), sono disponibili diversi nuovi farmaci che si sono dimostrati efficaci (Sunitinib, Sorafenib, Temsirolimus, Bevacizumab).
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Tumore Vescicale
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Il lettore di Napoli F.P. chiede informazione sulle nuove tecniche d’intervento per evitare la chirurgia a cielo aperto per le neoformazioni vescicali e prostatiche.
TURV (TURB), Resezione Tumore Vescicale per via trans uretrale
L’intervento di TURV permette l’asportazione della o delle neoformazioni endovescicali tramite uno strumento endoscopico (resettore) inserito in vescica attraverso l’uretra. La durata dell’ intervento varia in relazione alle dimensioni e al numero delle neoformazioni. Spesso l’intervento si esegue con un’anestesia spinale. Durante l’intervento vescica distesa con una soluzione irrigante. riducendola a “fettine”, dalla sommità fino alla base (resezione). Completata l'asportazione delle lesioni vescicali, si coagulano le aree di resezione per l'emostasi. Lesioni piccole asportate con una pinzetta. Se la neoformazione interessa lo sbocco dell’uretere in vescica, s’applica un cateterino ureterale interno (stent a doppio J) rimosso o sostituito dopo un periodo di tempo variabile. L'intervento si conclude con l’applicazione di un catetere vescicale a 3 vie per il lavaggio continuo della vescica; la fuoriuscita di liquido di lavaggio chiaro è indice di una buona emostasi. Raramente si rende necessaria una nuova endoscopia per la presenza di sanguinamento postoperatorio. Di solito la degenza è di 2-3 giorni e alcune neoformazioni di piccole dimensioni possono essere trattate in Day Surgery. Per circa un giorno dopo l’intervento si somministra una terapia endovenosa e nella maggior parte dei casi si mantiene un lavaggio vescicale continuo con soluzione fisiologica attraverso il catetere vescicale, per un numero di giorni variabile a seconda della profondità della resezione (in caso di perforazione vescicale il catetere potrà essere mantenuto più a lungo). In genere paziente dimesso senza catetere vescicale. Comparsa di minzione frequente e bruciore passeggero. Nel caso di fumatori, il paziente smetta di fumare considerata la relazione tra fumo e recidiva della malattia tumorale.
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IL PUGILATO SPORT DA BANDIRE
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Lettera di un aspirante pugile
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Giovane di trent’anni, vorrei intraprendere la carriera di pugile. Ho sofferto di neurite ottica. Ci sono dei problemi per l’idoneità fisica? G. A. Ravenna
Al giovanotto, leggo i nomi della leggenda del pugilato. La lettura dei campioni dei pesi massimi mi esalta sempre. Da Jem Mace a Clay, oggi settantenne parchinsoniano.
Da sempre il pugilato ha subito la mafia per colossali affari commerciali. Da un punto di vista medico il risultato è disastroso: morti e lesioni permanenti funestano il cammino della nobile arte. Nel 1961 la morte di un pugile mi sconvolse e abbandonai sotto una grandinata di colpi al mento e alla testa, senza il casco. Oggi, il pugilato è meno seguito, perché la società opulenta, calata nel vizio, non è disposta al sacrificio. Ma se posso esprimermi, dico sport da bandire! Almeno il professionismo.
Caro giovane, Peppe, pratica ginnastica e sport non violenti. Con la neurite ottica non puoi scherzare con i pugni per il tuo bel viso.
FRANCO PENZA
EscIuso il pan¬crazio dei secoli passati, con l'era moderna si conside¬ra «sport» il pugilato, per la prima rego¬lamentazione dell'inglese Jack Broughton. Le contese si svolgono entro spazi recintati con pali nel terreno e funi intorno. I contendenti indossano brache e calzano scarpe leggere.
L'ultimo campione inglese dell'e¬poca Jem Mace si aggiudica il ti¬tolo nel 1861, ma lo perde l'anno successivo con Tom King.
L'America si impone subito. Solo in¬termezzo Bob Fitzsimmons.
Le regole del 1866-67 sono del marchese di Quensberry, padre della boxe mo¬derna. Norme per dilettanti, ma piattaforma, che tuttora disciplina un incontro di pugilato.
