Dettato
La vita
La vita è
La vita è la morte.
(F. Penza)
 
Giornale on-line Sociale di Lettere e Arte
  Così s'annega il pensier mio
e il naufragar m'è dolce
in questo mare.
(G. Leopardi)
Direzione: Via Carlo De Marco, 21 B - 80137 Napoli --- Redazione: Viale Galileo Galilei, 27 - 48100 Ravenna
Anno di fondazione 1964
 Ultimo Aggiornamento: giovedì 02 febbraio 2012           Direttore - Responsabile: Franco Penza 
UROLOGIA-ANDROLOGIA
I tumori del rene
IL RENE
I reni, destro e sinistro, sono due ghiandole situate nella parte superiore della cavità addominale. Sono deputati alla produzione di urina, ma possiedono anche attività endocrine (secrezioni di Renina per regolare la pressione arteriosa, Eritropoietina per regolare la concentrazione di globuli rossi nel sangue, Vitamina D per l’assorbimento di calcio dall’intestino etc.). Il rene ha una lunghezza media di 12 cm, una larghezza di 6,5 cm e uno spessore di 3 cm, ha la forma di un fagiolo appiattito, una superficie liscia e regolare e pesa in media 150-160 gr. I reni sono supportati all’interno della cavità addominale dal grasso perirenale, dal peduncolo vascolare (arteria e vena renale), dai muscoli addominali e dall'intestino. Il rene è costituito da due parti: la corticale, che è la parte periferica, e la midollare, che è la parte centrale. L'unità funzionale del rene è il nefrone, composto da un tubulo che ha la funziona secretoria ed escretoria. La componente secretoria, contenuta largamente all'interno della corticale, ha la funzione di produrre urina filtrando il sangue, quella escretoria, presente nella midollare, convoglia l'urina, dall'interno del parenchima renale alle vie urinarie rappresentate inizialmente dai calici renali che confluiscono nella pelvi o bacinetto e da cui origina l’uretere che porta l’urina in vescica
TUMORI RENALI
Con il termine di tumori del rene si considerano le neoformazioni solide che originano propriamente dal rene. Una semplice classificazione suddivide i tumori renali in benigni (adenoma, oncocitoma, angiomiolipoma, fibroma, lipoma) e maligni (carcinoma renale, sarcoma renale, linfoblastoma, nefroblastoma o tumore di Wilms). I tumori renali benigni possono insorgere da qualsiasi cellula presente nel rene. Tali neoformazioni possono raggiungere anche grandi dimensioni e sono difficilmente differenziabili, anche con le moderne tecniche radiologiche, dalle forme maligne. Il ruolo della biopsia transcutanea nella diagnosi differenziale delle neoformazioni renali è ancora oggi controverso e, nella maggior parte dei casi, la diagnosi delle forme benigne è dato dall’ esame istologico del pezzo operatorio, quindi solo dopo un intervento chirurgico. Solo l’angiomiolipoma renale può avere una diagnosi pre-operatoria pressoché sicura, dal momento che le sue immagini alla ecografia e alla TC sono caratteristiche. L’angiomiolipoma è un’entità relativamente poco frequente che si può ritrovare in due varianti cliniche: isolato, generalmente unico (circa 80% dei casi) oppure associato a una malattia genetica denominata sclerosi tuberosa (in questo caso gli angiomiolipomi sono generalmente multipli e bilaterali). L’indicazione all’asportazione o all’embolizzazione dell’angiomiolipoma avviene quando le sue dimensioni (>4 cm) sono tali da costituire un rischio per la sua rottura e quindi per una emorragia.
IL CARCINOMA RENALE
L'adenocarcinoma è il tumore renale maligno più frequente, rappresentando circa il 97% di tumori renali ed il 3% delle neoplasie dell'adulto. È più frequente tra la quinta e la settima decade e colpisce prevalentemente il sesso maschile, con un rapporto M:F di 2:1. Sono stati individuati alcuni fattori responsabili della neoplasia come il fumo, l'obesità e farmaci antipertensivi. Il fumo di sigarette è un fattore di rischio ben definito, mentre il ruolo dell’ obesità e dell'assunzione prolungata di farmaci per la pressione deve essere ancora chiaramente definito. Una piccola percentuale dei carcinomi renali (1-4%) sono ereditari ossia associati ad anomalie congenite del patrimonio genetico. Attualmente sono noti cinque geni coinvolti nello sviluppo di tumori del rene ereditari. La sindrome che è stata per prima riconosciuta si chiama von Hippel-Lindau. Il sospetto che si tratti di una forma ereditaria deve sorgere qualora vi sia una familiarità positiva per tumori del rene e quando i tumori siano multipli o bilaterali e/o insorti in giovane età. Uno dei segni principali con cui un tumore del rene si può manifestare è la macroematuria (presenza di sangue nelle urine), mentre gli altri sintomi facenti parte della triade classica quali il dolore al fianco e una massa addominale palpabile sono oggi abbastanza rari. Attualmente, oltre il 50% dei casi, vengono però scoperti incidentalmente, usando strumenti diagnostici non invasivi, ad esempio l’ecografia e la TC, per la valutazione di sintomi non specifici della patologia neoplastica (ad esempio durante esami indicati per lo studio di una calcolosi della colecisti). Tra il 10% e il 40% dei casi si possono manifestare altri sintomi, definiti paraneoplastici. Tra quelli più importanti si possono annoverare: eritrocitosi nel 3-10% (aumento del numero dei globuli rossi per una maggiore secrezione di eritropoietina), ipercalcemia nel 20% (aumento del calcio ematico per la secrezione di un ormone, da parte del tumore, simile al paratormone, che induce il riassorbimento di calcio dalle ossa), ipertensione nel 40% (innalzamento della pressione arteriosa dovuto ad una maggiore secrezione di renina). L’ecografia e, nei casi dubbi la TC addome, permettono di distinguere le cisti renali benigne (presenti in più del 15% della popolazione, sono formazioni ripiene di liquido che spesso risultano innocue e non richiedono trattamento) dalle neoformazioni solide (fig. 3-4). In taluni casi vi possono essere delle cisti anch’esse sospette in senso neoplastico. La TC addome e la radiografia o TC del torace sono importanti per definire l’estensione della malattia e per l’impostazione terapeutica. Nel 4-10% dei casi di carcinoma renale, la diagnostica per immagini rileva un’estensione nella vena renale che si può estendere fino alla vena cava.
