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150 dall'unità d'Italia?
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L’Italia dopo tante, tantissime sanguinose ed impari lotte sostenute contro l’oppressore straniero, dopo tanto sangue versato sul suo suolo, dopo tante battaglie, finalmente, dopo secoli di schiavitù, è una libera e indipendente! Ma quanti travagli, quanta fatica per giungere a questa meta!
Occorreva qualcuno che inculcasse nell’animo degli italiani, ormai schiavi, la parola ardente di amor patrio, che vi infondesse ideali di patriottismo: ed ecco ergersi la figura maestosa quanto simbolica dell’apostolo Giuseppe Mazzini.
Occorreva qualcuno che ponesse il Piemonte all’attenzione europea: ed ecco ergersi l’illustre Conte Camillo Benso di Cavour, il quale con la sua alta strategia politica contribuì per buona parte all’unità d’Italia.
Occorreva qualcuno che guidasse i giovani nella lotta, che infondesse nei loro animi audacia: ed ecco il marinaio Nizzardo, ardente di coraggio, Giuseppe Garibaldi. Ci fu anche una vera battaglia letteraria, alla quale presero parte attivamente Alfieri, Foscolo, Parini, Gioberti. Validamente contribuirono al risveglio di quella coscienza nazionale assopita da secoli di servaggio.
"Le mie prigioni" del Pellico furono davvero per l’Austria una battaglia perduta. Se oggi noi riusciamo a vivere in pace, in una piena democrazia e in una libertà di pensiero, di parola, di culto non dobbiamo dimenticare che il merito spetta a questi uomini che con la loro “eternata parola” scacciarono lo straniero. Anche i musicisti fecero librare le alte note della libertà verso l’unità d’Italia. Ed allora siamo fieri della nostra terra, di questa terra che fu dei nostri avi, di questa terra nata dal sangue di tanti eroi.
Questo tema, svolto all’esame di maturità, mette in evidenza la mia ingenuità storica. Oggi, dopo aver letto molti trattati di storia, ho una visione capovolta: la Massoneria ebbe un ruolo dominante nel Risorgimento italiano insieme con la mafia siciliana e affermo che fu inutile tanto spargimento di sangue, perché il tutto fu redatto a tavolino dalle potenze europee. Molti personaggi, le cui statue sono nelle piazze di città italiane, dovrebbero essere ridimensionati. La nota amara è di oggi: se affermassimo che questi illustri uomini hanno contribuito a renderci liberi, diremmo una bugia. Gli uomini, che si definiscono politici e che s’interessano della Cosa Pubblica, sono dei mentitori. L’apparente globalizzazione economica ha reso più visibile il fossato che separa i ricchi e i poveri. Il Risorgimento va riletto.
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di Franco Penza
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LETTERA APERTA AGLI ITALIANI
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Carissimo Dottore,
La storia d'italia è falsa come è falso il popolo Italiano dagli albori dell'unità!
Chi inizio' il magna magna fu il Savoiardo che con la scusa di unire l'italia, si pappo' il malloppo del Borbone che fu dichiarato sanguinario,e non era vero!
L'identica cosa capitò al Cristo che predicava fratellanza e pago' con l'essere messo in croce! E su questa riga il mondo è pieno.
L'america che ci ha distrutto la vita con l'atomica fu osannata, mentre il Dux per fare grande l'Italia fu massacrato tre volte dalle jene assetate di sangue!
Invece Bassolino spoglia Napoli ed è premiato con una parcella mensile da capogiro. Come vede la lista è lunga di di chi ha magnato a sazietà!
E non parliamo dei ciarlatani della TV che incassano miliardi e chi ha lavorato per la comunita' una parcella mensile da fare ridere. Nulla cambierà perchè il mondo ormai cosi va!
Viva la liberta che mai ci sarà!
Mario Chiosi, 'O Cantastorie
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Il mio desiderio "Vorrei un mondo senza ricchi e senza poveri" è un sogno che si ripete tutte le notti.
Franco Penza
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Settembre, andiamo...
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Rimembranze scolastiche, nostalgie…e, purtroppo, tristi realtà.
Si, D’Annunzio aveva ragione. I suoi pastori a settembre migravano. Realizzavano un’aspettativa, avevano un orizzonte: andavano verso il mare.