Si combatte ad ol¬tranza. Il primo campione è John L. Sullivan, «il gigante di Bo¬ston, dominatore della fine del se¬colo. Conquista il titolo nel 1882, batte Paddy Ryan e lo mantiene per 10 anni, fino all'ultimo incontro con Jake Kilrain che gli resiste 75 rounds. Nel 1892 J. Corbett («Gentleman Jim») lo costringe al tappeto alla ventunesima ripresa. Ma Sullivan accetta con dignità-
Il nuovo campione resta in carica fino al 1897, quando è battuto dall’oriundo inglese Bob Fitzsimmons, scopritore del colpo al «solar plexus”, che rivoluziona la strategia combattiva, che fino allora ha per unico bersaglio il volto.
Fitzsimmons non ha il fisico del peso massimo e nel novembre del 1889 James Jeffries (il calderaio di Carson City), (220 libbre contro 190) gli infligge un KO all'undicesimo round. Jeffries regna indisturbato fino al 1905 e si ritira imbattuto.
Gli succede, vincendo un torneo di aspiranti al titolo, •Tommy Burns, con breve carriera; nel 1908 appare lo statuario Jack Johnson, il più classico boxeur mai visto sul ring. Burns resiste quattordici rounds. Johnson è imbattibile.
L'ex campione Jeffries decide di tornare sul ring, dopo cinque anni d’inattività, per cancellare un'umiliazione per la razza bianca. Si batte al limite delle umane risorse: crolla. al tappeto nel corso del quindicesimo round. E il dominio di Johnson continua incontrastato fino a che il gigantesco ex cow-boy - Jess Willard - lo batte a trentasette anni! dopo ventisei rounds! E’ il 5 aprile del 1915.
Con Jack Dempsey si entra in una nuova era. Non più incontri ad oltranza, ma numero di riprese fissate, di norma venti. «Il maglio di Manassa») al secolo William Harrison Dempsey, nato nel 1895, il 4 luglio 1919 sul ring di Toledo (Ohio) batte in meno di nove minuti Willard, 115 chilogrammi di peso (una trentina più del «Manassa»), e più alto di molto.
Per Dempsey arriva il giorno del crollo, quando Gene Tunney, il pugile-filosofo gli sovrasta in tecnica, stile e intelligenza; Tunney lo batte due volte ai punti ad un anno di distanza 1926-1927.
Molte ombre sul secondo incontro con un conteggio lento, dopo un k.d. che permette a Tunney di recuperare, dopo un atterramento. Lascia imbattuto il titolo nel 1928.
Per due anni il titolo resta vacante. Se ne impossessa nel 1930 il tedesco Max Schmeling («l'ulano della morte») vincitore per squalifica dell 'avversario, il bostoniano Jack Sharkey. Nel giugno 1932, Sharkey si prende la rivincita, vincendo ai punti in quindici riprese.
Primo Carnera, il gigante di Sequ¬als, dopo due anni di esibizioni sui ring francesi, tedeschi, inglesi e spagnoli, varcato l'oceano, esplode in una serie di incontri ben predisposti, fino a diventare un personaggio da leggenda, definita “la grande rapina mafiosa” A ciò contribuisce la sua mole: oltre 2 metri di altezza e un peso forma di 115-118 kg, nonché la guida del suo manager, il francese Leon See. In tre anni di attivit¬à, coglie oltre 60 vittorie, quasi tutte prima del limite, e con un incont¬ro che costa la vita a Ernie Schaaf, una promessa della boxe americana. Carnera si batte per il campionato mondiale con Jack Sharkey. Con un montante al mento Carnera lo atterra alla sesta ripresa e cinge la corona dei pesi massimi.
Il ritorno negli Stati Uniti segna la resa. Con la prima difesa del titolo, il 10 marzo 1934 Carnera vince ai punti contro Tommy Loughran. Tre mesi dopo si trova davanti Max Baer, con il quale gira qualche tempo prima il film L'idolo delle donne (con Mirna Loy). Baer vince, grazie alla malasorte che si accanisce su Carnera. Nei due atterramenti subiti nel secondo round riporta la lussazione di una caviglia, perdendo il gioco di gambe. Carnera tocca altre otto volte il tappeto prima di crollare all¬'undicesima ripresa. Perde ancora, prima del limite, contro l'astro nasce¬nte Joe Louis.
Max Baer, armonico atleta e scaltro, clownesco, sornione e tracotante, fragile nel momento di soffrire, discontinuo nel rendimento, è spodestato da Braddock, nel giugno del 1935.
La durata del regno di Joe Louis trova riscontro soltanto con Sullivan.