TERAPIA
Il trattamento di elezione per i tumori renali è la chirurgia. Le diverse tecniche chirurgiche vengono scelte in base alle dimensioni, alla sede del tumore, alle sue caratteristiche di invasività dei tessuti circostanti e alla presenza o meno di un rene sano dal lato opposto. La chirurgia conservativa (enucleoresezione o enucleazione) è il trattamento di scelta per tumori di diametro <4 cm: consiste nella asportazione della neoplasia renale con il tessuto adiposo perirenale, preservando il restante parenchima renale. Tale tecnica consente un periodo libero da malattia ed una sopravvivenza sovrapponibile a quella dei pazienti sottoposti a nefrectomia radicale (cioè all'asportazione di tutto il rene). La chirurgia conservativa può essere adottata anche per tumori tra 4-7 cm, se non invasivi dei tessuti circostanti e soprattutto nel caso in cui il paziente abbia un solo rene; spesso, tale tecnica chirurgica è resa difficoltosa, tuttavia, dalle maggiori dimensioni del tumore. I tumori con dimensioni massime >7 cm vengono trattati con nefrectomia radicale. Tale intervento prevede generalmente l’asportazione dei linfonodi regionali e del surrene, anche se quest’ultimo può venire risparmiato in base alla sede del tumore e all’aspetto TC. I due interventi possono essere eseguiti con tecnica classica a “cielo aperto” con incisione sul fianco (extraperitoneale) o con incisione mediana o sottocostale (transperitoneale), oppure con la tecnica laparoscopica.
La laparoscopia (VLP) è una tecnica operatoria che consente di eseguire l’intervento senza effettuare il classico taglio. Tale tecnica è resa possibile da una telecamera che proietta l’immagine del campo operatorio su un monitor e da particolari strumenti, lunghi e sottili, che passano all’interno di piccole cannule del diametro di 5 e 10 mm, inseriti nell’addome attraverso piccoli fori dello stesso diametro. I vantaggi dimostrati da questa tecnica sono dovuti alla migliore visione dei dettagli anatomici e alla minore invasività, che comportano incisioni più ridotte, minor sanguinamento, minor rischio di trasfusioni di sangue, più rapido recupero post-operatorio e più rapido ritorno alle normali attività quotidiane.
In casi selezionati, soprattutto in pazienti che non possono sostenere interventi chirurgici, può essere eseguita la embolizzazione della neoplasia: l’angiologo,attraverso l’incannulamento dell’ arteria femorale, arriva a livello dell’arteria renale, individua l’arteria che irrora la neoformazione e, applicando delle spirali sui vasi, arresta la vascolarizzazione del tumore facendolo regredire.
Trattamenti alternativi sono la crioablazione, l’ablazione con radiofrequenza (RF), con microonde, con il laser, o gli ultrasuoni ad alta intensità (HIFU). Queste tecniche hanno il vantaggio di essere minimamente invasive e di ridurre le complicanze dei due interventi menzionati sopra; attualmente, tuttavia, sono in fase sperimentale e devono ancora essere valutati con studi la loro reale efficacia nel lungo periodo.
Per le forme più avanzate di malattie vi sono stati negli ultimi anni notevoli progressi nella terapia medica e oggi, accanto al tradizionale trattamento immunitario (interferon alfa, interleuchina- 2), sono disponibili diversi nuovi farmaci che si sono dimostrati efficaci (Sunitinib, Sorafenib, Temsirolimus, Bevacizumab).
Tumore Vescicale
Il lettore di Napoli F.P. chiede informazione sulle nuove tecniche d’intervento per evitare la chirurgia a cielo aperto per le neoformazioni vescicali e prostatiche.
TURV (TURB), Resezione Tumore Vescicale per via trans uretrale
L’intervento di TURV permette l’asportazione della o delle neoformazioni endovescicali tramite uno strumento endoscopico (resettore) inserito in vescica attraverso l’uretra. La durata dell’ intervento varia in relazione alle dimensioni e al numero delle neoformazioni. Spesso l’intervento si esegue con un’anestesia spinale. Durante l’intervento vescica distesa con una soluzione irrigante. riducendola a “fettine”, dalla sommità fino alla base (resezione). Completata l'asportazione delle lesioni vescicali, si coagulano le aree di resezione per l'emostasi. Lesioni piccole asportate con una pinzetta. Se la neoformazione interessa lo sbocco dell’uretere in vescica, s’applica un cateterino ureterale interno (stent a doppio J) rimosso o sostituito dopo un periodo di tempo variabile. L'intervento si conclude con l’applicazione di un catetere vescicale a 3 vie per il lavaggio continuo della vescica; la fuoriuscita di liquido di lavaggio chiaro è indice di una buona emostasi. Raramente si rende necessaria una nuova endoscopia per la presenza di sanguinamento postoperatorio. Di solito la degenza è di 2-3 giorni e alcune neoformazioni di piccole dimensioni possono essere trattate in Day Surgery. Per circa un giorno dopo l’intervento si somministra una terapia endovenosa e nella maggior parte dei casi si mantiene un lavaggio vescicale continuo con soluzione fisiologica attraverso il catetere vescicale, per un numero di giorni variabile a seconda della profondità della resezione (in caso di perforazione vescicale il catetere potrà essere mantenuto più a lungo). In genere paziente dimesso senza catetere vescicale. Comparsa di minzione frequente e bruciore passeggero. Nel caso di fumatori, il paziente smetta di fumare considerata la relazione tra fumo e recidiva della malattia tumorale.
 