Settembre, infatti, è un mese fattivo. Si esce dagli ozi estivi, si affrontano nuove realtà. Questo per i pastori dannunziani. E per noi? Cosa ci porterà settembre? Le avvisaglie non sono incoraggianti. In vista: aumenti, difficoltà quotidiane incubo politico. Quest’ultimo non manca mai: sembra che la nostra vita giornaliera non possa più farne a meno. Per giunta, ci sono all’orizzonte le elezioni del 2006. In nome del nostro benessere, tutti i politici si danno già da fare. Ho detto “già”. Ma da un bel pezzo ormai. Lo sport quotidiano dei politici è “promettere e non mantenere”. Loro lo sanno già in partenza, partendo col piede sbagliato; e non se ne fanno un cruccio: tanto, noi, il gregge, ci siamo abituati. D’Annunzio diceva: i miei pastori vanno verso il mare. I nostri politici, dal mare rientrano. Abbronzati, rinvigoriti più in forma che mai cercano di guidare il gregge nelle varie direzioni. Le direzioni più comode ad ogni pastore, naturalmente. E il gregge? Si lascerà sempre guidare fiduciosamente o, meglio, ciecamente, ancora una volta? Che questa fosse quella buona per un risveglio di intelligenza, di utile fattività? Intanto andiamo. Il “tratturo” lo abbiamo appena iniziato. E la speranza, come si è sempre detto, anche questa volta è l’ultima a morire.
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di Enrico La Pesa
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CONTROSTORIA
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Il mito di Garibaldi finisce quando si apprende che la spedizione dei Mille fu finanziata dalla massoneria inglese con una somma spaventosa di piastre turche equivalenti a milioni di dollari in moneta attuale.
In Piemonte Camillo Benso conte di Cavour era gestito da Mr Pike e da Lord Palmerston della Gran Loggia Londinese.
Giuseppe Mazzini il 3 giugno 1868 fu proclamato venerabile perpetuo a honorem della Loggia massonica Lincoln di Lodi e fu proposto Gran Maestro
OSCURANTISMO
...In alto e in basso le grandi lobbyes massificano ed accentrano l’economia in pochi megalomani. Quelli in altre parole che sostituiscono gli organi vitali con protesi nei casi di carenza funzionale (occhi, ossa, genitali). E purtroppo c’è ancora gente che non riesce a mettere un piatto a tavola a mezzodì. Scrivevo le stesse cose nel 1965 sulle colonne de L’Infinito. Che cosa è cambiato? Allora non si parlava di globalizzazione. Oggi i mass media in tutto il mondo vedono bene i miserabili troppo poveri e i ricchi troppo ricchi. E non si tenta di attuare una politica globalizzante davvero, annullando le fasce deboli con industrializzazione delle zone, i cui abitanti invece delle guerre per commercio, lavorerebbero per se stessi. L’industria bellica produce bombe, fucili, pistole, carri armati per le guerre. E poi c’è la ricostruzione da prevedere con capitali e ditte dei vincitori. Qualcuno ha trasformato l’Italia in un’Azienda di attori, cantanti, scrittori e prostitute senza cartellino. Scusate se difendo le ragazze degli anni sessanta ancora con il problema della verginità da risolvere.
E si sente la necessità di creare dei muratori validi ed onesti perché ad ogni temporale l’Italia si allaga, cade in frantumi, per aver costruito selvaggiamente da per tutto. Si parla di Rinascimento napoletano con gli spiriti di madreperla ossia le teste di morto in Piazza Plebiscito della tedesca Horn, ma si avverte subito che Napoli dimentica la periferia, abbandonandola.
Nonostante tutto, l’uomo resta l’infantile, l’immaturo di sempre. Da quando era nella caverna, sulla palafitta non ha cambiato nulla del suo processo evolutivo, anzi involutivo, perché ha creato solo armi per uccidere uomini.
Del culto della personalità si proverà a parlare del grande, ai tuoi occhi e del piccolo ai suoi piedi. Ma i fatti parlano da sé, la misura delle cose non è stata ancora trovata, né cercata. E il consumismo ci ha deriso.
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di Franco Penza
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SALOTTO
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La tornata del 28 agosto del salotto si è svolta nel giardino di via Rossini. L'argomento discusso ha riguardato gli anziani abbandonati durante l'estate. Relatore il Pres. Eugenio Cuniato. Si è passati poi al Recital dei poeti presenti e ai momenti musicali. Presentato da Ralph Stringile coadiuvato da Tina Piccolo, ha avuto grandissimo successo. Hanno declamato i poeti Dora Della Core, Rosaria Cerino, Pina Magro, Vincenzo Moccia e Gianni Januale, Michele La Montagna, Rosaria Criatela, Agostino Tortora, il regista Eugenio Morabito. Ospite l'attore Salvatore Orlando della rai, il Pres. acc. Mimmo Cannone, i cantanti Felice Romano, Rosaria Carfora, Susy Ambro, i chitarristi Enrico Masiello, Luca Allocca, il cantante Enzo d'Auria e tanti altri.