Nel giugno del 1937 Louis mette K.O. Braddock all’ottavo round. Louis sostiene l'ultimo vittorioso incontro il 25 luglio del 1948 (a undici dalla conquista e dopo aver dife¬so venticinque volte il titolo); annuncia il suo ritiro dal ring nel successivo mese di marzo. Per un successore a Joe si organizza un torneo, vinto da Ezzard Charles («lo sparviero di Cin¬cinnati»). Joe «Jersey» Walcott, batte Charles due volte in virtù di una superiore esperien¬za.
Ad interrompere la supremazia di colore arriva un italo-americano:
Rocco Marchegiano (i suoi genitori sono nativi d' Abruzzo); impara a tirar pugni durante il servizio militare, e senza sostare nelle file dei dilettanti, si avventura fra i professionisti. Dopo cinque anni conquista il titolo mondiale ai danni di Joe Walcott, KO al 13° round in settembre del 1952. «Bis» nove mesi dopo: Joe crolla in un solo round.
Di Rocky Marciano (nome con cui è noto nel mondo pugilistico) la carriera è breve: termina tre anni dopo la conquista, nel settembre del '55, ai danni di Archie Moore, messo KO in nove round. 49 incontri, altrettante vittorie, 43 prima del limite.
Dopo l'italo-americano, Floyd Patterson, più medio massimo che massimo, ma pugile di talento. Batte Archie Moore (43 anni) e conquista il titolo, che difende da Jackson, Rademaker, Rai Harris e Brian London. Appare una meteora europea: Ingemar Johansson, biondo svedese nei confronti del quale Cavicchi sfiora il successo sul ring di Bologna. Affronta Patterson e lo batte in otto minuti di combattimento. È’ il 26 giugno del 1959. Il 20 giugno del '60 il nordico crolla al tappeto a metà della quinta ripresa. La «bella» nove mesi dopo e vince il campione in carica. A Patterson succede nel settembre del 1962 Charley «Sonny» Liston, ex detenuto, che in un round lo spazza via e l'anno seguente gli concede quattro secondi di più: lo rotola al tappeto in 2' e 10".
Cassius Clay - «il labbro di Loui¬sville» - affronta Liston la sera del 25 febbraio 1964 a Miami Beach e gli impone un K.O. nel corso della settima ripresa. La rivincita, un gioco organizzativo che frutta milioni di dollari -un an¬no dopo: in un solo round ricaccia nelI' ombra «Sonny».
Cassius Clay, abbracciata la fede musulmana, diventa Muhammad Alì. Un solo intermezzo - Joe Fra¬zier - nella sua decennale suprema¬zia (per circa tre anni e mezzo, dal giugno 1967 all'ottobre 1970, Alì è tenuto lontano dal ring perché «obiettore di coscienza», e rifiuta di prestare il servizio militare). Nel marzo 1971 Joe Frazier lo sconfigge in quindici ri¬prese.
Clay non forza i tempi. Frazier perde il titolo di fronte a George Fo¬reman. Davanti a Clay: Foreman va KO nell'ottavo round il 30 ottobre del ' 74. Joe Frazier il 10 ottobre del 1975 ritrova Clay pensando di poter ripe¬tere l'exploit del '71. Ma il protetto di AlIah lo annulla al quattordicesimo round.
La corona resta sul capo di Clay, anche se «Mandingo» Ken Norton suona il campanello d'allarme. Egli Lascia il titolo nelle mani di Leon Spinks. L'arte pugilistica di Clay è eccezionale come peso massimo mobile e ve¬loce, specialmente nel giuoco di gambe.
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QUESTIONI DI PLAGIO
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In redazione sono giunte molte lettere da parte di sedicenti poeti, che hanno accusato di plagio autori tipo Eduardo (“Vincenzo De Pretore”, che avrebbe “copiato” da Dumas), Totò (“a livella” da Parini), Scarpetta (dalla Pochade francese con traduzioni in napoletano). A me viene in mente subito il nome di Terenzio.