Prafrasando Totò:
IL FINE DICITORE
di Mario Di Luca
"Il Professore Monti, il fine dicitore,
maestro alla Boccon d’Economia,
il re del savoir-faire, il gran signore,
debutta questa sera a Palazzo Chigi".
Guardanno 'o manifesto, chi leggeva
penzava: certo chisto è ‘na putenza!
Tenevemo ‘sta bomba? E chi 'o ssapeva!
Stasera stessa 'o vaco a ssentì.
Cu nu fascio ‘e carte' ‘mmane, ‘a faccia stralunata,
‘na cammisa bianca ‘e seta fine,
nu fazzoletto, pur’isso janco, nel taschino,
‘ncuollo nu gessato culore blummarè
Tutt' 'o Parlamento illuminato a giorno,
‘na marcia trionfale comm' "Aida",
Monti trasette e cu na faccia come a chella ‘e Stanlio,
pareva ca diceva: "Eccomi qua!
Mo v'aggia fa vedè chi è zi’ Marittiello Monti,
il fine dicitore, l’
Economista, chillo ca pisci’acquasanta
‘a dint’’o vellicolo,
ca quanno arape 'a vocca caccia ll'oro,
oro colato 'e primma qualità".
'O Parlamento, ansioso, s'aspettava:
chi sa mô ch'esce 'a vocca a ‘stu Santone.
E doppo nu poco, ca se schiarette ‘a voce:
“Aglio e fravaglie; fattura ca nun quaglia;
Corne ebicorne, cap’alice e cape d’aglie.
Sette pe’ sette nun fa quarantasette,
me l’ha ditto chillo ca sta’llà ‘ncoppe:
Tengo tre tre e napulitana a coppe”.
A chistu punto, po’ abbiaje a ‘ncacaglia’;
faceva smorfie, zumpe e, cu ‘a vocca, trumbettelle,
quann'uno in prima fila: "Marittie’, si bello!"
('Ndranghete!) E allazza nu pernacchio 'e nuvità.
Fuje comm'a nu signale 'e ‘na battaglia,
mancava poco e ‘nce scappava 'o muorto:
'e sische mme parevano mitraglia.
Monti nun putette continuà.
"L’Economista" se facette 'a mappatella:
'o gessato, ‘a cammisa e 'o fazzuletto ‘e seta fine,
s'annascunnette pure carte e cartella.
Dicette: "Aggio sbagliato,.. Ch'aggio ‘a fa?".
Doppo tant'anne ‘a chella sera
che il fine dicitore Economista,
pe’ fforza avette ‘a chiudere 'a carriera
a beneficio dell'umanità,
aiere steva scritto into 'o giurnale che:
"dopo varii e lunghi appostamenti
è stato assicurato un criminale
alla Giustizia delle Autorità".
E chi era, neh, stu disgraziato?
Monti... il dicitore Economista,
ca, pe magnà, al furto s'era dato
o pover'ommo pe putè campà.
 
CULTURE PARALLELE
Dal 1 al 14 febbraio 2012 - Aperto da lunedì a venerdì 11:00 – 19:30 - Presso: Via Raffaele Cadorna 28, 00187 Roma
Culture parallele non è una mostra collettiva sul modello delle nuove tendenze dell’arte contemporanea, ma ravvisa nelle opere degli artisti presentati un’istanza espressiva non solo di dipingere, ma di sentire e di essere, stimolo che molti pittori in questo momento stanno cercando anche con esiti diversi.
Promozione RossoCinabro - Per Info: Tel. 06 60658125 - www.rossocinabro.com
 