Applauditissima Tina Piccolo con alcune sue liriche ben note. Presenti la giornalista del Roma Roberta Cuccurese e il giornalista Amedeo Francesco Mosca.
Un appuntamento vincente con oltre cento invitati. Appuntamento Importante è anche quello del 30 ottobre, in cui verranno assegnati cento premi alla carriera. Un premio a L'Infinito con il grande Francesco Penza. Lunghi e scroscianti applausi hanno coronato la serata indimenticabile, nella ormai ben nota via Rossini di Pomigliano D'Arco.
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di Tina Piccolo
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L'angolo della poesia
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Cammino per cammino di Lello Agretti
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...in poesia è possibile dire tutto, non tutto può essere mantenuto in un solo componimento e non tutte quelle che riteniamo essere poesie devono trovare posto... Per l'anno ripetuto, sto lavorando per non farne un dramma... L.A.
Repetita juvant. L'altra volta ho parlato di zoppia musicale per L'esordio.
Oggi parlo di paralisi. Tu non passeggi tra i versi; cammini tra voli pindarici e inutili aggettivi, che non trovano collocazione. E troppo spazio regali all'altro (presentatori).
Ma forse siamo davanti ad una nuova poesia, che riflette la nostra società demenziale? F.P.
La diagnosi del caro medico-poeta è accurata : ma proprio per questo ci rivolgiamo alle cure di chi primeggia nell'arte medica come in quella poetica:egli saprà operare una riabilitazione della nostra poesia in crisi.
Siamo sicuri infatti che se con i suoi oculati consigli e rimedi sale sul nostro vascello della poesia ora arenato riusciremo -come "per incantamento"- a prendere il largo e a veleggiare verso lidi più ameni. Lucio Chiappinelli
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L’ANGOLO DEL SOGNO
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RAIMONDO VIANELLO
Il ponte del dente mi cade nella mano. Sono al mercato. Compro frittelle, che metto in borsa. Incontro Vianello. C.P.
Il ponte collega all’infanzia, quando cadevano i denti. Vianello somiglia a mio padre. Che fu vittima di un’educazione senza genitori, che, attori del cinema e del teatro, non s’interessarono di lui. Quando si è bambini, si è felici, anche nella miseria, perché si è in braccio ai genitori senza preoccuparsi del domani.
LA CASA DEL PADRE
Sono a Telese. Folla di pakistani in azzurro nello spiazzo immenso. In ballo una casa, che il sindaco deve sorteggiare. Ognuno dà i suoi dati. Accanto a me c’è Merlino, che infastidita vuole andare via. Io desisto, poi mi convinco a seguirla. Scendiamo le scale di uno pseudo-convento. Ma delle donne che conoscevo, quando lavoravo, mi hanno circuito, abbracciandomi e baciandomi; mi sono commossa sino a piangere a dirotto. Sulla strada, non ho più visto la Merlino. Davanti a me è apparsa una strada piena di sole con alberi. Sono sbandata e finita in un piccolo spiazzo senza parapetto. Mi hanno ricondotto alla retta via le donne pakistane, che mi hanno suggerito di tentare la fortuna della casa. Piena di speranza, ma molto commossa, ho continuato il cammino, ma tre ragazzine su una bicicletta mi hanno urtata le gambe e sono cadute.
Telese: da Teleyon lontano; Merlino, merlo, mago, la finzione sociale. La ricerca del padre terreno e poi del padre celeste. L’infanzia trascorsa in convento.La speranza.
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di Concetta Penza
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LA NOTA AMARA
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Quo vadis, medico di base?
La tecnologia ha complicato o semplificato la vita umana? La burocrazia, creata dai non addetti ai lavori, ha ingarbugliato il discorso, dando più importanza alle carte.
Il medico di base distribuisce solo farmaci ed incarichi agli specialisti: il paziente esigente, con la personale richiesta, non permette di visitarlo, perché sa tutto di sé e degli altri!
Da qui la difficoltà del medico di base, che, seduto, offre ricette e farmaci come un salumiere.
Non dico di cambiare immediatamente, ma, bisogna tornare all’antico per non vanificare l’intervento di medicina.
Il paziente bussa, entra con il braccio scoperto e chiede la misurazione della pressione arteriosa, che già ha controllato dal farmacista più volte nella giornata.