La questione terenziana. Specialmente da Luscio Lanuvino, Terenzio fu accusato di non essere lui l’autore delle commedie, che sarebbero state invece opera dei colti amici del circolo degli Scipioni: i liberi non potevano occuparsi di arte e si sarebbero quindi valsi di Terenzio, che era liberto, come prestanome. In ciò dovette esservi qualcosa di vero, perché, nel prologo degli Adelphoe, Terenzio non si difende con decisione. Abbiamo sei commedie, tutte dal titolo greco. Andria, la “fanciulla di Andro”, deriva da due commedie di Menandro (in base alla tecnica della contaminatio), Hecyra, “la suocera”, Heautontimoroumenos, “il punitore di se stesso”, Eunuchus, “l’eunuco”, Phormio, “Formione”. Terenzio scrive per i nobili, e quindi si attiene maggiormente ai modelli greci, Menandro e Apollodoro. Il contenuto è più morale e raffinato, i padri sono meno avari, i figli meno scapestrati, scarsa perciò la stessa vis comica. (Al contrario Plauto scrive per il popolo e tende a romanizzare i modelli greci, Menandro, Difilo e Filemone, e il contenuto è piuttosto grossolano, ma con prodigiosa vis comica, lazzi, scherzi, con la conclusione morale). La forma in Terenzio è di conseguenza più elegante e squisita. Anche la lingua è del tutto letteraria, incomincia anzi con Terenzio la separazione tra linguaggio popolare e linguaggio letterario (La forma di Plauto è la lingua popolare, ma letterarizzata). Terenzio fu lodato anche da Cesare nel verso famoso: Tu quoque in summis, o dimidiate Menander, ove, pur venendo collocato tra i sommi, è chiamato un po’ ironicamente mezzo Menandro, per la stretta imitazione dei suoi modelli.
Esiste anche una questione plautina. .Correvano sotto il nome di Plauto più di un centinaio di commedie, ma Varrone ne riconobbe autentiche solo una parte, per cui oggi le ordiniamo in tre classi: 21 commedie autentiche, dette appunto varroniane, 19 commedie dette subvarroniane, cioè dalla paternità incerta, e le rimanenti spurie.
Come si può notare, niente di nuovo è sotto il sole.
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L’ANGOLO DELLA MEDICINA:
LA MAPPA DELLA VITA
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di Franco Penza
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Il sistema nervoso centrale è una fitta rete di connessioni costituito da almeno trenta miliardi di neuroni interconnessi tra loro: il quadruplo dei neuroni corticali delle scimmie più evolute. L’uomo dispone di 10 alla 14^ potenza o 10 alla 15^ potenza di sinapsi.
L’ossessione sensuale di Adriano per Antinoo sarebbe un’anomalia della zona cromosomica X classificata con la sigla XQ28.in collegamento con l’omosessualità maschile.
Per la depressione identificata l’anomalia di un gene, il Sert, che sarebbe una delle cause principali della malattia. Il Sert è coinvolto nella produzione della serotonina, un neurotrasmettitore che inibisce la ricaptazione della serotonina anche di altre forme psicopatologiche, come la tendenza al suicidio, ansia, bulimia, disturbi ossessivi nei trenta miliardi di neuroni. Per il Sensation secker, tipo di personalità portata all’avventura, ai cambiamenti esistenziali, al rischio, gene identificato. Nei soggetti suicidi carenza di una sostanza chimica cerebrale, la 5-HT. Per il tumore al seno identificati due dei geni che lo causano, il Brca1 e il Brca2. Per l’osteoporosi isolato il gene responsabile. Il gene 5HTTLPR è della timidezza.
Le malattie cardiovascolari hanno dei fenotipi complessi-.
Le patologie aritmogene ereditarie hanno cinque geni responsabili per la sindrome del QT lungo sul cromosoma 4. i geni noti sono KvLQT1 sul cromosoma 11 codificante per il canale del potassio che conduce la correnteIK5, HERG situato sul cromosoma7 che codifica per il canale del potassio IKR, SCN5A sul cromosoma 3, codificante per la subunità a del canale del sodio situato. Sul cromosoma 21 KCNEI e KCNE2. La sindrome di Brugada, malattia ad elevato arresto cardiaco e di morte improvvisa, ha il gene che codifica per il canale del sodio cardiaco (SCN5A), lo stesso della variante della sindrome del QT lungo.
Per l’Alzheimer sul cromosoma 14-gene PS1-presenilina 1 e 2 (PS1 e PS2). Per la Beckwith ZFP57/gene KAP1, per l’emocromatosi 6p21.3, Xp21 per la Duchenne.
James Watson, lo scienziato che insieme a Francis Crick ha scoperto la struttura del dna, ha definito romanticamente il genoma diario del domani.
LE CELLULE STAMINALI
Le cellule staminali sono cellule da cui possono originare tipi di cellule attraverso un processo di "differenziamento".