SPETTACOLO DI MUSICA E POESIA
Associazione Culturale Amici di G.B.Vico.
Venerdì 20 gennaio 2011
Canzoni classiche e poesie. Piano bar di Tony e MarY
con Susj Laparulo, Ciro Torino, Gennaro Basile,
Vittorio Lucci, Nunzia Marino e Franco Penza.
QUESTIONI DI PLAGIO
In redazione sono giunte molte lettere da parte di sedicenti poeti, che hanno accusato di plagio autori tipo Eduardo (“Vincenzo De Pretore”, che avrebbe “copiato” da Dumas), Totò (“a livella” da Parini), Scarpetta (dalla Pochade francese con traduzioni in napoletano). A me viene in mente subito il nome di Terenzio.
La questione terenziana. Specialmente da Luscio Lanuvino, Terenzio fu accusato di non essere lui l’autore delle commedie, che sarebbero state invece opera dei colti amici del circolo degli Scipioni: i liberi non potevano occuparsi di arte e si sarebbero quindi valsi di Terenzio, che era liberto, come prestanome. In ciò dovette esservi qualcosa di vero, perché, nel prologo degli Adelphoe, Terenzio non si difende con decisione. Abbiamo sei commedie, tutte dal titolo greco. Andria, la “fanciulla di Andro”, deriva da due commedie di Menandro (in base alla tecnica della contaminatio), Hecyra, “la suocera”, Heautontimoroumenos, “il punitore di se stesso”, Eunuchus, “l’eunuco”, Phormio, “Formione”. Terenzio scrive per i nobili, e quindi si attiene maggiormente ai modelli greci, Menandro e Apollodoro. Il contenuto è più morale e raffinato, i padri sono meno avari, i figli meno scapestrati, scarsa perciò la stessa vis comica. (Al contrario Plauto scrive per il popolo e tende a romanizzare i modelli greci, Menandro, Difilo e Filemone, e il contenuto è piuttosto grossolano, ma con prodigiosa vis comica, lazzi, scherzi, con la conclusione morale). La forma in Terenzio è di conseguenza più elegante e squisita. Anche la lingua è del tutto letteraria, incomincia anzi con Terenzio la separazione tra linguaggio popolare e linguaggio letterario (La forma di Plauto è la lingua popolare, ma letterarizzata). Terenzio fu lodato anche da Cesare nel verso famoso: Tu quoque in summis, o dimidiate Menander, ove, pur venendo collocato tra i sommi, è chiamato un po’ ironicamente mezzo Menandro, per la stretta imitazione dei suoi modelli.
Esiste anche una questione plautina. .Correvano sotto il nome di Plauto più di un centinaio di commedie, ma Varrone ne riconobbe autentiche solo una parte, per cui oggi le ordiniamo in tre classi: 21 commedie autentiche, dette appunto varroniane, 19 commedie dette subvarroniane, cioè dalla paternità incerta, e le rimanenti spurie.

Come si può notare, niente di nuovo è sotto il sole.
Festa dell'anziano
Guarda le foto (Continua...)
L’ANGOLO DELLA MEDICINA:
LA MAPPA DELLA VITA
di Franco Penza
Il sistema nervoso centrale è una fitta rete di connessioni costituito da almeno trenta miliardi di neuroni interconnessi tra loro: il quadruplo dei neuroni corticali delle scimmie più evolute. L’uomo dispone di 10 alla 14^ potenza o 10 alla 15^ potenza di sinapsi.
L’ossessione sensuale di Adriano per Antinoo sarebbe un’anomalia della zona cromosomica X classificata con la sigla XQ28.in collegamento con l’omosessualità maschile.
Per la depressione identificata l’anomalia di un gene, il Sert, che sarebbe una delle cause principali della malattia. Il Sert è coinvolto nella produzione della serotonina, un neurotrasmettitore che inibisce la ricaptazione della serotonina anche di altre forme psicopatologiche, come la tendenza al suicidio, ansia, bulimia, disturbi ossessivi nei trenta miliardi di neuroni. Per il Sensation secker, tipo di personalità portata all’avventura, ai cambiamenti esistenziali, al rischio, gene identificato. Nei soggetti suicidi carenza di una sostanza chimica cerebrale, la 5-HT. Per il tumore al seno identificati due dei geni che lo causano, il Brca1 e il Brca2. Per l’osteoporosi isolato il gene responsabile. Il gene 5HTTLPR è della timidezza.
Le malattie cardiovascolari hanno dei fenotipi complessi-.
Le patologie aritmogene ereditarie hanno cinque geni responsabili per la sindrome del QT lungo sul cromosoma 4. i geni noti sono KvLQT1 sul cromosoma 11 codificante per il canale del potassio che conduce la correnteIK5, HERG situato sul cromosoma7 che codifica per il canale del potassio IKR, SCN5A sul cromosoma 3, codificante per la subunità a del canale del sodio situato. Sul cromosoma 21 KCNEI e KCNE2. La sindrome di Brugada, malattia ad elevato arresto cardiaco e di morte improvvisa, ha il gene che codifica per il canale del sodio cardiaco (SCN5A), lo stesso della variante della sindrome del QT lungo.
Per l’Alzheimer sul cromosoma 14-gene PS1-presenilina 1 e 2 (PS1 e PS2). Per la Beckwith ZFP57/gene KAP1, per l’emocromatosi 6p21.3, Xp21 per la Duchenne.
James Watson, lo scienziato che insieme a Francis Crick ha scoperto la struttura del dna, ha definito romanticamente il genoma diario del domani.