Si tira a campare sonnacchiosamente, dimenticando che stiamo parlando della salute dell’uomo. Nella managerialità dell’azienda sanitaria prevale la logica dei costi a danno della salute.
Il problema resta la progressiva trasformazione della medicina in industria della salute, dove il mercato diventa sempre più dominante.
Occorre un nuovo codice della professione capace di rispondere alla domanda etica della società, che è a rotoli o all’avanguardia del progresso, dipende da quale punto di vista ci poniamo. L’industria bellica dona soltanto morte o risorsa monetaria?
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|
di Franco Penza
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IL GIARDINO DEI CILIEGI DI CECHOV
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L’inettitudine della classe nobiliare russa del 1904
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Sulla commedia grava un’aria d’immobilismo: ogni personaggio è fisso nel suo carattere e nella sua condizione. Si trovano tutti in una situazione di stallo; emblematica è la situazione di Varia e di Lopachin che non riescono a fare nessun passo concreto l’uno verso l’altro pur piacendosi reciprocamente.
Autenticamente corrispettivi sono Firs, l’ottantasettenne cameriere e Iascia, giovane servitore, sorpreso sempre a sbadigliare.
Ania così insofferente delle tirate dello zio fa il paio con Trofimov, l’eterno studente, proteso idealmente verso il futuro, che esalta come Irina ne “Le tre sorelle”, il lavoro, ma che è immobilizzato nella sua condizione di spregiatore della società in cui vive.
I due protagonisti, poi, sono il più riuscito esempio di inerzia. Gaiev continua fra sé un’interminabile immaginaria partita a biliardo. Sua sorella è divisa fra il senso della sua dignità e l’impulso a correre presso l’uomo che l’ha fatta soffrire e sperperare tutti i suoi soldi.
Al contrario di Trofinov, Ania è malinconicamente conscia dell’inadeguatezza degli adulti e ne prova compassione a differenza di Trofimov, che è fortemente sprezzante nei confronti della società del suo tempo. Luibov A. e Gaiev, i possidenti, riescono ad infondere la loro inerzia alla persona più attiva e capace che hanno intorno, Lopachin, che invano per tutta la durata della commedia li avrà sollecitati a ragionare praticamente.
Malgrado la sensazione frustrante che Varia riporta dalla certezza che gli piace e dal fatto che non si fa avanti, Lopachin, figlio e nipote di servi della gleba, subisce il fascino di Liubov A. entrambi i fratelli accolgono con sdegno ed insieme svagatezza il consiglio di Lopachin di abbattere il giardino dei ciliegi e di dividerlo in diessetine in modo da venderle ai villeggianti.
Gaiev, seppure le voglia bene, rivolge su sua sorella le cause del loro dissesto economico. L’accusa di aver sposato un avvocato e non un nobile e poi di non essersi comportata virtuosamente. Quanto a lui, spera in un biglietto della lotteria o nella ricca nonna contessa, che non li può soffrire. A Gaiev piace tenere in piedi varie alternative alla vendita del giardino, forse ci crede quando lo dice, ma più che altro lo fa per acquietare le ansie di Ania e Varia.
Liubov A. distratta dai suoi ricordi e presa dal rimorso per la perdita del figlio annegato proprio in quel fiume sa solo rimpiangere il denaro e il tempo sprecato anche a causa dell’uomo a cui si è unita dopo essere rimasta vedova. Quanto a Gaiev è distratto dalla sua mentale partita a biliardo e dall’ipotetico ricorso alla nonna di Iaroslav fa presto a lasciarsi dissuadere dalla sorella di accettare un lavoro in banca, ma entrambi sono tacciati d’inettitudine da Lopachin. L’eterno studente Trofimov ha la funzione di esaltare l’importanza del lavoro (lui che non riesce neanche a laurearsi) e di condannare la classe degli intellettuali, accidiosi e tronfi d’orgoglio, che vivono nel sudiciume materiale e morale.
Carmela Parlato
Il Giardino dei ciliegi ruota intorno alla vendita all’asta di un grande giardino di ciliegi, vissuta dalla proprietaria e dai suoi familiari come segno di un’irreparabile decadenza; proprietario diventerà Lopachin, portatore di una nuova vita borghesemente energica e attiva che sorge sulle rovine delle illusioni nobiliari. La prof. Parlato invita i lettori a rileggere le pagine di Anton Cechov, medico e drammaturgo russo, sempre d’attualità, oggi in una società decadente. (F.P.)
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