Nelle fasi iniziali dello sviluppo umano, nell'embrione, sono diverse da tutti i tipi di cellule esistenti nell'organismo, cerebrali, ossee, cardiache, muscolari, epidermiche...
La possibilità di controllare il potere delle cellule staminali embrionali, ha lo scopo di curare molte malattie-. Per esempio, il morbo di Parkinson e l'Alzheimer sono il risultato di lesioni in gruppi determinati di cellule cerebrali. Con un trapianto di cellule staminali derivate da un embrione alla parte del cervello colpita, gli scienziati sostituiscono il tessuto cerebrale danneggiato.
In futuro, la ricerca sulle cellule staminali rivoluzionerà il modo di curare l'ictus, il diabete, le malattie cardiache e, le paralisi.
L'uso di cellule staminali a fini di ricerca o di cure mediche varia da un paese all'altro. In Germania l'estrazione di cellule staminali da un embrione umano è considerata illegale.
In Gran Bretagna è legale, ma le leggi in materia sono rigide: gli scienziati britannici possono utilizzare embrioni umani a fini di ricerca fino a quattordici giorni dopo la fecondazione dell'ovulo. In quel momento, l'embrione è un insieme di cellule, grande più o meno come un quarto della testa di uno spillo (0,2 mm).
In molti paesi non esistono ancora leggi che disciplinano la ricerca sulle cellule staminali umane.
Essendo l'utilizzo di embrioni una controversia etica, gli scienziati di tutto il mondo cercano altre fonti di cellule staminali. Il tipo di cellule staminali che si trova nel midollo osseo degli adulti sembra essere una possibilità. Le cellule staminali sono potenzialmente capaci di differenziarsi in una varietà di globuli rossi nell'arco del ciclo vitale.
In futuro, si spera di manipolare le cellule staminali adulte affinché, invece di produrre soltanto globuli rossi, possano dare origine a cellule cerebrali, epatiche, cardiache e nervose.
Nonostante tutto, le cellule staminali embrionali rappresentano, una prospettiva immediata per nuovi trattamenti e cure. Ma la chiesa cattolica dice no!
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PRESEPI
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di Alessandro Aldi
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LETTERA AD UN AMICO LADRO
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Caro amico, sei il figlio degenere di una schiatta d'alto lignaggio (lucano). Il popolo italiano è una confusione di genie, che da secoli dominano la Vitalia. Tu, come tutti, hai toccato il fondo, rubando ad un altro povero. E non potevi rubare ai ricchi, che camminano e viaggiano con le scorte armate. Il disegno criminoso delle lobbj è di distruggere l'umanità povera. Poi tra i ricchi ci sarà guerra e la terra si dissolverà nell'universo. Mi dispiace per te, che porti un nome che apre le porte al passaggio verso un nuovo mondo, ma la tua megalomania ti ha permesso di commettere molti errori sul piano umano, compenso di un tuo complesso di inferiorità, che scarica sul prossimo le frustrazioni. Hai voluto svolgere attività giornalistica in una remota provincia napoletana, ma eri nato impiegatuccio. Oggi non saresti neanche riuscito nell'intento per la licenziabilità di un governo che ci sta invitando al massacro, gesuiticamente. Tutti noi alienati crediamo nella democrazia, ma tu credi nel nulla e sei dannato. Ti presenti, chiedi e rubi: ma, santo Dio, con immensa ingenuità, ti ho prestato 5000 euro, me ne hai restituito con dolore 1950, più due chili di pasta con una tecnica degna del migliore ladro in circolazione. Mi sono ammalato gravemente, non capendo perchè un povero ruba ad un altro povero. Se volessi liberarti di un peso sullo stomaco per avermi preso per i fondelli, ovvero sodomizzato, sarebbe opportuno che mi dessi i miei soldi, prima che Monti tolga le mutande a tutti e lasci nudi gli italiani. Ma sarà difficile perchè risulti un nullatenente. La giustizia va a braccetto con i tempi e la polizia è inesistente. Chiedi perdono al Padreterno per aver ingannato la gente con un foglio inutile per oltre 40 anni. Ti saluto. Meglio: va all'inferno.
Franco Penza
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SPETTACOLO DI MUSICA E POESIA
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Associazione Culturale Amici di G.B.Vico.
Venerdì 20 gennaio 2011
Canzoni classiche e poesie. Piano bar di Tony e MarY
con Susj Laparulo, Ciro Torino, Gennaro Basile,
Vittorio Lucci, Nunzia Marino e Franco Penza.
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