LE CELLULE STAMINALI
Le cellule staminali sono cellule da cui possono originare tipi di cellule attraverso un processo di "differenziamento".
Nelle fasi iniziali dello sviluppo umano, nell'embrione, sono diverse da tutti i tipi di cellule esistenti nell'organismo, cerebrali, ossee, cardiache, muscolari, epidermiche...
La possibilità di controllare il potere delle cellule staminali embrionali, ha lo scopo di curare molte malattie-. Per esempio, il morbo di Parkinson e l'Alzheimer sono il risultato di lesioni in gruppi determinati di cellule cerebrali. Con un trapianto di cellule staminali derivate da un embrione alla parte del cervello colpita, gli scienziati sostituiscono il tessuto cerebrale danneggiato.
In futuro, la ricerca sulle cellule staminali rivoluzionerà il modo di curare l'ictus, il diabete, le malattie cardiache e, le paralisi.
L'uso di cellule staminali a fini di ricerca o di cure mediche varia da un paese all'altro. In Germania l'estrazione di cellule staminali da un embrione umano è considerata illegale.
In Gran Bretagna è legale, ma le leggi in materia sono rigide: gli scienziati britannici possono utilizzare embrioni umani a fini di ricerca fino a quattordici giorni dopo la fecondazione dell'ovulo. In quel momento, l'embrione è un insieme di cellule, grande più o meno come un quarto della testa di uno spillo (0,2 mm).
In molti paesi non esistono ancora leggi che disciplinano la ricerca sulle cellule staminali umane.
Essendo l'utilizzo di embrioni una controversia etica, gli scienziati di tutto il mondo cercano altre fonti di cellule staminali. Il tipo di cellule staminali che si trova nel midollo osseo degli adulti sembra essere una possibilità. Le cellule staminali sono potenzialmente capaci di differenziarsi in una varietà di globuli rossi nell'arco del ciclo vitale.
In futuro, si spera di manipolare le cellule staminali adulte affinché, invece di produrre soltanto globuli rossi, possano dare origine a cellule cerebrali, epatiche, cardiache e nervose.
Nonostante tutto, le cellule staminali embrionali rappresentano, una prospettiva immediata per nuovi trattamenti e cure. Ma la chiesa cattolica dice no!
Casa di riposo - Intrattenimento
Guarda i video (Continua...)
PRESEPI
di Alessandro Aldi
Poesie
Lettura di liriche napoletane e italiane. (Continua...)
LA COLONIA TEDESCA INGLESE FRANCESE
Un milione di parole per prenderci per fessi.
Tasse su tasse, sempre tasse. Le rivoluzioni scoppiano per la reazione del popolo, che soffoca per le gabelle ingiuste, che deve digerire a favore dei ricchi, che indossano vestiti da ventimila euro. Ma l’Italia è una colonia. Siamo sudditi dell’Europa cosiddetta unita. Burattini nelle mani dei tedeschi, nuovamente senza colpo ferire. Come la giri, come volti la cosa, è una sacrosanta verità. Il governo tecnico è per i sudditi, incapace di gestirsi, che pare non vogliano capire o fingono di non capire che la dittatura del capitale è in atto. Pensiamo ad una possibile reazione sociale, ma siamo in un tunnel senza ritorno. Se ci ribelliamo, i paesi forti dell’Europa ci schiacciano. Siamo ritornati al tempo della Restaurazione del 1815, quando l’Italia fu divisa trai Francesi, gli spagnoli, gli Inglesi.
La democrazia in Italia non c’è mai stata e mai ci sarà. E’ un sogno dell’uomo. I paesi uniti sono un altro sogno tentato dai poveri. Si vive di pane e guerra, di pasta e distruzione, di falsità ideologiche. Dove andiamo a finire? Per adesso il lavoro è finito, grazie ai nostri mestatori industriali e politici, che hanno mandato all’estero le aziende con una globalizzazione, che fa pena per l’idea assurda di un mercato mondiale, dove, se non ti adegui, sei schiacciato dagli americani guerrafondai-
Non ci sono soldi, dice il Premier. Se Tu hai preso a pedate il Parlamento, perché gli dai ancora lo stipendio? Agli onorevoli mascalzoni e analfabeti di civiltà? Perchè dai ancora pensioni di nababbi agli ex di categorie protette e privilegiate? Perché rompi i maroni ai poveri e non togli le mutande ai ricchi?. Ti vorrei parlare a quattro occhi e sentire la verità. Ma chiedo troppo da suddito tedesco.
di Franco Penza
 
 


1 Febbraio 2012 Numero 3

LE NOSTRE INTERVISTE

“Ciro”, titolare della Giostra di Piazza Giambattista Vico.

D.- Da quanti anni Lei svolge questa utile attività in Piazza Giam- battista Vico?

R.- Da quasi 44 anni. Sono entrato in questo settore di attività nel 1968, con la normativa vigente all’epoca ma soprattutto, per “voca- zione” . Un’inclinazione che mi aveva affascinato fin da ragazzo a desiderare di lavorare nel “ mondo fantastico delle giostre”.

D.- Oggi i bambini sono sempre attirati da questa giostra?

R.- Si. I nostri bambini, anche nell’era della tecnologia avanzata desiderano la giostra. L’immagine della giostra rappresenta sempre una metafora della primissima giovinezza perché soddisfa la tenden-

za alla semplicità dell’esistenza non contaminata dei bambini.

Alla giostra si legano dei ricordi che si vorrebbero non perdere mai. Ricordi gioia che a volte, purtroppo, vorremo non misurare, quando il nostro presente non è prospettato come avremo voluto che fosse. Questa giostra, ha la virtù di essere, da tempo “immemorabile” nella piazza e se non ci fosse, forse la piazza non sarebbe più la stessa. La giostra appartiene sempre ad una famiglia che nasce, che apprende a formare gruppo con i bambini, mentre per gli apprendisti genitori si apre una vita nuova. Ma è anche, sempre dei bambini/ nipoti e dei nonni accompagnatori. Un ponte di transizione.

D.- E i grandi?

R.- Quale adulto non ha avuto all’epoca la sua giostra?

D.- L’utenza della giostra è di questo quartiere o viene anche da lontano?

R.- L’utenza di questa giostra ovviamente è locale, il rituale gioioso della domenica e dei giorni festivi, specialmente se giornate di sole e la piazza in festa, ma anche dei giorni quando si vuole donare ai nostri figli/ nipoti una bella emozione. Chi è andato ad abitare al di fuori spesso ritorna al “suo nido” e porta i suoi figli/ nipoti, si siede, li guarda e ricorda. La magia di questa piazza continua ad attirare.

D.- Questa è stata sempre la sua attività?

R.- Altre attività precedenti ci sono state, esperienze precarie, in vari campi, la mia generazione dopo il disastro di una guerra, doveva lavorare subito e comunque. Sono state esperienze che ho avuto la fortuna di poterle “leggere” in maniera formativa e poi c’era un sogno che ritornava sempre che ho avuto poi l’onore di realizzarlo.

D.- E’ favorevole alle liberalizzazioni di altri settori nell’Italia di oggi?

R. Dipende, tutte le liberalizzazioni non possono mai riuscire senza regolamentazioni. Un “mercato libero” deve sempre guardare al beneficio collettivo e non all’arricchimento di pochi. Se tutti ne ricavano giustamente il proprio tornaconto, viva la liberalizzazione.

D.- I “bambini di ieri” portano alla giostra i bambini di oggi?

R.- I bambini di ieri che hanno frequentato la Piazza, la giostra e il quartiere, quando possono e hanno “bambini da giostra”, si fermano.

Spesso li riconosco, anche se non ne so il nome. Spesso sono essi stessi che si presentano e si mettono a parlare. Più che parlare, ad aggiornarsi, sui cambiamenti, sulle cose di ieri, dei fatti accaduti e sulle persone che avevano conosciuto. Quasi tutti.

D.- E’ favorevole all’apertura del cinema Corallo?

R.- Certamente, perché il Corallo aveva delle programmazioni adatte alle famiglie, specialmente con i bambini e questo mi portava anche indirettamente lavoro aggiuntivo ma questa considerazione non è quella principale. Il Corallo è stato ed è un grande “Emblema”: un orgoglio, un’identità di comunità per il quartiere e la sua dismissione ha lasciato una ferita che difficilmente si rimarginerà nell’immaginario collettivo dei suoi abitanti. Spesso il nome “Corallo” si sopraponeva al nome del quartiere stesso e delle sue strade perché il

-Stampato in proprio- continua a pag. 2
 

Associazione Culturale “Amici di Piazza Giambattist a Vico

Numero 3 e. mail: amici_piazza_vico@hotmail.it pag.2
 
1 Febbraio 2012 Palazzo A. N. M. di Via Bernando Tanucci,33 -80137 Napoli
   

continua da pag. 1

nome “Corallo cinema-teatro” era un riferimento di un luogo conosciuto da tutti i napoletani e non. Se Napoli deve ripartire anche con Palazzo Fuga, che ha una storia più complessa ed è a tutt’oggi oggi, ancora un “gigante dormiente”. Meno impegnativo sarebbe far rinascere per prima il nuovo Corallo.

D.-Nella dinamica dei cambiamenti socio-urbanistici e di innovazioni, che hanno interessato e interesseran- no fortemente anche il nostro quartiere, cosa si aspetta?

R. Le idee chiare e risolutive da parte dei nostri amministratori che devono dimenticare le alchimie della “politica politicizzata privata e non pubblica”, l’amministrazione sapiente ed onesta sa cosa fare e come. Spe- cialmente quando è ascoltata anche la voce della cittadinanza, del quartiere.

D.- Sono partecipi i nostri rappresentati istituzionali locali a indirizzare questi cambiamenti o saranno go- vernati a “a loro insaputa?”

R. Il periodo attuale non è tra i più facili ma neanche tra i più difficili. Il vero napoletano sa trovare sempre fiducia nel futuro e non ne ha paura, si sa “arrabattare” onestamente ed è questo uno spirito che può contagiare anche tutta l’Italia. La controprova è facile. Se le cose tarderanno a farsi e alla lunga non si faranno o si faranno in maniera maldestra è perchè ancora una volta le amministrazioni centrali e locali non saranno state all’altez- za...

Commiato: Sperando che le cose possano volgere al meglio, ringraziamo Ciro della sua disponibilità. FINE.

di Guido Russo

FARE ILMUSICISTA A NAPOLI

Quando qualcuno mi chiede “ che me- A volte sembra una malattia, quasi una
stiere fai”? Ho sempre un certo imba-
dipendenza; nei periodi di “magra”,
razzo, “ sono un musicista” rispondo,
quando si lavora poco (senza conside-
ma “ loro” incalzano, “si ma come ti
rare il lato economico) si va in depres-
guadagni da vivere”? In ef fetti non
sione. La vita si svuota e quasi si pen-
 
hanno tutti i torti, il mestiere di musici- sa, ma io chi sono? A cosa servo?
sta a Napoli (e in Italia) è un“non la- Sono una “ non persona”? (Come
voro” . Si è iscritti all’Enpals, si versa-
Noam Chomski definì i Palestinesi a Gaza,
no i contributi, ma non si avrà mai una nel denunciare le discriminazioni nei loro
pensione, non esiste un sindacato, non confronti).
ci sono diritti e i licenziamenti senza Sto esagerando direte ... non credo.
giusta causa sono all’ordine del giorno In effetti le “ non persone” sono sem-

(magari perché si è antipatici al mana- plicemente gli individui che “non han-

ger o al “ band leader”). Si vive alla no nessun riconoscimento giuridico”.
giornata. A volte un “ musicista” si tro- So già l’obiezione, ma come? Sei sui
va a suonare in luoghi importanti, al palcoscenici, la gente ti applaude ... si
festival jazz di Montreal o all’audito- certo, quei momenti sono belli, ma

rium di Zurigo, (come è capitato sotto- quando scendi dal palco è tutto finito e

scritto) e un mese dopo sei in una ripeto, sei di nuovo una “ non persona
squallida bettola o “in un matrimonio” che fa “ un non lavoro”. E poi spesso il
(che “sa” magari un po’ di “Gomorra”) “musicista lavora per altri” , per il
.Un giorno sei alle stelle, un’altro alle cantante o l’artista di turno. Spesso “ la
stalle. gente” non sa “manco” chi sei”. Con
Una volta un’amico mi ha detto, ti ho questo non voglio buttare tutto a mare,
visto in televisione che accompagnavi il lavoro è comunque bello e spesso
il cantante famoso, chissà quanto gua- (non sempre) gratificante, è un lavoro
dagni “beato te”. E invece a volte non divertente, si viaggia, si vedono posti,
ce la fai ad arrivare a fine mese. E’ un nuovi, i “musicisti” sono matti, quindi
non lavoro”, ma forse è stato sempre è sempre uno“spasso” frequentarli. In
così. In realtà prima di essere un me- ogni caso è sempre meglio che lavorare
stiere, la musica (come tutte le arti) è ogni giorno in una catena di montag-
sempre una passione che coinvolge lo gio. Il problema è: perchè non dare un
spirito il sangue e la mente. riconoscimento giuridico più preciso?

Perchè non riconoscere elementari diritti? Come ad esempio avviene in altri paesi? In Francia c’è una legge che permette a chi resta fermo per un lungo periodo, magari per motivi per- sonali, di usufruire per un periodo di sei mesi, di un vero e proprio stipendio che tiene conto del guadagno dell’anno precedente. Se lavori negli Stati Uniti e registri con un’orchestra, sei trattato

da Dio”, fai pause di 45 minuti, sei rispettato. Il problema è più che altro italiano (a Napoli poi è tuttoamplifica- to “ all’ennesima potenza ”), quando lavori all’estero noti la differenza. Perchè non c’é una normativa? Non sei sindacalizzato? Non ci sono tutele di nessun tipo?

Questo vorrei dire al “governo dei professori” e delle liberalizzazioni (che sono giuste per carità), il problema è che si vuole liberalizzare le professio- ni, ma quando si parla di un “ non lavo- ro”, cosa c’è da liberalizzare?

Bassista, compositore, ha inciso due dischi con il “Guido Russo project”.

Ha partecipato a festival internazionali, come il “Nick la Rocca jazz festival”.

Ha collaborato con artisti di fama interna- zionale come: Alma Megretta, Marco Zurzo- lo, Daniele Sepe, Nino Buonocore. Attualmente lavora stabilmente in tour con Nino D’Angelo.

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Associazione Culturale “Amici di Piazza Giambattist a Vico

    Numero 3 e.mail: amici_piazza_vico@hotmail.it  
    1 Febbrio 2012 Palazzo A. N. M. di Via Bernando Tanucci,33 -80137 Napoli pag.3
     
         
           
           
    Settore Cultura   L’UOMO CHE COSTRUÌ UN PONTE  
  a cura di Enzo Esca    
           
Giambattista Vico è stato una grande men-        
te del passato.        
Un grande napoletano.        
Grande tra i grandi: grande filosofo, gran-        
de storico e grande giurista italiano.        
Nella sua opera “Autobiografia” sono per -        
venute a noi abbondanti notizie della sua        
vita.        
Nacque a Napoli, in via San Biagio dei Li-        
brai il 23 giugno 1668 da una famiglia di        
modeste condizioni.        
Il padre era un povero libraio con otto figli        
da mantenere e Giovambattista era un bam-        
bino molto vivace che per una grave cadu-        
ta, si procurò una frattura al cranio che gli        
impedì di frequentare la scuola per tre anni        
e che, pur non alterando le sue capacità men-        
tali. Dovette però studiare per tre anni (mal-        
cattedra universitaria di eloquenza e retori-
volentieri) con un ripetitore e il suo caratte-
ca e l’incarico di “regio storiografo”, attri-
re diventò introverso e melanconico. buitogli dal re Carlo III di Borbone, dopo
Si laureò nel 1693 all’Università di Napoli.
la fama ottenuta, dalla pubblicazione della
Fondamentali per la sua formazione cul-
sua più importante opera “Scienza Nuova”,
turale furono però gli anni tra il 1686 e il nel 1732.
1695 trascorsi, mentre si dedicava agli stu-
Ebbe modo di entrare in rapporto con il pen-
di di diritto, come precettore dei figli del siero di Cartesio, Hobbes, Gassendi,
marchese Domenico Rocca nel castello di Malebranche e Leibniz anche se i suoi au-
Vatolla (oggi Perdifumo nel Cilento). tori di riferimento per le moderne conce-
Giambattista Vico usufruendo della grande zioni scientifiche furono Francesco
biblioteca padronale, ebbe modo di legge- Bacone, Galileo Galilei e il pensiero giu-
re e studiare le opere di Platone, Aristotele, snaturalistico.
sant’Agostino, Tacito, Dante, Petrarca e Questa varietà di interessi fu la chiave di

Suárez, tenendosi anche aggiornato sul di- una originale sintesi tra una razionalità

battito filosofico di quel tempo che si svol- sperimentatrice, la tradizione platonica e
geva attorno alle idee di Cartesio. quella religiosa, ancora oggi dibattuta e di
Nel 1699 ottenne per concorso, la modesta
moderna attualità.
    Ai suoi tempi certi argomenti erano cose
    considerate spesso e volentieri, moralmen-
    te perniciose e in violazione, siamo nel-
    l’epoca dell’Indice dei libri proibiti. Que-
    sti studi non contribuirono a dargli fama e
    interesse più ampio allora ma ancora ai
    nostri giorni è spesso è incompreso.
    In ristrettezze economiche, per pubblicare
    il suo capolavoro la “Scienza Nuova” do-
    vette toglierne alcune parti in modo che ri-
    sultasse meno costosa la stampa dell’ope-
    ra.
    Aveva oltretutto un suo stile di scrittura
    poco lineare che rendeva difficile la lettura
    del suo pensiero.
    Per il mantenimento del padre e dei fratel-
    li, totalmente dipendenti da lui, dovette dare
    lezioni di retorica e di grammatica elemen-
      tare, ed impegnarsi a lavorare su commis-
  Statua di Giambattista Vico  
  nella Villa Comunale di Napoli   sione alla stesura di poesie, epigrafi, ora-
     

zioni funebri, panegirici etc. Anche dopo la nomina accademica del 1699, anno in cui poté finalmente prendere in affitto in vicolo dei Giganti una casa di «tre camere, sala, cucina, loggia ed altre comodità, come rimessa e cantina» e poter prendere in mo- glie, la giovane donna, Teresa Caterina Destito, dalla quale ebbe otto figli.

I “ Principj di una Scienza Nuova intorno alla natura delle nazioni”, più conosciuta con il titolo abbreviato di “Scienza Nuo- va” vengono pubblicati nel 1725. La terza edizione del 1744, fu pubblicata pochi mesi dopo la sua morte, da suo figlio Gennaro che lo aveva sostituito nell’insegnamento accademico. Negli ultimi tempi dalla sua morte, aveva perduto quasi interamente la memoria fino a dimenticare gli oggetti a sé più vicini ed a scambiare i nomi delle cose più usuali: “non riconosceva più i suoi stessi figli” e fu costretto ad allettarsi. Solo in punto di morte riacquistò la coscienza come svegliandosi da un lungo sonno; chiese i conforti religiosi e recitando i sal- mi di Davide morì il 20 gennaio 1744 dopo aver appena superato i 76 anni d’età.

I colleghi dell’Università, assicurarono la sepoltura nella chiesa dei padri dell’orato- rio detta dei Gerolamini in Via dei Tribu- nali.

Vico elaborò un’originale sintesi tra una razionalità sperimentatrice (di tradizione platonica) e quella religiosa: la trscenden- za che poteva collegarsi con l’immanente

Il grande mistero dei nostri perché.

Continuano gli studi:

La fondazione “Giambattista Vico”, voluta da Gerardo Marotta,

presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici,

con sede

nella Chiesa di San Biagio Maggiore

di Napoli, che si occupa della promozione del pensiero vichiano e della gestione di alcuni siti vichiani come il castello Vargas di Vatolla (Salerno) e la Chiesa di San Gen- naro all’Olmo in Napoli.

Parimenti

Il Centro di Studi Vichiani del Cnr Fondazione Giambattista Vico

L’Associazione Culturale “Giambattista Vico” Il Centro di Studi Vichiani del Cnr “Fondazione Giambattista Vico”

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Associazione Culturale “Amici di Piazza Giambattist a Vico

1 Febbraio 2012 e.mail: amici_piazza_vico@hotmail.it  
Palazzo A. N. M. di Via Bernando Tanucci,33 -80137 Napoli pag.4
  Numero 3
             
             
    Cronache di un mondo che vuole cambiare  
Il Governo Monti            
           
           
  sembra fare sul serio RICEVIAMO/PUBBLICHIAMO  
         
di Carmine Serena            

Decreto Liberalizzazioni: novità in più setto- ri: dal gas al commercio, dai taxi alle farmacie, dai professionisti (in particolar modo i notai) all’energia, finanche alle ferrovie e alle nuove Società a responsabilità limitata per i giovani.

Il Governo di Mario Monti sembra aver intra- preso la strada giusta per la nota “fase 2”.

Lo stesso Presidente del Consiglio parla di ri- percussioni sul Pil nell’ordine del 10%.

Naturalmente si tratta di stime su più anni. Ma andiamo a definire nel merito il Decreto

Liberalizzazioni: novità importanti per i profes- sionisti. Obbligo di preventivo, più facile accesso alle professioni (mediante tirocinio alle Univer- sità) e abolizione completa delle tarif fe minime

emassime.

Novità per le farmacie: ce ne sarà una ogni 3

mila abitanti. 5 mila nuove licenze verranno as- segnate nei prossimi cinque mesi mediante ban- do pubblico. E per i commercianti? Saldi “libe- ri” tutto l’anno nei negozi. Le edicole potranno applicare sconti. Ma la novità più grande resta quella misura contenuta nel decreto Salva Ita- lia: liberalizzazione degli orari di apertura e chiu- sura.

Per quanto riguarda il gas, il Governo Monti ha deciso di separare Eni e Snam.

Questa misura porterà alla diminuzione delle tariffe per i cittadini?

La principale novità del decreto tuttavia, riguar- da il mondo dei giovani e del lavoro.

Nasce la S.r.l. semplificata. Basterà un euro di capitale e non sarà necessario un atto formale dal notaio per costituirla.

Sarà più semplice, quindi fare impresa.

E per i taxi? Il governo Monti sembra avere fatto un passo indietro…..

Introduce più flessibilità di orario, certo, ma delega all’Autorità dei Trasporti la concessione di nuove licenze in aree territoriali ben definite. Quale sarà il peso delle liberalizzazioni di Monti sull’economia italiana? Voi cosa ne pensate? Basterà questo decreto a permetterci di uscire dalla fase recessiva?

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